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I nuovi templi della domenica

shopping en Toronto – it

© Ian Muttoo

Aleteia - pubblicato il 05/09/14

Il consumismo e i centri commerciali svuotano di contenuto la giornata domenicale

La domenica è una “festa”, e “anche giorno di gioia e di riposo dal lavoro” . Lo proclama la Chiesa nel documento Sacrosanctum Concilium, promulgato da Paolo VI.

Per un numero sempre crescente di persone, però, la domenica è solo un’altra giornata lavorativa, un giorno per andare a fare spese o l’occasione per mettere in pratica qualcuna delle tante proposte di ozio che offre il mercato. Per questo papa Francesco si chiede “se quella di lavorare alla domenica è una vera libertà”.

Jorge Mario Bergoglio lo ha affermato a luglio nell’Aula Magna dell’Università del Molise, a Campobasso, in un incontro con il mondo lavorativo e delle fabbriche. La questione è quanto mai opportuna quando l’unica cosa che sembra contare sono i risultati economici.

In Europa, l’apertura commerciale durante la domenica è stata polemica in Paesi come Francia e Germania, al punto che i vescovi europei hanno alzato la propria voce perché l’Unione Europea conceda un trattamento adeguato alla domenica.

Il vescovo di Almería, delegato spagnolo alla Commissione delle Conferenze Episcopali della Comunità Europea (COMECE), Adolfo González Montes, ha spiegato che “nella dichiarazione di noi vescovi della COMECE di fronte alle recenti elezioni al Parlamento Europeo, abbiamo ripetuto la stessa cosa che diciamo unanimi con il papa: sosteniamo tutte le misure volte a difendere la considerazione della domenica come giorno comune di riposo settimanale”.

Nei negoziati delle direttive europee sui tempi di lavoro, l’episcopato europeo ha sempre scommesso, conferma González Montes, sul fatto di “liberare la domenica dal dovere del lavoro, con il proposito di promuovere il riposo regolare settimanale, la convivenza familiare e il compimento dei doveri religiosi e delle attività e delle relazioni umane di tempo libero”.

La COMECE ha espresso il proprio sostegno all’Alleanza per la Difesa della Domenica, che riunisce sindacati, Chiese e organizzazioni civili.

In Spagna la controversia per l’apertura commerciale la domenica è stata demandata alle comunità autonome, i cui governi decidono come applicare la legge statale.

Il vescovo González Montes ritiene che “un atteggiamento ragionevole non è l’intransigenza nei confronti di ogni attività commerciale la domenica, ma i centri commerciali danno il primato al mercato e annullano il significato religioso e sociale del riposo, motivando le persone a vendere e comprare, e trasformando di fatto il mercato nell’alternativa al tempio”.

Ci sono tuttavia anche altre considerazioni che meritano risalto. “La tradizione culturale dell’Unione Europea è incomprensibile senza le sue radici cristiane”, indica.

“Secolarizzando definitivamente la domenica, l’Europa e l’Occidente avanzano verso quell’incomprensibile suicidio culturale verso il quale siamo incamminati, sedotti dall’illusione che sia possibile una vita pubblica senza alcuna ispirazione religiosa e neutralmente laica”.

In ogni caso, per la pluralità religiosa dell’Europa si nega un trattamento preferenziale alla domenica. Adolfo González Montes, che è stato membro della Commissione Episcopale per le Relazioni Interconfessionali, ricorda che “la difesa della domenica è compatibile con misure che difendano i non cristiani, perché anche loro abbiano la possibilità di compiere i propri doveri religiosi o di godere la domenica”. Ugualmente categorico si è dimostrato il vescovo di Ciudad Real e responsabile della Pastorale Operaia, Antonio Algora: “Il riposo settimanale è una costante fondamentale. Le grandi religioni hanno accolto questo ritmo settimanale e lo hanno incluso nelle proprie pratiche religiose.
Le comunità umane, in generale, hanno bisogno di potersi riunire”.

“Le domeniche in cui lavoro non vado a Messa”, ha affermato Alejandro Martínez, 41 anni, sposato e padre di un bambino di due anni. Lavora come meccanico di biciclette in un centro commerciale di Majadahonda (Madrid) dal lunedì al sabato dalle 15.00 alle 22.00, a cui bisogna aggiungere circa 25 domeniche e festivi nel corso dell’anno.

Questo ex catechista di cresima della parrocchia di San Rafael Arcángel (Getafe) appartiene a un’équipe di coppie sposate. Ammette che il suo orario influisce sulla possibilità di partecipare alla vita di comunità. In varie occasioni ha modificato i giorni e gli orari delle riunioni. “Ora ci vediamo una domenica mattina”, ha commentato. Anche la sua vita familiare si è vista fortemente condizionata dal suo orario di lavoro.

“Per passare del tempo con mia moglie e mio figlio, ho solo le domeniche in cui non lavoro e il sabato mattina”, ha osservato, lamentando di perdere “tutta la crescita di mio figlio” e di non avere “tempo di qualità con mia moglie”.

Ana del Collado, che lavora in una grande superficie commerciale a San Fernando (Madrid), si sente fortunata ora che i suoi figli hanno 14 e 18 anni, anche se denuncia che “molti colleghi devono ricorrere ai nonni o lasciare i bambini da soli”.

La sua famiglia sa che non può contare su di lei il fine settimana, almeno per varie settimane, fino a quando la stagione delle vendite è passata e l’impresa le concede una domenica di riposo. I suoi giorni liberi durante la settimana li passa a pulire la casa, vedendo poco amici e familiari.

“Il martedì o il mercoledì che ti danno libero, gli altri lavorano e non riesci a fare niente con nessuno”, ha aggiunto il suo collega Ángel Fraile, 30 anni, che lavora a Tarragona, una delle zone che potrebbe essere dichiarata di interesse turistico per aumentare le dieci domeniche di apertura commerciale permesse finora.

Questo giovane andaluso emigrato in Catalogna ha affermato che “le imprese dicono di aprire perché i consumatori lo richiedono, ma io credo che lo facciano più che altro pensando a lungo termine, per abituare i potenziali clienti; di fatto, ci sono offerte speciali solo la domenica”.

L’ex catechista della diocesi di Getafe lo afferma chiaramente: “La Chiesa deve chiedere con più forza che il riposo settimanale sia maggiormente rispettato. Deve condannare con decisione questo consumismo vorace che ci sta lasciando senza valori”.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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