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I fratelli Chapman, ovvero l’estetica del bestemmiatore

© Public Domain

Il blog di Costanza Miriano - pubblicato il 23/09/14

L’ESTETICA DEL BESTEMMIATORE
Caratteristica del bestemmiatore è che per affermare la propria identità ha bisogno di Dio. Per paradosso si può dire, secondo la celebre sentenza di Pierre Klossowski, nessuno crede in Dio più di colui che lo ingiuria.
La bestemmia è perciò a tutti gli effetti un gesto trascendentale. Con ciò non si vuole minimamente dare un alone di nobiltà alla bestemmia, tutt’altro; ma per capire anche gli aspetti negativi di un fenomeno bisogna inquadrarlo in modo concettualmente adeguato.

Riesaminando da questo punto di vista l’opera dei Fratelli Chapman, perciò, in particolare la loro versione della Madonna col Bambino, non si può negare che la loro sia definibile come estetica del bestemmiatore.
E’ fuori discussione che se non esistesse il sacro, la sacralità del sacrificio, della morte, della religione, della vita, non sarebbe possibile nemmeno l’esistenza stessa dei Chapman in quanto artisti.
Non a caso i fratelli Chapman hanno voluto oltraggiare anche la sacralità dell’arte. Vogliamo fare un esempio?
Il loro lavoro dal titolo quanto mai emblematico “Insult to Injury” consiste nell’aver “rettificato” alcuni personaggi della celebre serie di Goya “I disastri della guerra”. In pratica i due fratelli hanno comprato una serie completa di 80 incisioni originali della celebre opera di Goya, perciò preziosissima, e, sulle teste dei suppliziati, hanno disegnato personaggi di fumetti.

Se l’operazione artistica fosse consistita nei loro ritocchi fumettistici, sarebbe stato ugualmente idoneo allo scopo l’uso di fotocopie anticate; è invece ovvio che ciò a cui miravano i due fratelli era proprio l’oltraggio effettuato ad una rara opera d’arte del passato.
Con ciò si mira proprio a colpire una certa idea di sacralità, quella dell’arte, dell’opera preziosa, unica. E questo proprio con lo scopo di scandalizzare il pubblico medio dei cultori dell’arte e quindi di far parlare di sé.
L’estetica dei Chapman deve sporcare, oltraggiare qualcosa di sacro per poter esistere, per poter conquistare le pagine della cronaca, luogo della salvezza, della conquista della propria identità.
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L’ESTETICA DEL DEMONIO
Ai precedenti si può aggiungere un ulteriore capitolo. L’estetica di tipo demoniaco che sta impregnando di sé la nostra società.
Abbiamo detto che la tradizione artistica europea era ispirata alla rappresentazione del corpo umano inteso come esempio di creazione divina; un secolo senza Dio deve per forza di cose esprimersi in altri linguaggi, il cui studio è spesso fonte di godimento estetico e di ammirazione per le innumerevoli modalità in cui il fenomeno artistico riesce a manifestarsi.
Tuttavia l’assenza di Dio nel mondo lascia spazio al suo nemico. Ovviamente, con questo non voglio dire che siamo obbligati a credere nel demonio, e quindi in Dio. Dobbiamo però essere edotti del fatto che il demonio ha un suo modo particolare di presentarsi e lo fa in maniera sempre simile.

Il demonio, sappiamo, si propone in alternativa a Dio. Non essendo però lui il creatore delle cose, e non essendo in grado di realizzare qualcosa di diverso, l’unica cosa che può fare è dileggiare, mettere in ridicolo la creazione. Esempio tipico dell’estetica demoniaca è la messa nera, che per essere celebrata necessita di particole consacrate, perché attraverso di esse si oltraggia il corpo di Dio.

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Tags:
arte contemporanea

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