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L’esercito invisibile dei campanari

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Quante volte abbiamo sentito il rintocco delle campane pervadere le nostre giornate!

"Din-Don-Din-Don-Dan!" quante volte abbiamo sentito il rintocco delle campane pervadere le nostre giornate! Quante volte in piazza, per le vie del centro, tra i vicoli o aprendo la finestra di casa abbiamo visto gli effetti di questo suono: un popolo in cammino verso la meta. La Chiesa, la celebrazione, l’incontro con Cristo presente e il volto dei compagni di fede.

Le campane della chiesa, un simbolo, un avviso che qualcosa di importante sta per accedere o è appena accaduto. Ma, a parte la simpatica canzone su Fra Martino campanaro e il personaggio di Quasimodo, qualcuno ha mai visto o conosciuto un campanaro professionista?
 

La Federazione nazionale suonatori di campane conta almeno 3.500 campanari. Persone invisibile perché studenti, bancari, agricoltori, padri di famiglia o pensionati che trascorrono il tempo libero a studiare antiche suonate, a pulire le celle campanarie dai residui dei piccioni e dalle muffe, a interrogare anziani sacrestani dai ricordi sfuocati. Uomini invisibili a cui Avvenire (1 novembre) ha dato un volto in un servizio dedicato a una scuola per giovani campanari in Monferrato (Piemonte). 

Campanaro per passione
La scuola nasce dall’Associazione dei campanari, capitanata da Emilio Gallina, e insegna la baudetta, la tecnica ambrosiana che utilizza un tastierone per comandare i rintocchi.  Emilio ha 23 anni, viene da una storia radicata fortemente al Monferrato ed è un provetto pasticcere. E le campane cosa c’entrano? «sono diventato campanaro per curiosità e continuo a farlo per passione» dice lui.

 

Volontari campanari
Gli "uomini della campana" sono tutti volontari, desiderosi di andare a fondo delle proprie origini. "La passione per le campane avvicina alla Chiesa (e viceversa) ma anche alla riscoperta delle tradizioni locali: l’associazione monferrina nasce per animare le cerimonie religiose e le feste popolari e si incarica di ‘salvare’ i campanili pericolanti." 

Suonare a orecchio
E per diventare un campanaro? Ci vogliono poche settimana per imparare, non c’è spartito (il vero campanaro suona a orecchio) e occorre l’attitudine a operare ai quattro venti e in condizioni di sicurezza discutibili: a seconda del sistema di suono (manuale, a corda, a tastiera) insieme alle campane può oscillare anche il campanile. Poche le donne: una di loro però, la veronese Eles Belfontali, guida la federazione nazionale.

L’ambiente è tradizionalmente quello religioso, ma le parole del 20enne Ivan Parodi fanno capire che il mestiere di campanaro nasce dalla passione per qualcosa di bello per la propria vita «I miei amici non si sono rassegnati all’idea che mi possa piacere fare il campanaro e passare il tempo in parrocchia ma io non ci vedo nulla di strano: le campane sono un hobby sano e frequentare la Chiesa fa sentire bene». 
 

Tags:
chiesa
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