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Morale e teologia, lavori in corso

© Antoine Mekary / Aleteia

Emanuele D'Onofrio - Aleteia - pubblicato il 29/11/14

Due incontri presso la Facoltà Teologica del Triveneto per analizzare la Chiesa di papa Francesco

Nel mondo che corre in tutte le direzioni, i semplici passi di una realtà bimillenaria come la Chiesa vanno ancora più veloci. L’individuo, e non solo i cattolici, stanno viaggiando senza cartina, o con una cartina inservibile. La Chiesa di Papa Francesco per questo ha davanti a sé una doppia esigenza, quella di proporsi come bussola, ma solo dopo aver riorientato le proprie lancette magnetiche. Si discute e si riflette tanto, a tutti i livelli della comunità cristiana, proprio perché si avverte il bisogno di ridefinire e di assumersi una nuova responsabilità. La Facoltà Teologica del Triveneto e la Fondazione Lanza (Centro studi in etica) vogliono stimolare un momento di discussione di alto livello co-organizzando due incontri aperti al pubblico dal titolo “Dove va la morale? Per orientarsi in un tempo di cambiamento”. Il primo appuntamento, giovedì 11 dicembre ha per titolo Doveva la morale: nel tempo di Papa Francesco?, mentre il secondo, giovedì 15 gennaio 2015, allargherà lo sguardo a Doveva la morale: in Italia e in Europa? Entrambi gli incontri si terranno nell’aula Tesi della Facoltà Teologica del Triveneto. Aleteia ha intervistato il professor Simone Morandini, della Fondazione Lanza, che introdurrà e modererà il primo incontro.

Perché la Chiesa discute tanto di morale, oggi?
Morandini: Da un lato perché viviamo un cambiamento sociale, veloce e profondo che interessa in modo differenziato le varie società che abitano questo mondo globale, e dall’altro perché la nostra comunità ecclesiale, la Chiesa cattolica, stimolata in particolare dal pontificato di papa Francesco, cerca di dotarsi di nuovi strumenti per interpretare questa complessità e per individuare meglio le vie lungo le quali possiamo e dobbiamo seguire oggi Nostro Signore Gesù Cristo.

L’invito di papa Francesco è quello a non temere la novità. È un messaggio soprattutto alla Chiesa?
Morandini: Questo è un messaggio che è stato espresso con molta forza anche in occasione del Sinodo sulla Famiglia, il quale ha visto delinearsi posizioni diverse sul trattamento pastorale di posizioni difficili che hanno suscitato legittime e comprensibili preoccupazioni. L’invito forte di papa Francesco è a guardare al futuro, a riconoscere l’azione dello Spirito come quella che ci permette di costruire una storia davvero capace di novità, capace di dare futuro alla ricchezza di quella tradizione morale che ci viene dal Vangelo.

La comunità cristiana è la più attiva disposta ad interrogarsi: da dove le spinte più forti?
Morandini: Sono molto d’accordo con quello che lei dice, e soprattutto sul fatto che questa è una domanda che avvertiamo a livelli diversi. La incontriamo nei gruppi di base che si interrogano su cosa voglia dire oggi custodire il Creato, chiedendosi quale morale sociale occorra per un tempo di mutamento climatico, la incontriamo all’interno delle diocesi che si chiedono con preoccupazione come far fronte alla difficoltà delle famiglie, come seguire i gruppi di divorziati che hanno dentro il bisogno di essere ancora parte attiva della comunità ecclesiale, la incontriamo nel lavoro dei vescovi che cercano di capire come la teologia morale possa aiutare a crescere la nostra Chiesa, quali vie ci indichi. Ricordiamo come “siamo tutti chiamati a portare frutti in Gesù Cristo” in questo tempo, in questa storia.

Quali sono le parole su cui la teologia morale si sta interrogando?
Morandini: I due incontri affronteranno il campo morale da due punti di vista. Il primo proverà ad offrire un profilo tematico. Cioè, da un lato guarderà alla morale sociale: quali prospettive, quali novità, come ridare significato a quella grande parola non superata che è “bene comune” in un tempo in cui si fa sempre più presente l’attenzione per i diritti – i diritti della persona, i diritti dell’uomo – sui quali gli ultimi pontefici hanno espresso parole di grande importanza. E dall’altro la morale familiare, l’area delle relazioni, l’area della famiglia, l’area dell’affettività, l’area della generatività. Qui bisogna ritrovare il senso di espressioni come fedeltà, come amore, e occorre mettere in campo quella capacità di accogliere il fallimento e di saper vivere con l’imperfezione che la tradizione cattolica ha saputo coltivare con tanta sapienza. Non è mai finita, c’è sempre modo di un rapporto con Dio anche se una persona ha compiuto nella sua esistenza passi di cui potrebbe pentirsi. Poi c’è la seconda tematica: dove va la morale, la teologia morale, la riflessione morale, nel discorso italiano e nel più vasto spazio europeo? Io mi aspetto che si ragionerà su parole come “responsabilità”, una grande categoria che ricorda all’uomo che è chiamato a rispondere ad una vocazione, e dall’altro che ci si interroghi su come tornare a prendere sul serio termini così importanti per la tradizione cattolica come “legge naturale”, come rideclinarla oggi, come far sentire il peso e la rilevanza morale dell’esperienza della realtà. Queste credo che siano alcuni dei temi, delle prospettive che affronteranno coloro che verranno a parlare in questi incontri.

E' la realtà che bussa alla porta della Chiesa o tutto parte dall’iniziativa di papa Francesco?
Morandini: Io credo che all’inizio ci sia sempre e soltanto il Signore, che tramite il suo Spirito si esprime in forme diverse all’interno della realtà. Non c’è dubbio che in questo momento papa Francesco abbia avvertito con forza assolutamente singolare una serie di impulsi e li abbia rilanciati stimolando la comunità ecclesiale a seguire un percorso che già altri, magari con difficoltà o in modo individuale, stavano esplorando. Tutto costituisce serenità, speranza, prospettiva: il lavoro del teologo, lo capiamo sempre più insomma, è come quello di una sentinella che prova a guardare nella notte come le cose cambiano, a capire dove possiamo guardare e in quale direzione possiamo andare. 

Tags:
morale cristianapapa francescoteologia
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