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La sessualità

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L'Osservatore Romano - pubblicato il 21/06/14

Gli esiti della rivoluzione sessuale sono sotto gli occhi di tutti

La rivoluzione sessuale prometteva a tutti la felicità attraverso il piacere, un traguardo che sembrava raggiungibile facilmente, a costo zero, a condizione di trasgredire le regole morali, in primo luogo quelle della Chiesa cattolica.  La Chiesa, infatti, in quel periodo subì un pesante attacco perché era considerata nemica della felicità umana in quanto nemica del sesso. Oggi sono passati quasi cinquant’anni dalla diffusione di questa utopia, sicuramente una delle cause della secolarizzazione nei Paesi occidentali, e si addensano molte ombre sui suoi esiti. 

La rivoluzione sessuale ha lasciato molti feriti sul campo, soprattutto giovani poco protetti dal ceto sociale, donne che non riescono a realizzare il loro sogno di maternità, e più in generale una società di single che devono fare i conti, ogni giorno, con la propria solitudine. La separazione fra sessualità e procreazione, invece che aprire parentesi di libertà, soprattutto alle donne, si è rivelata un ostacolo alla maternità, inseguita troppo tardi, quando diventa difficile se non impossibile concepire, anche con la procreazione assistita. Addirittura, in molti Paesi, diventa una nuova occasione per lo Stato di entrare con mano pesante nella vita degli esseri umani decidendo al posto degli individui se e quando avere dei figli, in funzione di esigenze economiche o politiche. Ma è una sconfitta sulla quale non si vuole riflettere, sebbene i feriti siano tanti, e la società nel suo complesso risenta del drammatico crollo delle nascite e della crisi della famiglia, effetti riconducibili in gran parte alla libertà sessuale ottenuta. Questo numero è in parte una rassegna di casi critici, di conseguenze drammatiche sulle quali si chiudono gli occhi volentieri, ma vuole anche essere una smentita di quella opinione comune che attribuisce alla tradizione cristiana un bigotto orrore del sesso: basta leggere il Cantico dei cantici per rendersene conto.

L’Incarnazione infatti ha inaugurato un nuovo modo di dare senso all’atto sessuale, che diventa parte e strumento del cammino spirituale di ogni cristiano, sia nella via ascetica, sia in quella matrimoniale. In tale percorso si intrecciano naturalmente carne e spirito, sentimenti ed eros come ha mirabilmente spiegato Benedetto XVI nella sua prima enciclica, Deus caritas est: egli afferma infatti che il cristianesimo «non ha per nulla rifiutato l’eros come tale, ma ha dichiarato guerra al suo stravolgimento distruttore, poiché la falsa divinizzazione dell’eros, che qui avviene, lo priva della sua dignità, lo disumanizza». Perché «due cose emergono chiaramente da questo rapido sguardo alla concezione dell’eros nella storia e nel presente. Innanzitutto che tra l’amore e il Divino esiste una qualche relazione: l’amore promette infinità, eternità — una realtà più grande e totalmente altra rispetto alla quotidianità del nostro esistere. Ma al contempo è apparso che la via per tale traguardo non sta semplicemente nel lasciarsi sopraffare dall’istinto. Sono necessarie purificazioni e maturazioni, che passano anche attraverso la strada della rinuncia. Questo non è rifiuto dell’eros, non è il suo “avvelenamento”, ma la sua guarigione in vista della sua vera grandezza».

Qui l’originale

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sessualità
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