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Alla scoperta del museo di Roma dedicato alle anime del Purgatorio

Courtesy of Father Domenico

Diane Montagna - Aleteia - pubblicato il 31/10/14

Intervista a padre Domenico Santangini, parroco e curatore del Museo

Padre Domenico, da quanto tempo è qui nella chiesa del Sacro Cuore del Suffragio?

Da ventisei anni, undici dei quali come parroco.

Può raccontarci qualcosa sullo straordinario evento che ha portato alla costruzione di questa chiesa?

È stato nel 1894 o 1895. Qui non c'era nulla, solo una piccola cappella dedicata a Nostra Signora del Rosario. Uno dei nostri sacerdoti veniva qui da Piazza Navona per celebrare la Messa. Si chiamava padre Jouët, era francese, di Marsiglia. Non ricordo la data precisa, ma un giorno nella piccola cappella è scoppiato un incendio, e una volta che il fuoco era stato spento… E qui è importante dire che padre Jouët era molto devoto alle anime del Purgatorio, è molto importante, pregava molto per loro… Quando il fuoco è stato spento, è rimasta l'immagine del volto sofferente di quella che sembrava un'anima del Purgatorio. E così ha avuto l'ispirazione di costruire una chiesa dedicata alle anime del Purgatorio.

C'era un ampio appezzamento di terreno qui, molto stretto ma lungo, e così con l'aiuto di amici e famiglie facoltosi e con le offerte della gente ha comprato il terreno. Visto che era stretto, ha deciso di costruire in stile gotico. Prima di diventare sacerdote era architetto. E così ha progettato la chiesa in stile gotico proprio perché lo spazio a disposizione era così stretto.

Ha quindi commissionato all'ingegnere Giuseppe Gualandi la costruzione della chiesa. A un certo punto il denaro si stava esaurendo, e ha viaggiato per l'Europa per raccogliere fondi e cercare testimonianze che dimostrassero la visita delle anime del Purgatorio, e le ha portate tutte a Roma. Quelle che abbiamo ora nel Museo sono autentiche.

Padre, come sappiamo che gli oggetti del Museo delle anime del Purgatorio sono autentici?

Il sacerdote li ha ottenuti personalmente e ha testimoniato la loro autenticità. Non avrebbe mentito. Sono arrivati qui direttamente dal proprietario, attraverso padre Jouët. Viaggiava per l'Europa per raccogliere fonti e portava indietro reliquie. Era molto devoto alle anime del Purgatorio e voleva riportare qui le testimonianze delle loro visite, ed è così che è nato il Museo.

Tornando a quello che stavo dicendo prima, dopo l'incendio la gente di Roma ha iniziato a venire qui in pellegrinaggio. Parliamo di 5.000 o 6.000 persone arrivate qui dopo quell'evento. Perché l'incendio non aveva lasciato dietro di sé un'immagine qualsiasi… l'immagine che era rimasta era quella di un volto sofferente. E così ha messo in pratica la sua devozione alle anime del Purgatorio reperendo testimonianze vere e autentiche.

Cosa testimoniano queste reliquie?

Testimoniano le tante anime… penso che siano davvero tante… che devono essere purificate prima di raggiungere Dio. Fa parte della nostra fede. Il Concilio di Trento ha stabilito che l'Inferno e il Paradiso sono verità assolute di fede, e ha insegnato che il Purgatorio è una verità di fede proxima fidei. Per stare con Dio bisogna essere completamente puri, ma un uomo – anche se è buono – ha sempre qualche macchia nella sua anima, ed è per questo che è necessario il Purgatorio. Il Purgatorio è uno stato di assenza rispetto a Dio, e attraverso le nostre preghiere, soprattutto attraverso la preghiera della Messa, che è la preghiera per eccellenza, possiamo aiutare davvero a far sì che molte di queste anime arrivino in cielo, diventando sante. Poi loro “restituiscono il favore” pregando per noi.

Perché un'anima del Purgatorio si manifesta attraverso un'impronta della mano bruciata sulla pagina di un libro o su un grembiule, come mostrano gli oggetti della vostra collezione?

Le immagini carbonizzate che abbiamo nel Museo rappresentano il fuoco che arde ma purifica. A poco a poco brucia e purifica le anime che si trovano in Purgatorio. Vediamo una manifestazione fisica di questo fuoco, ma per le anime del Purgatorio è interiore. Nell'altra vita, il dolore che soffre l'anima è l'assenza di Dio. Ciò che fa male è il fatto di non poter stare con Dio.

Questo mi ricorda il Trattato del Purgatorio di Santa Caterina da Genova, in cui la santa parla del Purgatorio come di un fuoco interno e purificatore. Dice anche molte cose che potrebbero sorprenderci. Ad esempio, che le anime in Purgatorio, anche se soffrono, sperimentano pace e gioia perché sono purificate e aperte a ricevere Dio. Il Purgatorio è un luogo di speranza?

Sì, il Purgatorio è un luogo di desiderio e di speranza, di grande speranza. L'Inferno, invece, è disperazione.

Ci può dire qualcosa di più sulle reliquie ospitate nel Museo?

Le reliquie del Museo sono segni che ci dicono che dobbiamo credere al Purgatorio, che questo luogo di sofferenza esiste, che tante anime vi passano, e anche che ci sono molte anime che si trovano lì e sono dimenticate. Dobbiamo pregare per loro. Se una persona muore e io prego per lei, ma lei è già in cielo, la mia preghiera non va perduta. Il Signore la usa per quanti sono stati abbandonati e dimenticati, perché c'è la Comunione dei Santi. Ci sono tante persone che in vita sono state buone, ma nessuno prega per loro. Ma il Signore, perdonatemi se lo dico, non è un pazzo. Dice: “Questa povera anima”, e usa le nostre preghiere per la persona che è stata dimenticata.

C'è una preghiera particolarmente potente per le anime che si trovano in Purgatorio?

La Messa è la preghiera più grande, e poi ce ne sono tante altre. La cosa più importante è la purezza di cuore con cui preghiamo.

Il decreto del Concilio di Trento sul Purgatorio chiede ai vescovi di sforzarsi con diligenza perché i fedeli credano alla dottrina della Chiesa sul Purgatorio…

Sì, infatti dal 1° novembre e per tutto il mese si può ottenere l'indulgenza plenaria per i defunti visitando una chiesa e recitando un Padre Nostro, un'Ave Maria e un Credo e pregando per le intenzioni del papa, con confessione e Santa Comunione. Possiamo applicare questa indulgenza plenaria a uno dei fedeli defunti, e se per caso quest'anima è già in cielo il Signore la applica a un'altra anima.

Quale messaggio pensa che comunichi alle persone il Museo delle anime del Purgatorio?

Naturalmente ci sono persone che vengono e si guardano intorno superficialmente per pura curiosità, ma ci sono anche persone che si inginocchiano e pregano. Coloro che credono a questa realtà sono incoraggiati e stimolati a pregare. Il Museo ci dice che le anime in Purgatorio sono venute dalle loro famiglie e dai loro cari per chiedere preghiere.

C'è una reliquia che ritiene particolarmente toccante?

L'immagine originale sul muro è quella che trovo più toccante, perché in essa vediamo la sofferenza di un uomo che è quasi senza forma, ma ha un volto umano. Rivela il dolore di qualcuno che sta soffrendo per l'assenza di una persona che ama, in questo caso Dio. È il volto triste di una persona che si trova in Purgatorio. Mi fa pensare. Perché facciamo tante cose stupide? Cerchiamo di essere più buoni che si può, per poter andare dal Signore nel modo più diretto e rapido possibile.

—–
Diane Montagna è corrispondente da Roma per l'edizione inglese di Aleteia

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
purgatorio
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