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Essere compassionevoli significa non giudicare lo stile di vita omosessuale?

Esther Vargas
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Serve un approccio compassionevole che onori la verità e l'autentico benessere

di padre Paul N. Check

Il giorno in cui si è aperto il Sinodo sulla famiglia, Ron e Mavis Pirola – codirettori dell’Australian Catholic Marriage and Family Council – hanno provocato un po’ di confusione nell’illustrare il loro “modello di evangelizzazione”. Tra le altre cose, hanno dichiarato:

… la Chiesa affronta costantemente la tensione di sostenere la verità esprimendo allo stesso tempo compassione e misericordia. Le famiglie affrontano continuamente questa tensione.

Prendete come esempio l’omosessualità. Dei nostri amici stavano pianificando la loro riunione familiare natalizia quando il loro figlio omosessuale ha detto che voleva portare anche il suo partner. Credono pienamente negli insegnamenti della Chiesa cattolica e sapevano che i loro nipoti li avrebbero visti accogliere in famiglia il figlio e il suo partner. La loro risposta si potrebbe riassumere in tre parole: ‘è nostro figlio’.

Che modello di evangelizzazione per le parrocchie che devono affrontare situazioni simili nel loro territorio!…

Aleteia ha invitato il reverendo Paul Check, direttore esecutivo di Courage International, a descrivere un modello di evangelizzazione in grado di combinare la compassione con la verità e perseguire il meglio per quegli uomini e donne che affrontano con disagio l’attrazione per lo stesso sesso.

Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi (Gv 8:32)

Non possiamo mai essere più pastorali di Gesù. Dio, nella sua bontà, conosce bene le debolezze alle quali siamo soggetti, soprattutto nelle questioni relative all’amore e all’affetto, ma vede anche la dignità in ogni cuore umano, perché ce l’ha posta Lui. E vede il potenziale di grande nobiltà in ogni cuore, perché conosce il potere trasformante della Sua grazia. La Comunione dei Santi è testimonianza della bontà di Dio al lavoro nel cuore umano umile e fiducioso.

“Solo nella verità la carità risplende e può essere autenticamente vissuta”, ha scritto il papa emerito nella sua ultima enciclica. “Senza verità, la carità scivola nel sentimentalismo”. Dio è sia agape che logos, ci ricorda papa Benedetto.

Amare le persone che provano attrazione per lo stesso sesso è amarle per la loro dignità data da Dio e redenta da Cristo. Non valgono meno di qualsiasi altro figlio del Padre. Come chiunque, meritano più del sentimentalismo. Meritano compassione… compassione trovata nella verità della loro umanità.

La storia della nostra umanità inizia nel libro della Genesi. La duplice espressione della nostra natura non è eterosessuale e omosessuale, ma maschio e femmina. Dio ha creato Adamo, ma il primo uomo era “beatamente incompleto”, come ha sottolineato il dottor J. Budziszewski. Eva completa Adamo… i due diventano una cosa cosa… ognuno dà all’altro ciò che lui o lei non possiede in sé.

Perché la vita potesse essere condivisa, dato che è un dono così superiore, Adamo ed Eva insieme hanno ricevuto dal Signore il potere di co-creare con Lui. L’intimità sessuale, secondo la storia della nostra origine, della nostra identità, è integralmente legata alla fertilità. L’esistenza dell’industria della contraccezione testimonia in modo negativo questa realtà.

Possiamo vacillare nell’abbracciare la castità – l’amore che si dona e dimentica il proprio io – come parte della “buona novella”. Possiamo cercare deliberatamente di mettere da parte, a nostro detrimento, la saggezza di Dio “dall’inizio”, che non significa tanto un momento temporale, ma indica una mano generosa che guida e plasma l’identità umana, un’identità che riflette, e può condividere più profondamente, l’identità divina attraverso la grazia.

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