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Ho una dipendenza ma sono anche chiamato alla santità

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Aleteia - pubblicato il 06/08/14

Testimonianza molto personale sulla tossicodipendenza e la fede

Mi ha contattato un conoscente chiedendomi di raccontare qualcosa di molto personale della sua vita. È per questo che il racconto viene pubblicato in forma anonima ma con grande sincerità. Grazie di cuore per la testimonianza.

ANONIMO:

Desidero condividere brevemente il mio passato con le droghe, il mio recupero e anche come la mia pratica religiosa si inserisca in questa storia.

Sono un giovane di una città dell’interno del Paese. Ho iniziato a bere alcool e a consumare droghe nell’adolescenza. All’inizio mi hanno dato qualcosa che mi era sempre “mancato”: fiducia e “coraggio” per relazionarmi agli altri, soprattutto le ragazze. A poco a poco, però, e man mano che consumavo più quantità e varietà di droghe, sono diventato una persona isolata e solitaria. Tutto andava in malora: i miei studi, i miei lavori, i miei legami familiari e di amicizia e anche il fidanzamento. Alla fine mi interessavano solo le droghe.

In alcuni momenti mi ricordavo di Dio. Non avevo ricevuto una formazione religiosa da bambino, salvo l’esempio di alcune zie e delle mie nonne, ma stavo studiando in un’università cattolica e le lezioni di teologia mi portavano a pormi delle domande. Nella mia disperazione ho chiesto a Dio di mostrarmi il cammino per migliorare.

Mi sono allora avvicinato a una parrocchia. Ho iniziato un catecumenato che mi ha portato a ricevere la Prima Comunione e la Cresima. Anche se pensavo che la pratica religiosa mi sarebbe bastata per uscire dalle droghe, non riuscivo a frenarmi del tutto e avevo frequenti ricadute. Allora una persona della Chiesa mi ha raccomandato i Gruppi dei 12 Passi. Sono così arrivato ai Narcóticos Anónimos (NA) nel marzo 2006, quando vivevo a Buenos Aires.

La prima riunione alla quale sono andato si svolgeva in una parrocchia. Ad ogni modo, ho visto che la pratica religiosa non era un requisito per partecipare, perché c’erano credenti di altre religioni o persone che non praticavano alcun culto. Ho capito che altri, che erano passati per le stesse esperienze che avevo attraversato io, potevano aiutarmi con la loro esperienza come nessun altro. Si trattava del linguaggio dell’identificazione.

Ho capito anche che la dipendenza era una malattia che devo curare in modo speciale. Non tocco alcuna droga da molti anni, e lo stesso vale per l’alcool. Assisto agli incontri degli NA in parrocchie, sinagoghe, templi evangelici, società di promozione e ospedali. Si tratta di un programma spirituale, non religioso.

Oggi sono tornato nella mia città d’origine. Continuo a vivere la mia fede in modo attivo, andando a Messa, confessandomi e partecipando alle attività della mia parrocchia. E continuo anche ad andare alle riunioni dei Narcóticos Anónimos, capendo che sono queste che mi permettono di mantenere giorno dopo giorno la mia astinenza, il mio recupero e la nuova forma di vita che ho trovato, che è molto migliore di quella che avevo prima. Conduco una vita degna e sono un membro produttivo e gioioso della società.

Oggi capisco che, anche con il mio passato dai tanti eccessi, sono chiamato ad essere santo. Magari la mia esperienza potesse servire ad altri che stanno soffrendo.

Pubblicato da Elías Cisternas sul suo blog

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

Tags:
drogafedetossicodipendenza
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