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In 30 Paesi chi guida lo Stato deve appartenere a qualche religione

© Fernando Vicente
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Soprattutto in Medio Oriente e in Africa

Per la maggior parte dei Paesi occidentali, la separazione tra Chiesa e Stato è un fatto incontrovertibile. Esiste tuttavia – soprattutto in Medio Oriente e nel Nordafrica – un gruppo di Paesi che esige che chi guida lo Stato appartenga a qualche religione.

Lo mostra l’articolo della ricercatrice Angelina Theodorou basato sulle ricerche più recenti sull’argomento del Centro di Ricerche Pew. 30 Paesi, che costituiscono il 15% della totalità dei Paesi del mondo, non hanno intrapreso questa separazione, che ad esempio per papa Benedetto XVI era una “benedizione”.

La lista dei Paesi in cui i candidati e i capi politici devono appartenere a una religione include il Libano, dove si richiede che il Presidente sia membro della Chiesa cristiana maronita.

La maggior parte dei Paesi che specificano l’appartenenza del Capo di Stato a una religione è musulmana. Ci sono 17 Paesi in cui è obbligatorio che il Presidente o il Capo di Governo sia un musulmano, tra i quali spiccano Giordania, Tunisia, Malesia, Pakistan e Mauritania.

Ci sono solo due Paesi – Libano e Andorra – in cui chi guida lo Stato deve avere un’affiliazione cristiana. In Libano c’è anche un altro requisito: il Primo Ministro deve essere un musulmano sunnita. Altri due Paesi obbligano a che il Capo di Stato sia buddista: il Bhutan e la Thailandia.

Dall’altro lato, 8 Paesi, includendo Bolivia, Messico ed El Salvador, proibiscono in modo specifico che un ecclesiastico corra alle elezioni presidenziali, mentre in Myanmar al Presidente è proibito essere membro di un ordine religioso.

L’85% dei Paesi della Terra permette che cittadini con qualsiasi affiliazione religiosa possano diventare Capi di Stato o di Governo.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

 

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