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“L’affamato chiede dignità, non elemosina”

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Papa Francesco interviene alla Seconda Conferenza internazionale sulla nutrizione della Fao

“Forse ci siamo preoccupati troppo poco di quanti soffrono la fame”: la constatazione di Papa Francesco nel suo discorso di stamane alla sede della Fao a Roma in occasione della seconda Conferenza internazionale sulla Nutrizione, può apparire semplice, ma si basa sull’evidenza dei fatti.
 
Sono almeno 805 milioni, infatti, le persone vittime di fame cronica nel mondo e la malnutrizione cronica, solo nel 2013, ha interessato 161 milioni di bambini di età inferiore ai 5 anni. Al tempo stesso, nel mondo ci sono 500 milioni d adulti obesi. Lo stesso direttore generale della Fao, José Graziano da Silva, ha affermato che la fame “continua a mietere vittime” sebbene “c’è già abbastanza cibo nel mondo per nutrire tutti adeguatamente”.
 
Forse perché, come ha sottolineato Papa Francesco nel suo intervento, la lotta contro la fame e la
denutrizione viene ostacolata “dalla ‘priorità del mercato’, e dalla ‘preminenza del guadagno’,
che hanno ridotto il cibo “a una merce qualsiasi, soggetta a speculazione
, anche finanziaria”. “E
mentre si parla di nuovi diritti – ha proseguito Bergoglio -, l’affamato è lì, all’angolo della strada, e chiede diritto di cittadinanza, di essere considerato nella sua condizione, di ricevere una sana alimentazione di base”.
 
“Ci chiede dignità – ha affermato il pontefice guardando negli occhi i partecipanti alla conferenza provenienti da tutto il mondo e poi ripetendolo anche nel successivo incontro con i dipendenti della Fao, – non elemosina”.
 
Per questo, papa Francesco esprime l’auspicio che gli Stati, nel formulare nuovi e maggiori impegni per nutrire il mondo s’ispirino alla convinzione che “il diritto all’alimentazione sarà garantito solo se ci preoccupiamo del suo soggetto reale, vale a dire la persona che patisce gli effetti della fame e della denutrizione”.
 
Il pontefice ha ricordato le parole del suo santo predecessore Giovanni Paolo II alla Fao nella prima Conferenza sulla Nutrizione del 1992 quando mise in guardia la comunità internazionale contro il rischio del “paradosso dell’abbondanza”: c’è cibo per tutti, ma “non tutti possono mangiare mentre lo spreco, lo scarto, il consumo eccessivo e l’uso di alimenti per altri fini sono davanti ai nostri occhi”. Purtroppo, ha affermato Francesco, questo paradosso “continua a essere attuale. Ci sono pochi temi sui quali si sfoderano tanti sofismi come su quello della fame” così come ci sono “pochi argomenti tanto suscettibili di essere manipolati dai dati, dalle statistiche, dalle esigenze di sicurezza nazionale, dalla corruzione o da un richiamo doloroso alla crisi economica”.
 
Questa rappresenta la prima sfida da superare, insieme a quella della mancanza di solidarietà, frutto, come ha denunciato più volte Bergoglio, di società in cui predominano “individualismo e divisione”. Solo nella misura in cui “prendono coscienza di essere parte responsabile del disegno della creazione”, infatti, gli esseri umani “diventano capaci di rispettarsi reciprocamente, invece di combattere tra loro, danneggiando e impoverendo il pianeta”. Anche agli Stati, “concepiti come comunità di persone e di popoli” viene chiesto allora di agire di comune accordo, “di essere disposti ad aiutarsi gli uni gli altri mediante i principi e le norme che il diritto internazionale mette a loro disposizione”.
 
In questo processo la Chiesa, anche attraverso il coinvolgimento nelle organizzazioni internazionali, offre il proprio contributo mantenendo viva l’attenzione ai poveri in ogni parte del pianeta. Attraverso documenti e dichiarazioni si intende contribuire a “identificare e adottare i criteri che devono realizzare lo sviluppo di un sistema internazionale equo

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