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Parroci e religiosi: espulsione collettiva dalla Crimea

Faltar
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Il Servizio Migranti Federale russo non estende il permesso di residenza ai cittadini stranieri che hanno lavorato per le comunità religiose

Il Servizio Migranti Federale russo non estende il permesso di residenza ai cittadini stranieri che hanno lavorato per le comunità religiose della Crimea, lasciando la parrocchia cattolico romana di Simferopoli senza il suo sacerdote più anziano, il cittadino polacco Piotr Rosochacki, che ha lavorato in Crimea per cinque anni. Tutti gli altri preti cattolici, e le suore, dovranno andarsene entro la fine del 2014 (La Stampa, 4 novembre).   
 
CORSA CONTRO IL TEMPO
Nello stesso modo, quasi tutti gli imam turchi e gli insegnanti religiosi sono stati obbligati a lasciare la Crimea. Il Servizio Federale Migranti in Crimea ha detto all’agenzia Forum 18 News Service (4 novembre) che solo le comunità religiose registrate possono invitare cittadini stranieri. Nessuna comunità religiosa della Crimea dispone di una registrazione, e in base alla legge russa, che è entrata in vigore il 1 luglio tutte le comunità religiose devono sottoporsi nuovamente alla registrazione entro il 1 gennaio 2015. 

ESPULSIONE COLLETTIVA
Ma non si sa che cosa accadrà per le comunità religiose il cui organismo centrale non è in Crimea, e fra questi figurano la Chiesa Apostolica Armena, il Patriarcato di Mosca, la Chiesa Cattolica romana e il Patriarcato di Kiev. Il capo del dipartimento Affari religiosi della Crimea, Aleksandr Selevko, ha affermato: «Non so cosa succederà. Non è un problema mio, se ne occupa Mosca». Una funzionaria del ministero della Giustizia, Irina Demetskaya, ha aggiunto: «Finora solo cinque organizzazioni religiose hanno presentato i documenti per la nuova registrazione e sono tutti stati respinti» (Tempi.it, 4 novembre).

IL PRECEDENTE
Già nelle scorse settimane le autorità della Crimea si erano mostrate intransigenti nei confronti di un’altra fede religiosa: quella islamica. Hanno infatti dato ai musulmani tre mesi di tempo per consegnare volontariamente la letteratura sull’islam, autorizzata dalla legge ucraina e diventata ora illegale "secondo le norme previste dalla Federazione russa" (Asianews, 16 ottobre).

L’ULTIMATUM AI MUSULMANI
"Chiediamo ai musulmani in possesso di tale materiale di consegnarlo alle autorità religiose nel corso dei prossimi tre mesi", ha dichiarato il presidente della Crimea, Serghei Aksenov, secondo quanto riporta Interfax. A suo dire, fino a fine dicembre le forze dell’ordine non confischeranno la "letteratura proibita", ma dal primo gennaio "tutto dovrà adeguarsi agli standard russi". Ha poi garantito che la lista dei libri vietati sarà pubblicata sulla stampa e sarà fatto un lavoro di informazione con la popolazione locale.

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