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Lo scopo principale della vita religiosa? Affermare il primato di Dio per tutti

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Gelsomino Del Guercio | Aleteia | Nov 29, 2014

Intervista a monsignor Giacomo Canobbio, Direttore dell’Accademia Cattolica di Brescia

La domanda non è se la vita consacrata avrà un futuro, ma: quali sono i segni di futuro già presenti per i religiosi e l’intera Chiesa? La residualità dei numeri, la diminuzione delle opere, le fatiche dei passaggi non nascondono la domanda di Vangelo, il coraggio dell’annuncio, la serenità del servizio (Dehoniane.it, 27 novembre).

Secondo monsignor Giacomo Canobbio, Direttore dell’Accademia Cattolica di Brescia e docente di Teologia sistematica presso la Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale, per un’analisi corretta bisogna scavare alle radici della vita consacrata. «Lo scopo principale della vita religiosa – scrive su Testimoni (novembre 2014) – è affermare il primato di Dio non solo per qualcuno, bensì per tutte le persone. Tale primato non è visto in ogni luogo allo stesso modo: negli ambienti scristianizzati, la richiesta pare essere quella di una testimonianza più trasparente di Dio come principio e meta dell’esistenza; negli ambienti nativamente ancora aperti alla trascendenza, la richiesta pare resti quella di mostrare la cura di Dio per chi fatica a vivere con dignità. Si può certamente obiettare che anche in Europa la povertà è presente». 

Per il teologo «si dovrebbe, però, anche tenere conto che si tratta di una povertà indotta non da circostanze ambientali avverse, bensì dalla dimenticanza di Dio dalla quale derivano ingiustizie, disuguaglianze, inimicizie, che hanno poi ripercussioni anche sui Paesi più poveri. Non si può dimenticare che originariamente la vita religiosa è sorta come forma di contestazione a una Chiesa che rischiava di mondanizzarsi. Oggi, senza cadere in sterili pessimismi, ci si potrebbe domandare se non si assista a una mondanizzazione della vita religiosa». Ed è sullo stato di salute attuale della vita consacrata che Aleteia ha intervistato il docente della Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale.  

Il 2015 è un anno dedicato alla vita consacrata. Perché secondo lei Papa Francesco ha scelto questo tema?

Canobbio: «Non conosco la ragione precisa. Suppongo si tratti di una preoccupazione: gli Istituti di vita consacrata di antica tradizione si stanno spegnendo; le nuove forme sono attraversate da problemi di assestamento; la cultura dominante, tendenzialmente portata alla prassi, pare non capire il senso della vita consacrata. Forse il Papa vuole stimolare a riscoprire il senso teo-logale di questa forma di vita cristiana».

«Nella vita consacrata ci sono luci ed ombre. E riconoscere questo mi sembra un esercizio di lucidità e di coraggio», ha detto mons. José Rodríguez Carballo, segretario della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica. A quali luci ed ombre si riferisce, secondo lei?

Canobbio: «Le luci mi pare siano il senso profondo della sequela di Cristo che dovrebbe connotare la vita consacrata. Le ombre mi pare siano la difficoltà a mantenere l’orientamento alla ricerca di Dio che dovrebbe essere l’elemento distintivo della vita consacrata. Soprattutto gli Istituti di vita apostolica rischiano di non comprendere più il senso della loro presenza una volta che le attività abituali non possono più essere mantenute sia per l’età dei membri sia per l’assunzione di esse da parte di altre agenzie. Testimoniare l’assoluto di Dio in un mondo che di Dio pare fare a meno è una sfida che pare non trovi preparati molti consacrati».

Alcuni teologi sostengono che i religiosi e le religiose "non fanno parte dell’essenza della Chiesa". Lei è d’accordo? Motivi la sua posizione.

Canobbio: «Appartengo a questo gruppo di teologi. La vita consacrata arricchisce sicuramente la vita ecclesiale, ma mi pare non si possa affermare che è essenziale affinché ci sia la Chiesa. Peraltro l’affermazione che lei cita è piuttosto recente. Si dovrebbe poi spiegare cosa si intenda con “essenza della Chiesa”. Se si arrivasse a sostenere che la vita consacrata appartiene all’essenza della Chiesa, si dovrebbe concludere che le Chiese locali nelle quali non vi è ancora vita consacrata non dovrebbero essere considerate Chiese. L’eucaristia, con ciò che la rende possibile, appartiene all’essenza della Chiesa».

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