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Perché non è concesso a tutti fare la Comunione con il vino?

© Public Domain
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Se è una cosa che la Chiesa permette, perché non viene fatto in tutte le parrocchie?

Vi sarei grato se voleste chiarire una domanda che si fanno tante persone che frequentano le nostre parrocchie. In effetti siamo in un periodo in cui ci facciamo molte domande che molte volte non trovano una risposta, oppure ricevono un chiarimento, ma con un linguaggio molto difficile da capire. La questione è questa: perché in diverse parrocchie – non molte in verità – un semplice fedele, magari ministro straordinario dell’Eucaristia, può avvicinarsi al Calice con il permesso del sacerdote e bere il vino, che sappiamo – anche con la poca Fede e conoscenza di molti fedeli – essere il sangue di Cristo? Se è una cosa che la Chiesa permette, perché non viene fatto in tutte le parrocchie? Alcuni sacerdoti,così detti dell’avanguardia, lo permettono, altri, chiamati conservatori, gridano allo scandalo. Dove sta la verità?

Paolo Pecchioli

Risponde don Roberto Gulino, docente di Liturgia alla Facoltà teologica dell’Italia centrale

La domanda del nostro amico lettore ci dà la possibilità di chiarire due questioni sulla comunione eucaristica su cui a volte, come giustamente veniva detto, rimangono molti dubbi. 

La prima. È sempre utile ricordare che la comunione eucaristica – frequentemente distribuita durante la celebrazione con la sola specie del pane consacrato, l’ostia – è sempre comunione al corpo e al sangue di Cristo: dal Concilio di Trento (XVI secolo) ad oggi il magistero della Chiesa ha affermato chiaramente e più volte che il Signore Gesù è presente sacramentalmente sotto ciascuna specie, sia nel pane che nel vino consacrati, donando tutto il frutto di grazia dell’Eucaristia anche ricevendo solo una delle due specie (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica n° 1390). Questo ci rassicura sul fatto che se una persona, per qualsiasi motivo, ricevesse anche solo ed esclusivamente il sangue di Cristo, oppure solo il Suo corpo, entra sempre e comunque in comunione con il corpo ed il sangue del Signore, con tutta la sua persona, con tutta la sua realtà sacramentale.

Detto questo, occorre anche ribadire che «la santa comunione esprime con maggiore pienezza la sua forma di segno se viene fatta sotto le due specie» (Ordinamento Generale del Messale Romano n° 281) proprio per una migliore completezza simbolica e rituale del segno sacramentale di Gesù presente nell’Eucaristia. Anche la terza editio typica del Messale Romano – ancora in fase di traduzione e approvazione per la Conferenza Episcopale Italiana – invita a distribuire sia il pane sia il vino consacrati «purché i fedeli siano ben preparati e non ci sia pericolo di profanazione del Sacramento o la celebrazione non risulti troppo difficoltosa per il gran numero di partecipanti o per altra causa» (OGMR 283).

Ogni sacerdote, come pastore della comunità, può valutare questa possibilità della comunione sotto le due specie in base alle condizioni citate sopra: purché si comprenda che è per la maggior chiarezza del segno e non perché sia necessaria per una «piena-completa-vera» comunione che porta «più frutto» rispetto a quella sotto una sola specie; purché non ci siano rischi effettivi di profanazione; purché sia concretamente possibile senza troppa difficoltà.

La seconda questione. Sicuramente tutti ci accostiamo all’Eucaristia RICEVENDO il pane consacrato – ed eventualmente il vino consacrato – dalle mani del sacerdote, che in quel momento agisce «in persona Christi» (al posto stesso di Gesù) o dalle mani di un altro ministro ordinato o istituito per questo servizio.

Anche il diacono, ministro ordinato e non «straordinario» che ha come ufficio proprio di distribuire la comunione, riceve l’eucaristia e non la «prende» da solo, né pane né vino, e come lui anche gli accoliti, i ministri straordinari della comunione, gli altri ministri, i religiosi, i fedeli laici… tutti la ricevono! Dietro questa indicazione rituale vi è una realtà teologica molto profonda e da valorizzare maggiormente: l’Eucaristia è sempre e solo un dono, nessuno la può «prendere» da solo, ma la riceviamo tutti dal Signore.

Quindi, cercando di tirare un po’ le fila e tentando una risposta alla domanda del lettore, ognuno può accostarsi a ricevere la comunione sotto la specie del pane e del vino – sia un laico, sia un ministro straordinario della comunione – ma senza avvicinarsi da solo al calice, ricevendolo dal sacerdote. Sempre al sacerdote spetta valutare l’opportunità pastorale di distribuire l’Eucaristia sotto le due specie, sapendo che questa possibilità favorisce la pienezza del segno rituale, ma non è necessaria per la verità della comunione sacramentale con il Signore. 

Spero di aver risposto, e di aver usato un linguaggio comprensibile, altrimenti ci riproverò volentieri una seconda volta… magari riuscirò a far meglio.

Qui l’articolo originale

Tags:
comunione
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