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Onu, il maggiore megafono delle dottrine gender

AFP PHOTO TIMOTHY A. CLARY

La sede de la ONU en nueva york

La nuova Bussola quotidiana - pubblicato il 30/10/14

Finanziamenti e pressioni politiche per imporre l'ideologia gender agli stati

di Anna Bono

Scriveva G.K. Chesterton nel libro Eretici: “La grande marcia della distruzione intellettuale proseguirà. Tutto sarà negato. (…) Fuochi verranno attizzati per testimoniare che due più due fa quattro. Spade saranno sguainate per dimostrare che le foglie sono verdi in estate”.

Quel momento sembra essere arrivato. Viviamo un’epoca in cui è diventato necessario testimoniare e dimostrare che l’uomo nasce maschio o femmina, contro chi sostiene che l’identità sessuale è una costruzione sociale imposta; che solo un uomo e una donna uniti in matrimonio possono chiamarsi famiglia, contro chi chiama “famiglia” qualsiasi tipo di unione; che esiste una specificità umana, contro chi considera l’uomo un animale tra tanti, e di tutti il peggiore. Nel seno della civiltà che, grazie all’influenza determinante del cristianesimo, più di qualsiasi altra al mondo esalta e tutela la persona e la vita, sono maturate ideologie che violano la natura umana, attaccano l’istituzione – la famiglia – che rinnova la vita, e la protegge quando è più fragile e indifesa, hanno in odio l’umanità, trattata alla stregua di un virus mortale, di un cancro che uccide il pianeta.

L’Onu è il portavoce e l’alleato maggiore di queste ideologie: il più temibile per il potere e le competenze di cui è investita e per le risorse finanziarie di cui, di conseguenza, è dotata; e che usa, a piene mani, per sostenerle.

Mentre si scoprono sempre nuovi casi di inefficienza, e peggio ancora, di cui il Palazzo di Vetro è responsabile – che si tratti dei risultati raggiunti dalle sue agenzie, dalle sue missioni di peacekeeping o dai suoi tribunali speciali… – quando sono in gioco l’ideologia di genere o la causa omosessuale impegno e risultati sono garantiti. All’Onu infatti sono considerate ormai battaglie culturali e sociali prioritarie; al pari di e di pari passo con quella, a cui l’Onu ha aderito ancora prima, per la legalizzazione dell’aborto.

I principali protagonisti di queste battaglie sono le organizzazioni non governative accreditate presso le Nazioni Unite con status consultivo, i paesi occidentali e le istituzioni stesse che compongono l’organizzazione. Negli ambienti internazionali sono identificati con l’acronimo Sogi: Sexual Orientation Gender Identity.

«Non importa quale sia la questione al centro della discussione, troveranno sempre un modo per includere questi argomenti” spiegava il 23 marzo l’avvocato britannico Paul Coleman, esperto in controversie internazionali, nel corso di un’intervista rilasciata all’agenzia di stampa Cna, Catholic News Agency – e quando le posizioni dei tre gruppi sono allineate, i risultati sono notevoli. Definizioni come ‘identità di genere’ erano del tutto sconosciute fino a dieci anni fa mentre ora vengono spinte su più livelli, anche se non c’è un solo trattato dell’Onu che menzioni l’‘orientamento sessuale’ o l’‘identità di genere’».

I trattati dell’Onu sono accordi vincolanti sottoscritti da una parte o dalla totalità dei paesi membri.

Il Sogi, per raggiungere i propri obiettivi, non esita a reinterpretarli. Ad esempio, l’affermazione che a uomini e donne in età matrimoniabile va riconosciuto il diritto a sposarsi, viene rielaborata nei documenti prodotti dalle commissioni istituite per promuovere i diritti umani, nelle loro diverse declinazioni, includendo ‘uomini e uomini’ e ‘donne e donne’: per rispecchiare le circostanze moderne, sostiene il Sogi. Altri documenti vengono semplicemente compilati e approvati prescindendo del tutto dal contenuto dei trattati stessi.

Benché non vincolanti, i documenti prodotti dalle agenzie e dalle commissioni Onu diventano strumenti di pressione sui governi, tanto più forti se i loro contenuti vengono ribaditi o recepiti da organismi quali l’Unione Europea che possono trasformarli in direttive. I paesi occidentali sono in grado di influenzare i governi dei paesi in via di sviluppo riluttanti ad adeguarsi alle richieste dell’Onu minacciando – come è già successo – sanzioni e la sospensione degli aiuti allo sviluppo. Come ha ricordato nell’intervista alla Cna l’avvocato Coleman, «il Regno Unito ha detto che bloccherà gli aiuti ai paesi del terzo mondo se questi non cambieranno le loro leggi sull’omosessualità. In America vediamo il presidente Obama dire che la questione omosessuale è una priorità della politica estera Usa».

«Chi crede che l’umanità si divida in uomini e donne e vuole agire in base a queste convinzioni incorrerà in problemi legali – spiegava ancora l’avvocato Coleman – assisteremo a un numero crescente di casi riguardanti la libertà religiosa, in cui della gente verrà citata in giudizio e subirà minacce legali perché è salda nella convinzione che esistano maschi e femmine».

Qui l'originale

Tags:
ideologia genderonu
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