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Egitto: donna cristiana racconta il sequestro e le pressioni per convertirsi all’Islam

© AIUTO CHIESA CHE SOFFRE

Erebmedioriente - pubblicato il 28/09/14

Sfuggita ai suoi carcerieri è potuta tornare al suo villaggio. Sospetti nelle forze dell'ordine

“Sono cristiana e voglio essere cristiana. Non mi sono mai convertita all’Islam”. È quanto afferma Eman Marcos, la donna copta sequestrata nei mesi scorsi e ritornata alcuni giorni fa nel suo villaggio di Jabal al-Tair. Intervistata dal quotidiano Mcm Direct Eman racconta i giorni di prigionia. “Mi avevano rinchiuso in un appartamento al Cairo – spiega – due donne musulmane, velate, stavano con me nella stanza e controllavano che non avessi contatti con il mondo esterno”. “Queste donne – continua – tutti i giorni tentavano di farmi il lavaggio del cervello affinché abbandonassi il cristianesimo per abbracciare l’Islam, ma io non ho ceduto”. “Sono cristiana – dice Eman- e voglio vivere e morire cristiana”. Le dichiarazioni della donna contrastano con quanto affermato dal ministro dell’Interno egiziano Mohammad Ibrahim, che aveva rivelato ai media la conversione all’Islam della donna. La falsa notizia è stata probabilmente diffusa da alcuni ufficiali di polizia che erano in contatto con i rapitori durante il sequestro.

Il calvario di Eman inizia lo scorso 3 settembre in una strada del suo villaggio situato nella provincia di Samalout, nell’Alto Egitto. “Ero andata a fare visita a mia madre – racconta – quando una donna mi ha sorpreso alle spalle e mi ha addormentata con un liquido soporifero”. I rapitori, un uomo e una donna, la portano dentro la loro auto. Eman si risveglia alcune ore dopo in quartiere del Cairo. La donna ammette di aver cercato di corrompere i sequestratori per convincerli a liberarla, ma senza successo. “Loro – continua – continuavano a dire che mio marito sapeva che ero fuggita da casa e mi avrebbe ucciso una volta che fossi tornata indietro”.

Dopo diverse settimane di prigionia, intorno al 20 di settembre Eman riesce a fuggire a suoi rapitori e a mettersi in contatto con la gente del suo villaggio. Fino al suo arrivo la popolazione cristiana di Jabal al-Tair controlla tutti gli accessi all’abitato per impedire eventuali incursioni dei vicini abitanti di Bani Ahmed, islamisti, e autori di diversi attacchi e rapimenti. Tuttavia i problemi non finiscono. Mentre la donna era prigioniera suo marito e le autorità politiche e religiose cristiane di Jabal al-Tair vanno a sporgere denuncia alla polizia, ma gli agenti li informano che la donna, madre di cinque figli, ha scelto di convertirsi all’Islam ed è fuggita insieme a una sua amica musulmana. Per convincere gli abitanti e il marito della fuga e della conversione all’Islam i poliziotti mostrano un certificato di Al-Azhar con il nome e una foto di una donna, che però non è Eman. Nessuno crede alla versione fornita dagli agenti e dallo stesso ministro dell’Interno. Per diversi giorni gli abitanti di Jabal al-Tair manifestano davanti alla stazione di polizia della provincia per spingere gli agenti ad attivare le ricerche della donna. Le forse di sicurezza rispondono però in modo duro, arrestando e picchiando alcuni manifestanti. Per placare la tensione il ministro dell’Interno organizza un incontro con una delegazione del villaggio, promettendo di liberare i prigionieri e di risarcire le famiglie.

In seguito al ritorno della donna, il marito e gli abitanti di Jabal al-Tair hanno citato in giudizio gli agenti di polizia, chiedendo al tribunale di aprire un’inchiesta sul rapimento e sulla tentata conversione. Emad Abdo, un abitante del villaggio, afferma: “Andremo alla polizia e faremo registrare agli agenti il ritorno di Eman dalla prigionia. Li informeremo che lei è tornata dalla prigionia e che ha ricevuto pressioni per cambiare religione”.

Dopo la Primavera araba del 2011 e il caos seguito alla caduta del presidente Hosni Mubarak e all’ascesa dei Fratelli Musulmani al potere, i casi di rapimento e conversioni forzate a danno di donne cristiane sono passati da qualche decina all’anno a oltre 200. La salita al potere del generale al Sisi nel 2013, non ha fermato i sequestri compiuti dagli islamisti. Secondo l’Associazione delle vittime di rapimenti e conversioni forzate (Association of Victims of Abduction and Forced Disappearance Avafd), dal 2011 sarebbero almeno 550 le giovani copte cristiane rapite da uomini musulmani e costrette a conversioni e matrimoni forzati.

Qui l’originale

Tags:
cristiani perseguitatiegitto
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