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Gesù usa il dolore della morte di un figlio come balsamo che cura le ferite

© AVSI

Aleteia - pubblicato il 12/12/14

"La nascita di Gesù fa sì che questa terra arida si converta in un luogo fertile". La testimonianza di Amparito Espinosa (Ecuador)

di Amparo Espinosa

Il mio nome é Amparo Espinosa, ho 44 anni e vivo a Quito (Ecuador), lavoro in un’opera educativa che la Ong AVSI ha iniziato circa 10 anni fa. Lavorariamo ogni giorno cercando di trovare la luce della Misericordia di Dio. Qui ho ricevuto il regalo di scoprire chi sono io e perché sono stata creata. Alcuni anni fa ho iniziato di nuovo a guardare me stessa, a stare in piedi senza aver paura di cadere perché so che non sono da sola e con la certezza che se cado c’é Qualcuno che mi aiuterá a tirarmi su con la speranza di sapere di poter ricominciare ogni istante in questa aventura chiamata vita.

Il Natale e il "Sì" di Maria
Il mio desiderio piú grande è che questo Natale che sta arrivando porti alle famiglie, ai bambini e ai giovani di Pisulli (il quartiere di Quito dove lavoriamo) la speranza che nasce insieme al "Sì" di Maria e che questo "Sì" si faccia ogni volta di piú il nostro "Sì"; desidero che quando troviamo qualche difficoltá non chiudiamo gli occhi, al contrario, che queste ci risveglino di fronte alla realtá perché possiamo sentire abbracciato il nostro niente. Qui nelle periferie, nella povertá, in molti casi estrema, si è iniziato a sentire la Speranza che con la nascita di Gesú fa sì che questa terra arida e secca si converta in un luogo fertile e pieno di vita. Nonostante le sfide siano ogni volta piú grandi (e qui ogni giorno é una continua sfida piena di fatti che ci fanno piangere, come stare di fronte ai tanti problemi di droga, violenza e alcol) impariamo a rispondere guardando quell’Amore che è capace di cambiarci lentamente attraverso la realtà che accade.

Il dolore che cura le ferite
Vivere il Natale é sempre difficile per me perché il 10 dicembre di 11 anni fa mio figlio Antony è andato in cielo. E per me è una grande sfida perché a partire da questo dolore posso verificare se ciò che ha cambiato la mia vita é vero oppure è qualcosa che mi invento con la mia testa . Nel mio cuore in questo momento ci sono mille domande e molte di queste ancora senza risposta come per esempio “perché io sono qui?” e “cosa mi tiene in piedi nonostante io senta che le forze mi abbandonano?” ma Lui puó usare anche il dolore della salita al cielo di un figlio come balsamo che cura le ferite e non solo le mie. Attraverso questa mia umanitá "indegna" cura gli altri figli indicando loro un cammino dove si ha la speranza che la morte non é il finale ma l’opportunitá di contemplare il Suo volto. E che i miei errori e le mie sconfitte non sono qualcosa da nascondere ma qualcosa da cui imparare. Lui torna di nuovo con il Natale ed è qui dandoci l’oppurtunitá di guardarlo in mezzo alla tormenta. E in modo da permettere che Lui arrivi dentro, per smettere di cercare fuori Qualcuno che è sempre stato dentro ciascuno di noi. 

Tags:
ecuadornataletestimonianze di vita e di fede

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