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Una Scozia indipendente sarebbe una Scozia anticattolica?

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Aleteia - pubblicato il 18/09/14

Permangono i dubbi al riguardo

di Greg Daly

A qualche giorno da quando migliaia di protestanti hanno sfilato per le vie di Edimburgo e il noto filosofo cattolico scozzese John Haldane ha espresso preoccupazioni per il destino della Chiesa in un’eventuale Scozia indipendente, un centinaio di cattolici scozzesi ha acquistato uno spazio pubblicitario per proclamare che “un voto per il ‘Sì’ nel referendum di questa settimana rende possibile una Scozia più giusta a livello sociale”.

Tra i firmatari della lettera, pubblicata sull’Herald, ci sono lo storico Owen Dudley Edwards, la cui sorella Ruth ha dichiarato che l’indipendenza scozzese potrebbe rinfocolare le tensioni settarie, sir Harry Burns, già Chief Medical Officer della Scozia, e il professor Duncan MacLaren, già segretario generale dell’agenzia ecclesiale per gli aiuti e lo sviluppo Caritas Internationalis.

“Come parte del Regno Unito, viviamo nel quarto Stato meno equilibrato del mondo”, ha detto MacLaren. “L’indipendenza ci permetterà di seguire le parole di papa Francesco e di dire ‘no’ a un’economia di esclusione e disuguaglianza, non solo per i nostri cittadini, ma – attraverso una politica estera basata sulla solidarietà con i più poveri – per quelli che soffrono fame e sfruttamento nel mondo”.

Citando la Evangelii Gaudium, MacLaren è sembrato trarre una lezione diversa da quella tratta dal rocker Bob Geldof dal principio per cui “il ‘no’ non è sempre una negazione”. Per MacLaren, la Scozia potrebbe servire il bene comune in casa e all’estero più come Paese indipendente che come parte del Regno Unito. In questo, sarebbe in linea con altri Paesi nordeuropei come la Norvegia, che spende per gli aiuti internazionali quasi un terzo di ciò che spende il Regno Unito pur avendo solo cinque milioni di abitanti – rispetto ai 64 della Gran Bretagna –, o l’Irlanda, che il mese scorso aveva 336 soldati impegnati nelle missioni di peacekeeping delle Nazioni Unite rispetto ai 282 del Regno Unito.

Un altro firmatario, Harry Schnitker, senior research fellow presso il St. Ninian’s Institute di Dundee, ritiene che ci siano poche speranze che i politici di Westminster votino in linea con i principi dei cattolici scozzesi.

“È vero che il Parlamento scozzese ha passato disegni di legge osteggiati dalla Chiesa cattolica”, ha dichiarato. L’esempio più recente è il Disegno di Legge per il Matrimonio e la Partnership Civile (Scozia), che il Parlamento scozzese ha approvato a febbraio. “Ma gli stessi disegni di legge sono stati approvati dal Parlamento britannico. Nell’insieme, ad ogni modo, le politiche approvate dal Parlamento scozzese sono più in linea con il pensiero cattolico”.

In Scozia c’è la percezione diffusa che la riforma del welfare in Inghilterra e Galles abbia rappresentato un “assalto” ai più poveri e ai più deboli. L’ironia della questione è che il segretario per il lavoro e le pensioni Iain Duncan Smith si è impegnato pubblicamente ad aiutare i britannici più vulnerabili nel 2002, a seguito di una visita alla residenza Easterhouse di Glasgow. Primo politico conservatore senior ad aver mai parlato alla conferenza del Partito Laburista, nel 2005, ha insistito in un dibattito del movimento socialista cristiano sul fatto che “chiunque dovrebbe avere abbastanza denaro per poter vivere in modo dignitoso nella propria comunità”, e che “a un certo punto dobbiamo ridistribuire le risorse, non solo le entrate”.

Pur avendo preso l’incarico nel 2010 con lo scopo di sradicare la povertà attraverso un sistema di credito universale, Smith ha visto le cose peggiorare in tutta la Gran Bretagna. A giugno di quest’anno, il Comitato per la Riforma del Welfare del Parlamento scozzese ha accusato il Dipartimento per il Lavoro e le Pensioni di ignorare un aumento del 400% nell’utilizzo del banco alimentare tra il 2012-2013 e il 2013-2014.

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chiesa cattolicascozia
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