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Sinodo sulla famiglia: quello dei vescovi non è quello dei media

Jeffrey Bruno

Massimo Introvigne - La nuova Bussola quotidiana - pubblicato il 27/06/14

La percezione spesso distorta della stampa non rende ragione del lavoro paziente fatto dai vescovi

L’«Instrumentum Laboris» per il prossimo Sinodo Straordinario sulla famiglia, presentato il 26 giugno 2014, non rappresenta – il documento lo chiarisce –  la posizione della Santa Sede o del Papa, ma illustra le risposte al questionario del novembre 2013 arrivate a Roma principalmente dalle Conferenze Episcopali, anche se in teoria chiunque – anche i semplici fedeli – poteva rispondere. Si tratta dunque di una silloge di opinioni disparate: uno «strumento di lavoro», appunto. 

Chiarita la sua natura, occorre però leggerne tutte le 87 pagine (si arriva fino a pagina 77, ma le prime dieci sono numerate in numeri romani): un esercizio faticoso ma obbligatorio e da cui emerge un quadro delle posizioni dei vescovi del mondo intero forse un po’ diverso da quello che le conferenze stampa di qualche episcopato del Nord Europa lasciavano intendere. Tutto sommato, le Conferenze Episcopali – c’è da credere che il documento cerchi di ricostruirne le opinioni della loro maggioranza – appaiono molto caute: pongono domande più che fornire risposte, e non sono affatto entusiaste delle ideologie dominanti.
Il testo riprende le otto domande del questionario del 2013, ed è diviso in tre parti. La prima si riferisce al tema della famiglia nella Sacra Scrittura e nel Magistero, di cui si richiamano i grandi testi fra cui l’enciclica del venerabile Paolo VI (1897-1978) «Humanae vitae» e l’ampio corpus sulla famiglia di san Giovanni Paolo II (1920-2005). 
Le risposte ai questionari affermano che l’insegnamento biblico sulla famiglia è abbastanza conosciuto, ma «resta ancora molto da fare, perché esso diventi il fondamento della spiritualità e della vita dei cristiani». «In questa prospettiva, risalta quanto sia decisiva la formazione del clero ed in particolare la qualità delle omelie, sulla quale il Santo Padre Francesco ha recentemente insistito». 

Molto peggio vanno le cose in tema di Magistero, la cui conoscenza «sembra essere generalmente scarsa». Qualche risposta imputa «la responsabilità della scarsa diffusione di questa conoscenza agli stessi pastori, che, secondo il giudizio di alcuni fedeli, non conoscono loro stessi in profondità l’argomento matrimonio-famiglia dei documenti». I fedeli manifestano anche «una certa insoddisfazione nei confronti di alcuni sacerdoti che appaiono indifferenti rispetto ad alcuni insegnamenti morali. Il loro disaccordo con la dottrina della Chiesa ingenera confusione tra il popolo di Dio». Come si vede, è più o meno il contrario di quanto affermato da alcuni media: i fedeli protestano non contro i sacerdoti che presentano la dottrina della Chiesa, ma contro quelli che manifestano il loro «disaccordo» con il Magistero. Al contrario, «là dove si trasmette in profondità, l’insegnamento della Chiesa con la sua genuina bellezza, umana e cristiana è accettato con entusiasmo da larga parte dei fedeli». 
Certamente, le risposte segnalano anche elementi che rendono difficile ad alcuni accettare l’insegnamento della Chiesa: «Le nuove tecnologie diffusive ed invasive; l’influenza dei mass media; la cultura edonista; il relativismo; il materialismo; l’individualismo; il crescente secolarismo; il prevalere di concezioni che hanno portato ad una eccessiva liberalizzazione dei costumi in senso egoistico; la fragilità dei rapporti interpersonali; una cultura che rifiuta scelte definitive, condizionata dalla precarietà, dalla provvisorietà, propria di una “società liquida”, dell’“usa e getta”, del “tutto e subito». Se in Asia e in Africa la Chiesa trova difficoltà «nel confronto con le culture tribali e le tradizioni ancestrali, in cui il matrimonio ha caratteristiche assai diverse rispetto alla visione cristiana, come ad esempio nel sostenere la poligamia o altre visioni che contrastano con l’idea di matrimonio indissolubile e monogamico», in Occidente fa problema la nozione di «legge naturale», che è al centro di molti testi del Magistero ma oggi non è più compresa dalla cultura maggioritaria. 
Da molti giovani oggi l’aggettivo «naturale» è inteso nel senso non di conforme alla natura umana, ma di «spontaneo»: fare quello che «viene naturale» è considerato di per sé buono. «In sintesi, si tende ad accentuare il diritto alla libertà individuale senza compromesso: le persone si “costruiscono” solo in base ai propri desideri individuali. Ciò che si giudica sempre più divenire “naturale” è più che altro l’autoreferenzialità della gestione dei propri desideri ed aspirazioni. A ciò contribuisce pesantemente l’influsso martellante dei mass media e dello stile di vita esibito da certi personaggi dello sport e dello spettacolo». 

Dalle risposte emergono quindi suggerimenti di adeguare il linguaggio, parlando di «ordine della creazione» o di «legge scritta nel cuore dell’uomo» anziché di «legge naturale». Peraltro, prima di rivedere il linguaggio del Magistero, si tratta di farlo conoscere: molte risposte al questionario invitano il Sinodo a mettere a tema come «promuovere una migliore conoscenza del Magistero», a partire dal ricchissimo corpus su amore, matrimonio e famiglia di san Giovanni Paolo II.

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sinodo famiglia
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