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Hilarion: "Roma non riesce a influenzare gli uniati"

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Giuseppe Rusconi - Rossoporpora - pubblicato il 25/09/14

Il metropolita del Patriarcato di Mosca, si è espresso su dialogo cattolici-ortodossi, in cui la questione ucraina è tornata ad essere pietra d'inciampo

Concordata a Roma nel 1595 e ratificata l’anno seguente dal sinodo di Brest-Litovsk, l’unione di una parte degli ortodossi ucraini con la Chiesa cattolica ha sempre pesato negativamente sulle relazioni tra cattolici e ortodossi russi. Fu così negli ultimi anni del Cinquecento, è stato così anche nei primi anni Novanta del XX secolo, con l’indipendenza dell’Ucraina dopo il crollo dell’impero comunista sovietico.

Ed è così anche oggi a causa degli avvenimenti che – innescati dalla rivolta popolare nazionalista di ‘piazza Maidan’ – hanno portato al rovesciamento del presidente filorusso, all’avvicinarsi concreto dell’Ucraina a un’Unione europea molto ben disposta, all’affiorare della volontà secessionista della Crimea e di altri territori russofoni, in cui si è combattuto sanguinosamente per mesi fino alla tregua di pochi giorni fa.

Negli avvenimenti i greco-cattolici – guidati dall’arcivescovo maggiore di Kiev Svjatoslav Shevchuk – si sono schierati con chiarezza e convinzione dalla parte degli insorti. E questo non è stato apprezzato dagli ortodossi del Patriarcato di Mosca, che in Ucraina già devono convivere con una parte di ortodossi scismatici e che pure  in questi mesi hanno appoggiato i rivoltosi e il nuovo presidente).

Il metropolita Hilarion anima su ‘Vesti 24’ (una tv russa) una trasmissione intitolata “La Chiesa e il mondo”. Nella puntata del 13 settembre si è potuta ascoltare un’ampia conversazione tra il metropolita e il giornalista Alexandre Chipkov sulla “dimensione religiosa del conflitto ucraino”. Traducendo dal francese (dal sito della Chiesa ortodossa russa), evidenziamo qui alcune delle valutazioni più significative di Hilarion, che ha preso spunto dalla lettera del patriarca Kirill al patriarca Bartolomeo e a tutte le Chiese ortodosse locali sugli avvenimenti in Ucraina e dalla reazione – pure scritta – dell’arcivescovo maggiore Svjatoslav Shevchuk.  

Per il metropolita in Ucraina le normali differenze di visione politica sono integrate dalla compresenza di differenti confessioni cristiane: “A tale titolo i greco-cattolici assumono un ruolo importante nell’ovest del Paese”. Fin dagli inizi, ha detto Hilarion, “penso che l’Unione fosse un progetto politico. Non è un caso che i leader greco-cattolici sono sempre state persone politicizzate (…) Non è un caso se il nazionalismo nell’Ucraina occidentale era legato direttamente all’attività degli uniati”. Hilarion sceglie poi di ricordare (ed è una notazione pesante) quello che definisce il collaborazionismo dei leader uniati con i nazisti durante la Seconda Guerra mondiale.

Tutto ciò – continua il metropolita – si riflette anche, “purtroppo”, nel fatto che “la Chiesa cattolica nelle sue relazioni con noi si presenta un po’ come un Giano bifronte”. E si spiega: “Da una parte sta la Chiesa cattolica civilizzata che conduce con noi il dialogo, nella persona del Papa e del Vaticano”. E’ un dialogo, evidenzia Hilarion – che qualche frutto l’ha portato; il principale è stata l’adozione nel 1993 a Balamand (Libano) di un documento in cui cattolici e ortodossi “condannano l’uniatismo come un metodo inaccettabile per conseguire l’unità”. Ovvero, rileva Hilarion, in quel documento “i cattolici hanno riconosciuto  che l’idea stessa dell’uniatismo era un errore che ha impedito un avvicinamento con gli ortodossi”.

Al documento di Balamand ne dovevano seguire altri, in cui si sarebbero palesate le sue conseguenze pastorali, in modo “da creare una sorta di codice di comportamento di ortodossi e greco-cattolici nei territori dove coesistono”. Tuttavia – annota Hilarion – tale codice non è mai stato firmato, “a causa del rifiuto cattolico”. Insomma: la questione dell’uniatismo “continua a essere molto acuta, perché ricorrente”.

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