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Non volevo più vivere, poi ho incontrato Lui…

Silvia Sala

Carly Andrews - Aleteia - pubblicato il 02/07/14

Quando sono arrivata per la prima volta nella vecchia chiesa di pietra, sono stata del tutto colta alla sprovvista perché le panche non avevano schienale e quei ragazzi erano inginocchiati per terra senza alcun cuscino, per non parlare del fatto che erano tutti vestiti in modo molto “tranquillo”, mentre io ero lì con la mia minigonna e il mio top. E per rendere le cose peggiori, quei ragazzi pregavano in modo così aperto e carismatico, senza la minima vergogna. Ad essere onesti, ho pensato che fossero tutti completamente pazzi!

Ad ogni modo, ero molto attirata dalla loro gioia e dalla loro libertà, e mi sentivo disperatamente sola, e così ho iniziato a tornare in quel luogo. Non provavo ancora niente nella Messa, ma attraverso la gentilezza e l’accoglienza di quei ragazzi ho iniziato lentamente a sentirmi a mio agio a parteciparvi, il che era un inizio.

In quell’anno la mia fede ha avuto alti e bassi. All’inizio cercavo dei segni da parte di Dio e pregavo per una conversione miracolosa a Cristo, ma ho capito presto che non va sempre così; per me è stata una lotta lenta e accidentata. Avevo ancora tanti dubbi filosofici nei confronti della religione in generale, e soprattutto ero ancora oppressa dalla sofferenza che mi portavo dietro per tutto ciò che avevo vissuto in Inghilterra.

Circa un anno dopo, però, ho scoperto una cosa chiamata “adorazione”. (L’adorazione è quando il Santissimo Sacramento, ovvero l’ostia dopo che è stata consacrata nella Messa, viene posto sull’altare perché chiunque possa pregare alla sua presenza).

Non capivo bene, ma ho iniziato a partecipare.

Poco dopo il CSL ha tenuto un’adorazione di 24 ore durante l’Avvento, e io ho deciso di andare sempre.

Ero lì di notte, spesso completamente sola nella chiesa buia e silenziosa, con l’ostia racchiusa nella sua custodia dorata che scintillava sull’altare.

Mi sono inginocchiata davanti al Santissimo Sacramento nella disperazione più assoluta e ho pregato il Signore di ascoltarmi, di togliere un po’ del mio dolore, di darmi un senso per la mia vita, di ascoltare, di parlare, di farmi sapere che era lì. Di farmi sapere che non ero sola. Mi sentivo così sola che il dolore mi corrodeva il cuore…

Silenzio.

Poi è successo qualcosa.

Per la prima volta nella mia vita, sola nella notte con Cristo, mi sono completamente abbandonata a lui. Il mio sguardo ha iniziato a spostarsi da me stessa come centro dell’esistenza a Lui come centro. Il mio cuore ha iniziato ad aprirsi a Lui…

E mentre si apriva, Egli vi entrava e mi riempiva con la Sua presenza guaritrice. Ho capito che tutto il mio dolore, la mia amarezza e la disperazione erano completamente scomparsi e che il mio cuore era pieno solo di pace, gioia e amore. La tenera presenza di Cristo permeava tutto il mio essere, in modo così gentile che quasi non me ne rendevo conto. Il mio cuore ardeva d’amore.

Ho guardato indietro agli eventi dolorosi che erano avvenuti nei due anni precedenti, quando prima al solo pensarci provavo un dolore fisico; ora, però, non c’era dolore, non c’era odio, non c’era rabbia. Solo amore, traboccante, incontenibile!

Cristo era in me! Avevo preso dimora in me, nella mia carne, portandomi alla vita, alla vera vita. Cristo era nell’Eucaristia!

Potevo vedere il Suo corpo su quell’altare nell’ostia consacrata; era davanti a me, nella carne. L’ho incontrato fisicamente! I
l mio Signore, il mio amico, il mio insegnante, il mio Salvatore e il mio Dio! Era proprio lì di fronte a me, l’ho visto con gli occhi del mio cuore mentre trasformava la mia vista che prima non trovava senso in un mondo difficile e crudele ma ora vedeva la realtà davanti a me radicata nel significato divino, con la splendida creazione di Dio che si dispiegava davanti ai miei occhi e tutto che puntava a Lui, il Figlio di Dio, nella carne.

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comunionecorpus dominitestimonianze di vita e di fede
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