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I dogmi sono obbligatori ma sono anche necessari?

HOLMDEL,NJ-Bishop David M. O'Connell and a multitude of faithful venerate the Host at Adoration at the 1st Annual Eucharistic Congress in the Diocese of Trenton.
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Per credere nella presenza reale di Cristo nell'Eucaristia è indispensabile rifarsi alla definizione teologica di san Tommaso?

I dogmi sono «obbligatori»; ma sono anche «necessari»? Detto in altre parole: il cattolicesimo chiede ai suoi fedeli di credere obbligatoriamente ad alcuni princìpi, stabiliti in lunghi processi storici e con precise modalità. Ma questi dogmi sono davvero tutti «necessari» alla vita di fede?

La domanda sembrerà di certo eretica a molti lettori, ma non ho potuto fare a meno di pormela dopo aver letto un bel volume sull’eucaristia e sulla messa, «L’Ultima Cena, anzi la Prima» (Claudiana); l’autore Paolo Ricca è un protestante – valdese per la precisione – ma è sempre stato assai attento al dialogo ecumenico e in questo libro espone molto onestamente le diverse posizioni delle varie confessioni cristiane sul sacramento dell’eucaristia e sulla «santa cena» o messa che sia.

La lettura è stata istruttiva. Utile, per esempio, scoprire che in casa riformata il dibattito e l’approfondimento sul sacramento della comunione sono parecchio avanzati anche tra i laici, di certo più della norma dei credenti cattolici: anche perché la «santa cena» è in ambito protestante (a parte il battesimo) l’unico vero sacramento e logicamente su di essa si appuntano maggiori attenzioni, anche in funzione di una chiara distinzione dalla dottrina cattolica.

Ho appreso peraltro che in materia le posizioni delle varie correnti della Riforma sono tutt’altro che univoche, storicamente e nella prassi attuale delle Chiese. Per esempio Wyclif, un precursore di Lutero, si oppone recisamente alla dottrina della transustanziazione, però non nega la presenza reale: Cristo c’è effettivamente nel pane, ma non corporalmente, bensì in una sorta di unione immateriale che non i sensi ma la fede percepisce. Zwingli è più radicale: per lui l’eucaristia è un simbolo, «Questo è il mio corpo» va letto «Questo significa il mio corpo». Quanto a Calvino, l’altro grande riformatore, l’eucaristia è un insegnamento complementare a quello – fondamentale – della parola di Dio, è un aiuto, una conferma nella fede, un’ulteriore e più intima comunicazione di Cristo con l’uomo. Lutero infine ha la posizione più vicina al cattolicesimo: ammette infatti la presenza reale nell’eucaristia, vero corpo e vero pane, però rinuncia a spiegare come ciò avvenga.

Proprio quest’ultima linea di pensiero mi ha fatto riflettere: è possibile credere a una «presenza reale» anche senza aderire alla teoria della transustanziazione, ovvero alla tesi secondo la quale pane e vino cambiano di sostanza mantenendo la forma, i cosiddetti filosofici «accidenti»; perché dunque farne un dogma? A cosa serve? Risolve problemi o crea ulteriori difficoltà? Cosa aggiunge al contenuto dottrinale essenziale, ovvero quello di fondare una presenza effettiva di Cristo nel sacramento? A che scopo elevare (è avvenuto la prima volta al Concilio Laterano IV del 1215) un’ipotesi teologica come quella sistematizzata da san Tommaso – senz’altro ben argomentata ma anche legata alla cultura del suo tempo, e comunque passibile di evoluzioni – a verità assoluta e intangibile? In questo senso torno alla domanda iniziale se e quali dogmi cattolici sono davvero «necessari». Continueremo a discuterne nella prossima puntata.

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