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A Natale, la rivincita di Tolomeo

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Edizioni San Paolo - pubblicato il 23/12/14

“Signore, fa che possiamo essere specialisti nell'annunciare un mondo altro”

di don Tonino Bello

Il giorno di Natale, a quelli che erano presenti alla Messa, ho detto che la mattina mi ero andato a vedere le righe del Credo…Credo in un solo Dio, Padre onnipotente…è ho visto che al centro c'è l'asse portante di tutto, il simbolo della nostra fede: Gesù, il figlio di Dio, si è fatto uomo. Il Natale allora è questo: Signore Gesù, che ti sei fatto uomo, fa scoprire alla nostra cocciutaggine, alla nostra grettezza, che l'uomo sta al centro.

Una settimana dopo il Natale ricordiamo la Maternità di Maria: Maria madre del Figlio di Dio e figlio della terra, che cosa ci ricorda? Che dobbiamo realizzare tutti i nostri rapporti sulla terra mettendo l'uomo al centro, a cominciare dalla nostra città, anzi dalla nostra casa, dal nostro ambiente di lavoro. Perché se non si parte da questo trambusto del piccolo ambiente, dal trambusto del cuore, se non si parte dal disagio che avvertiamo già nel nostro ambiente, è inutile dissertare sulla pace, sulla libertà.

Parliamo, parliamo…Pacem in terris, e vediamo…bellum in coelis. Si fanno le guerre stellari, gli scudi stellari. La terra ritorna al centro. Qualcuno diceva: è la rivincita di Tolomeo. Tutt'intorno si muovono gli scudi stellari.

Signore Gesù Cristo, aiutaci perché possiamo maturare una sensibilità nuova. Perché possiamo essere capaci di contestare questo sistema disumano, di oppressione. C'è tanta gente che, mentre noi parliamo, sta morendo di fame. Molta parte dei fratelli, forse non ci crede perché è difficile scavalcare la barriere del video; mettiamo insieme tutte le scene più crude del telegiornale e quelle delle telenovele che ci ammanniscono quotidianamente, e facciamo tutto un calderone, tra realtà, finzione, fabulazione. Così non ci sono più poveri […].

Signore, aiutaci a capire che, anche come Chiesa, come comunità cristiana, dobbiamo cominciare a protestare: l'uomo non va ucciso. Non va ucciso nel grembo della madre – anche quello è un delitto atroce – ma non va ucciso neppure dopo che è stato partorito. Non va ucciso per fame. Non va ucciso per esclusione. Non va ucciso per emarginazione. Tu sei venuto a portare la libertà: non la libertà dei più forti, non la libertà selettiva per cui possono vincere e a arrivare a mangiare al banchetto della vita soltanto quelli che hanno denti buoni.

Signore tu che hai creato l'uomo e l'hai messo al centro di tutte le cose, aiutaci perché possiamo comprendere questa grande realtà. Come comunità cristiane di giovani, come comunità parrocchiali, come Azione Cattolica, Agesci e altri gruppi, quando ci riuniamo per la catechesi – e so che vi riunite ogni settimana per fare delle considerazioni sulla Parola di Dio –; se potessimo, Signore, far attraversare da queste considerazioni tutte le decisioni attorno alla tua Parola, forse diventeremmo meno sterili, più propositivi, anche durane le Messe domenicali. Forse prenderebbero una boccata d'ossigeno anche i nostri fratelli che in chiesa non vengono mai, ma avvertono qualcosa di nuovo nelle nostre comunità che stanno diventando più profetiche. Che annunciano cioè cieli nuovi e terra nuova, un mondo nuovo, un mondo diverso, noi che siamo specializzati ad annunciare soltanto l'altro mondo.

Signore, fa che possiamo essere specialisti nell'annunciare un mondo altro, diverso dal quello che stiamo vivendo. Annunciare sì la dimensione escatologica che non deve mancare nella nostra profezia, però dobbiamo essere annunciatori di un mondo altro.

Allora, questa nostra terra, piano piano, cesserà di essere l'atomo opaco del male e diventerà il giardino in cui possono fiorire le speranze più belle.

[Da Le mie notti insonni, San Paolo, Cinisello Balsamo (MI), 2002]

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