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Papa Francesco “Lecito fermare aggressore ingiusto. Non bombardare”

ANDREW MEDICHINI

Lucandrea Massaro - Aleteia - pubblicato il 18/08/14

Il pontefice è pronto, se sarà necessario, ad andare in Kurdistan

Di ritorno dal viaggio in Corea, Papa Francesco, come già in precedenza, ha lasciato spazio alle domande dei giornalisti e si è soffermato sui temi più caldi dell'attualità, annunciando presto una enciclica sul creato ma soprattutto rispondendo a chi gli chiedeva cosa pensasse della situazione internazionale.

L'aggressione dell'Isis alle minoranze cristiane in Iraq e le bombe americane
«In questi casi, dove c’è un’aggressione ingiusta, soltanto posso dire che è lecito “fermare” l’aggressore ingiusto. Sottolineo il verbo “fermare”, non dico bombardare, fare la guerra, ma fermarlo. I mezzi con i quali si può fermare dovranno essere valutati. Fermare l’aggressore ingiusto è lecito. Ma dobbiamo avere memoria, quante volte sotto questa scusa di fermare l’aggressore ingiusto le potenze si sono impadronite dei popoli e hanno fatto la vera guerra di conquista. Una sola nazione non può giudicare come si ferma un aggressore ingiusto. Dopo la Seconda Guerra mondiale c'è stata l’idea della Nazioni Unite, là si deve discutere e dire: c’è un aggressore ingiusto? Sembra di si, e allora come lo fermiamo? Soltanto questo, niente di più. In secondo luogo, le minoranze. Grazie per aver usato questa parola. Perché a me parlano di cristiani, quelli che soffrono, i martiri. E sì, ci sono tanti martiri. Ma qui ci sono uomini e donne, minoranze religiose, non sono tutti cristiani, e tutti sono uguali davanti a Dio. Fermare l’aggressore ingiusto è un diritto che l’umanità ha ma è anche un diritto che ha l’aggressore di essere fermato perché non faccia del male» (Corriere della Sera, 18 agosto).

La possibilità di una visita in Iraq, nella zona del conflitto
«Sono disponibile ad andare in Iraq e credo di poterlo dire: quando con i miei collaboratori abbiamo avuto notizia di questa situazione, delle minoranze religiose e anche il problema in quel momento del Kurdistan che non poteva accogliere così tanta gente, abbiamo pensato tante cose. Abbiamo scritto prima di tutto il comunicato che ha fatto padre Lombardi. Dopo questo comunicato è stato inviato a tutte le nunziature perché fosse trasmesso ai governi. Poi abbiamo scritto al Segretario generale delle Nazioni Unite e abbiamo deciso di mandare là un inviato personale, il cardinale Filoni. Alla fine abbiamo detto se fosse stato necessario, dopo il ritorno dalla Corea, potevo andare lì, era una delle possibilità. Sono disponibile! In questo momento non è la cosa migliore da fare, ma sono disposto a questo».

Le vittime della guerra
«Oggi noi siamo in un mondo in guerra, dappertutto! Qualcuno mi diceva: lei sa, padre, che siamo nella terza guerra mondiale, ma fatta a pezzi. A capitoli. È un mondo in guerra dove si fanno queste crudeltà. Vorrei fermarmi su due parole. La prima è crudeltà. Ora i bambini non contano! Una volta si parlava di una guerra convenzionale, ora questo non conta. Non dico che le guerre convenzionali siano cosa buona, no. Ma oggi va la bomba e ammazza l’innocente con il colpevole, il bambino con la donna, la mamma: ammazza tutti. Ma vogliamo fermarci a pensare un po’ al livello di crudeltà a cui siamo arrivati? E questo ci deve spaventare. Non è per fare paura. Il livello di crudeltà della umanità in questo momento è da spaventare un po’» (Vatican Insider, 18 agosto).

Il rientro a Roma
Dopo il suo arrivo a Ciampino, Papa Francesco si è recato alla basilica romana di Santa Maria Maggiore per un momento di preghiera di ringraziamento alla Madonna per il viaggio appena concluso in Corea. Jorge Mario Bergoglio, che ha ormai adottato questa abitudine prima e dopo ogni trasferta internazionale, si è mosso da Ciampino in macchina anziché in elicottero, ha portato con sé un bouquet di fiori avuto in dono da Mary Sol, una bambina coreana di sei anni (La Repubblica, 18 agosto).

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