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San Romero d’America, prega per i salvadoregni e per tutti i poveri del mondo”

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Jaime Septién - Aleteia - pubblicato il 11/11/14

Jon Sobrino annuncia la beatificazione di monsignor Romero nel 2015

Papa Francesco beatificherà nel 2015 monsignor Óscar Arnulfo Romero y Galdámez, arcivescovo di San Salvador, assassinato mentre officiava la Messa il 24 marzo 1980 probabilmente da sicari della destra salvadoregna, fatto che ha scatenato una cruenta guerra civile in questo Paese centroamericano.

Lo ha reso noto il gesuita Jon Sobrino, direttore del Centro Monsignor Romero, in un articolo pubblicato sul sito web dell'Università Centroamericana “José Simeón Cañas” (UCA).

“La notizia ci è giunta all'improvviso. Nella riunione del clero del 4 novembre, monsignor José Luis Escobar ha detto che durante il suo soggiorno a Roma papa Francesco gli ha comunicato che Óscar Romero sarà beatificato l'anno prossimo. L'arcivescovo non ha fornito dettagli sulla data e il luogo, ma la notizia ci ha riempiti di gioia”.

Sobrino, un gesuita contestatario sopravvissuto agli attacchi all'UCA 25 anni fa, ha affermato in una lettera che la questione della beatificazione di colui che è noto come “San Romero d'America” è cambiata molto con papa Francesco.

“Un anno fa ha detto che la causa era in un impasse, ma che sarebbe avanzata senz'altro. Più che in un impasse, penso che fosse bloccata da molti interessi che non hanno nulla a che vedere con Gesù di Nazareth”, ha dichiarato nella sua lettera il teologo gesuita.

“Lo abbiamo detto molte volte”, scrive Sobrino, “la gioia della gente è assicurata. Ho però un piccolo timore e un dubbio: cosa dirà l'atto di canonizzazione su monsignor Romero. Santo e virtuoso lo è stato in grado sommo, ma è stato qualcosa di più, come ha detto Ignacio Ellacuría nella Messa del funerale all'UCA, subito dopo l'assassinio dell'arcivescovo: Con monsignor Romero, Dio è passato per El Salvador”.

In quegli stessi giorni, ha riferito Sobrino nella sua lettera, Pedro Casaldáliga ha scritto la poesia San Romero de América, pastor y mártir nuestro. E, aggiunge nella sua lettera il gesuita, “spontaneamente il popolo lo ha chiamato santo”.

Per Jon Sobrino, il culto popolare per monsignor Romero “è stato di massa”, anche se un culto di questa natura non è permesso dalla Chiesa quando la persona – in questo caso l'arcivescovo di San Salvador – si trova solo nel processo di beatificazione.

Fedele al suo stile, Jon Sobrino indica che i salvadoregni e i latinoamericani aspettano il prossimo anno con anelito rinnovato. “Nel 2015 non ci saranno mondiali né giochi olimpici. Non si lotterà gli uni contro gli altri per vincere. Un po' o molto vinceremo tutti, ad eccezione di alcuni irredenti. Non scorreranno milioni di milioni per nascondere povertà, violenza e angoscia”.

“Nel 2015 – scrive Jon Sobrino – vincerà la bambina dello Zimbabwe che, quando nel 2007 le ho chiesto cosa conosceva di El Salvador, mi ha risposto subito 'Un vescovo'. E qualche giorno dopo, sempre nello Zimbabwe, ho salutato Desmond Tutu. Gli ho detto che venivo da El Salvador e mi ha risposto: 'La terra di Romero! Quanto lo ricordavamo in tempo di guerra!' E così molte altre storie che non entrerebbero in tutti i libri del mondo”.

Nella sua lettera, Sobrino sottolinea che è venuto meno il suo timore che si beatifichi un monsignor Romero “annacquato”. Per il teologo gesuita, molto vicino alla teologia della liberazione in America Latina, “oggi è difficile manipolarlo”.

E conclude con una richiesta: “San Romero d'America, prega per tutti i poveri del mondo. E prega per questo popolo salvadoregno, che è il tuo”.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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