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Il cardinale di Lampedusa

ALESSIA GIULIANI/CPP

<span class="standardtextnolink">June 25 2012 : The archbishop of Agrigento, Mgr. Francesco MONTENEGRO, poses in his studio in Agrigento, Italy.</span>

Chiara Santomiero - Aleteia - pubblicato il 05/01/15

Mons. Montenegro, vescovo di Agrigento, ha accolto il pontefice nell'isola degli sbarchi dei migranti nel primo viaggio di Bergoglio

"Buongiorno, Eminenza, tanti aug…".

"Tutti mi conoscono come don Franco, non è cambiato niente…".

Se la nomina a cardinale ha colto di sorpresa mons. Francesco Montenegro, vescovo di Agrigento, a cui la notizia è stata data domenica scorsa dai fedeli al termine di una celebrazione, adesso è il turno della giornalista abituata alle formalità ecclesiali ad essere spiazzata. E' necessario riconvertire velocemente il registro delle domande:

"Auguri per la nomina don Franco, che effetto le fa?".

"Sorpresa. E' qualcosa del tutto inatteso. E in effetti non è che ne sia ancora convinto del tutto…".

Montenegro, classe 1946, ha una lunga consuetudine con i poveri e le periferie esistenziali: direttore della Caritas diocesana di Messina, delegato regionale della Caritas e rappresentante regionale alla Caritas nazionale, quindi presidente di Caritas italiana dal 2003 al 2008. Nominato nel 2008 da Papa Benedetto XVI arcivescovo metropolita di Agrigento, dal 2013 è Presidente della Commissione Episcopale per le migrazioni e Presidente della Fondazione "Migrantes". Nel luglio del 2013 ha accolto a Lampedusa papa Francesco nel suo primo viaggio fuori dal Vaticano che il pontefice scelse di dedicare al dramma dell'immigrazione.

Non sapeva della nomina?

Montenegro: Non ne sapevo niente. L'ho saputo anche in ritardo perchè a mezzogiorno, quando il papa ha dato l'annuncio durante l'Angelus, ero sull'altare a Ribera e celebravo la Messa. Mi hanno avvisato quando è finita la celebrazione.

C'è un effetto "Lampedusa" nella scelta del pontefice?

Montenegro: Credo che al di là della mia persona – e non lo dico per finta umiltà – la scelta del papa derivi dall'attenzione alla realtà nella quale viviamo, una realtà difficile ma che lui ha apprezzato venendo a Lampedusa e affermando che qui l'accoglienza e la povertà si abbracciano. E' un gesto con il quale credo abbia voluto abbracciare questo mondo e tutto il sud. Mi hanno detto che molte nomine riguardano periferie del mondo e noi effettivamente siamo una periferia. Che lui si ricordi di questa realtà l'ha dimostrato parecchie volte perchè spesso ha citato Lampedusa e le poche volte che ci siamo incontrati ha chiesto sempre notizie di Agrigento e Lampedusa.

Dopo ha telefonato a papa Francesco: cosa gli ha detto?

Montenegro: L'ho ringraziato per la fiducia che mi ha accordato e lui mi ha chiesto di "lavorare in povertà". "Vivi in povertà" mi ha detto e credo che questo sia la chiave di tutto.

Sono prossime delle tappe importanti che la coinvolgevano, in parte, già prima in quanto vescovo, ma che adesso comportano un'accresciuta responsabilità: penso alla riforma della Curia, di cui si parlerà subito dopo il Concistoro di febbraio, e al Sinodo sulla famiglia…

Per alcuni aspetti devo ancora imparare il "mestiere"… Quando entrerò in campo con la "nazionale", metterò la maglietta e giocherò per come so e come posso. Il Sinodo della famiglia è un momento importante nel quale tutti dobbiamo puntare gli occhi su questa realtà e con chiarezza aiutare a riconoscere il suo giusto ruolo.

Cosa cambierà adesso?

Montenegro: Andrà avanti tutto come prima. Si intensificheranno solo gli impegni. Continuerò là dove sono a fare la mia parte. Sono il vescovo di Agrigento e rimarrò alla Fondazione Migrantes, finchè non cesserà l'incarico. Avrò più gente da portare nel cuore e per cui pregare. E' una cosa che mi ha insegnato una suora di madre Teresa quando lamentavo la difficoltà di ricordare tutte le persone che mi chiedevano di pregare per loro. Lei mi ha detto: "Tu falli passare dal tuo cuore. Chi passa per il tuo cuore lascerà un'orma e quando ti metterai davanti al Signore lui riconoscerà le orme di tutti. Andiamo avanti. Ognuno ha la sua parte da fare per il bene della Chiesa.

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