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No ovuli, no party: congelatori in vendita in America

© Public Domain

Emanuele D'Onofrio - Aleteia - pubblicato il 10/09/14

Dilagano negli Stati Uniti le campagne per convincere le donne a pianificare, a tutti i “costi”, la maternità

Il business della ricostruzione dell’orologio biologico è lì, dietro l’angolo. La scienza permette, lo sappiamo, di congelare gli ovuli della donna e di utilizzarli in seguito. O meglio, provare ad utilizzarli, dato che il numero di donne che rimane incinta grazie a questa tecnica è inferiore al 10%, come ha dichiarato Lord Robert Winston, il “mago” della fecondazione assistita. Ciò nonostante, la EggBanxx usa toni promettenti nelle campagne promozionali dei suoi grandi eventi, i cosiddetti “Congelamento degli ovuli party” – il prossimo “Let’s Chill” (“Congeliamoli”) sarà a New York – nel chiedere alle donne 8.000 dollari per l’intervento, più 1.000 all’anno per l’affitto del congelatore, in cambio di una presunta possibilità di pianificazione di tempi, carriera e rapporti con gli uomini in relazione alle proprie voglie di maternità. Ancora una volta da un reparto marketing, in questo caso quello della EggBanxxx, giunge l’incoraggiamento pressante ad assumere nuovi modelli antropologici. Parla ad Aleteia dei rischi di tutto questo la professoressa Paola Ricci Sindoni, docente di Filosofia Morale all’Università di Messina e direttore nazionale dei Quaderni di “Scienza & Vita”.

Che ne pensa di questa proposta?

Ricci Sindoni: La cosa più semplice sarebbe fare valutazioni etiche su questa nuova e un po’ bizzarra modalità di presentare la maternità come un bazar, un grande magazzino dove puoi al tempo opportuno trovare un figlio. Io vorrei fare un discorso che va a monte e che riguarda il fatto che si va sempre più diffondendo l’idea che l’unica forma valida di argomentazione razionale sia quella della tecno-scienza, che non viene mai messa in dubbio dalle persone, le quali sempre meno si fermano a pensare se le possibilità di successo siano alte o basse, se vale la pena spendere tanti soldi per un’impresa di questa genere. Si ragiona così: è possibile fare questa cosa tecnicamente? Sì, e allora la si fa. Questo passaggio immediato non tiene conto che l’argomentazione delle tecno-scienze dovrebbe essere accompagnata da altri tipi di argomentazioni, ad esempio di tipo giuridico, sociale, religioso, valoriale. Tutti questi punti di vista partecipano di una visione più globale. Il fatto che continuiamo anche noi, gente comune, a dare sempre per buono come un dogma l’accettazione di quello che fa la scienza, indica che siamo ormai a una svolta epocale. In realtà non tutto quello che si può fare tecnicamente lo si deve fare, perché la tecnica è uno strumento, ma non si lascia coinvolgere dal fine. Per evitare i paradossi impliciti in proposte come questa che arriva dagli Stati Uniti bisognerebbe decostruire l’idea che la tecno-scienza sia l’unica via per ragionare, per conoscere, per valutare. Da sola, la tecno-scienza ti porta al marketing e all’aspetto economico: queste donne spendono tanti soldi – e si parla infatti di truffa – per avere percentuali molto basse di successo.

C’è un corto circuito tra valori universali come la maternità e tendenze culturali ed economiche che invece sono nazionali?

Ricci Sindoni: Anche in America si dovrebbe imporre un modello culturale più comprensivo, su questa cosa come su molte altre. Perché è vero che la tecno-scienza ci può portare domani ad avere – perché tecnicamente si può fare – un utero artificiale per l’uomo in maniera tale che possa anche lui avere nove mesi di gravidanza e partorire. Però, mi chiedo, si deve fare? Questo è il punto. C’è un limite oltre al quale non dico si debba dire moralisticamente basta, ma occorre far intervenire altre argomentazioni. Questo non si fa, e ci troviamo in una corsa al massacro dove vince questo modello dogmatico della tecno-scienza. Bisognerebbe correre ai ripari e creare un sentire comune di fronte al dogma della scienza, che c’è anche da noi. Non bisogna tanto parlare di modelli culturali diversi: certo, noi abbiamo una cultura umanistica più radicata e lì certi modelli sono più galoppanti, ma bisogna parlare di limiti della scienza. Se non si pongono paletti si potrà fare qualunque cosa: trapiantare il cervello di un maiale in un bambino perché malato. Si dirà: in fondo è malato, perché non lo si può fare?

Il problema è l’alleanza tra economia e scienza, che ha dominato il XX secolo?

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bioeticavitrificazione degli ovuli
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