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Papa Francesco, né marxista né peronista

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ANDREAS SOLARO

Aleteia - pubblicato il 26/09/14

Segnato dalla disuguaglianza sociale e dallo spirito ignaziano

Manuel Bru

Al momento di interpretare il pensiero sociale di Jorge Mario Bergoglio, soprattutto a partire dalla sua elezione a pontefice della Chiesa cattolica, si è arrivato a etichettarlo, tra le altre cose, come di sinistra, anche comunista, o come esponente del peronismo, singolare ideologia politica di grande portata nella storia recente del Paese natale del papa e che ha ancora abbastanza peso come eredità e riferimento nel pensiero e nella politica argentina di oggi.

Entrambe le definizioni del pensiero sociale del papa (comunista e peronista), che in questo momento dello sguardo storico al fatidico XX secolo sembrano piuttosto accuse denigratorie, sono evidentemente del tutto inadeguate. Il pensiero bergogliano è caratterizzato da un’incisiva critica al liberalismo capitalista, ideologia politica ed economica basata su principi antropologici e morali materialisti, molto distanti e in larga misura contrapposti – tanto come quelli del collettivismo marxista – al pensiero cristiano.

Il liberalismo ideologico è stato di grande rilevanza nella drammatica esperienza della dittatura militare argentina, della quale ha sofferto anche Bergoglio visto che, come sottolinea l’esperto del suo pensiero José Antonio Medina, tra le vere motivazioni del colpo di Stato del 1983 si nascondeva la volontà dei militari golpisti di imporre in Argentina un regime economico neoliberale in base ai requisiti del Fondo Monetario Internazionale e delle strategie in America Latina degli Stati Uniti.

Bergoglio, evidentemente, non è né marxista né peronista, ma un grande conoscitore, difensore e promotore della Dottrina Sociale della Chiesa. Questo sì, con un accento molto determinato e determinante: quello di una lettura della Dottrina Sociale della Chiesa caratterizzata da due circostanze: l’esperienza di estrema disuguaglianza e ingiustizia sociale in America Latina e l’eredità intellettuale dell’antropologia ignaziana, inseparabile dalla riflessione e dall’esperienza della Compagnia di Gesù che nel corso del XX secolo e fino ai giorni nostri, gesuita Bergoglio compreso, ha fatto un’opzione preferenziale per la giustizia sociale anticipando l’opzione preferenziale per i poveri di tutta la Chiesa dopo il Concilio Vaticano II e le successive assemblee plenarie dell’episcopato americano, soprattutto quelle di Puebla, Medellín e Aparecida.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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