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I lupi di Francesco? Non vengono da Gubbio

© Andrew Medichini/AP

Rossoporpora - pubblicato il 09/06/14

Intervista al vaticanista Marco Politi autore di “Francesco tra i lupi. Il segreto di una rivoluzione”

Una corporatura robusta, un impermeabile bianco, una barbetta grigia. E, nelle occasioni importanti, un movimento perenne alla ricerca (spregiudicata) di un posto giornalisticamente al sole. Buon conoscitore del mondo russo (è stato anche per sei anni corrispondente da Mosca), ci suggerisce talvolta l’idea che potrebbe far la sua bella figura in un film di fine Ottocento/inizio Novecento, indifferentemente come ministro zarista o congiurato bolscevico. Personaggio d’antico pelo e d’astuzia nativa, il sessantasettenne Marco Politi è oggi editorialista de il Fatto Quotidiano, dopo aver illustrato per vent’anni la Repubblica con le sue cronache vaticane tanto acute quanto maliziose. Tra i suoi libri, molto noto internazionalmente è “His Holiness/Sua Santità” (1997), scritto con Carl Bernstein e riguardante Giovanni Paolo II. Per Laterza ha scritto nel 2013 “Joseph Ratzinger. Crisi di un papato” e ora replica con “Francesco tra i lupi. Il segreto di una rivoluzione”, 250 pagine che scorrono, divise in una quindicina di capitoli, tra i quali non ne manca uno sulle “parroche nascoste”, in cui emerge tale Monika Schmid scovata a Effretikon nella parte zurighese della diocesi di Coira. Altri titoli promettenti: “Il colpo di Stato di Benedetto XVI”, “San Pietro non aveva una banca”, “La guerra dei cardinali”. Eccoci qui allora in Sala Stampa vaticana per una conversazione a 360 gradi sul momento ecclesiale…

“Francesco tra i lupi”: Marco, il titolo non è un po’ pessimista?
E’ una metafora, anche ironica, della leggenda di san Francesco. Il lupo di Gubbio, dopo la predica di san Francesco, leccò le mani e diventò un agnellino…
Ho la netta impressione che per te questi lupi siano parenti molto alla lontana dell’esemplare eugubino…
Proprio così, cuginastri. Mi sembra che, come lo stesso papa Francesco sa, la sua predicazione e soprattutto i suoi programmi suscitino opinioni molto diverse. E quindi anche resistenze. E quindi anche opposizioni. Ci troviamo in una fase di transizione storica della Chiesa uguale a quella del tempo del Concilio: chi conosce la cronaca di quegli anni sa che le opposizioni a Giovanni XXIII e ai progetti di riforma erano tante. Il che non significa che si possano suddividere Curia e gerarchia della Chiesa universale tra ‘conservatori’ e ‘riformisti’, considerato come sui singoli punti uno può essere riformista o conservatore, come spesso è accaduto e accade.
Però quel ‘lupi’ del titolo spontaneamente viene interpretato nell’accezione negativa…
Francesco vuole una Chiesa più comunitaria, più sinodale, come egli stesso ha detto apprezzando la sinodalità ortodossa. Ci sono invece persone che nel mondo cattolico e anche nelle gerarchie ecclesiali che temono che ciò significhi una diminuzione del primato papale. Da qui l’opposizione. Ricordo però che anche il cardinale Ratzinger, in un’intervista concessami pochi mesi prima di essere eletto, ammise che nel mondo attuale “una Chiesa dalle dimensioni mondiali non può essere governata in modo monarchico”.
Dicono alcuni: se la Chiesa cattolica ‘perdesse’ il suo Papa – ridotto a una specie di ‘uno di noi’ – potrebbe andare incontro al triste destino del mondo protestante, che – almeno in Europa – si sta liquefacendo…In altre parole: la desacralizzazione della figura papale comporta delle conseguenze pesanti su come viene percepita dentro e fuori la Chiesa, sulla presenza, sulla forza, sull’incisività della Chiesa nel  mondo…
Certamente. Conosco l’obiezione e la registro. Sono un osservatore. A me interessa far capire al lettore come il grande processo di rimodellamento della Chiesa che Francesco ha incominciato, incontri consensi, opposizioni, passività…

FRANCESCO NON PIACE A TUTTI

Per le opposizioni basta navigare su internet… tante voci…
C’è tutto un mondo di siti internet, anche di giornali come in Italia “Il Foglio”, che hanno come obiettivo la lotta a pezzi di riforma di Francesco. Per esempio lo accusano di distruggere il primato papale…
Forse più che di ‘obiettivo’, io parlerei di registrazione di idee e di gesti di Francesco con cui si dice – anche sulla base di un discorso razionale – di non essere d’accordo…
Credo che dobbiamo tornare al panorama conciliare. Tutte le forze all’interno del Concilio avevano l’obiettivo di far sì che la Chiesa rispondesse alla loro visione. Penso che anche oggi ci siano tante visioni diverse. Aggiungo che, secondo me, anche diversi elettori di Francesco in Conclave non pensavano che il loro candidato andasse così in là. E’ successo lo stesso di quel che accadde con Giovanni XXIII. Eleggendolo si voleva sottolineare l’esigenza di un Papa più pastorale rispetto alla visione ieratica di papa Pio XII, ma nessuno si aspettava che indicesse un Concilio e soprattutto assicurasse la libertà di dibattito conciliare. Una buona parte dei cardinali che hanno votato per Francesco voleva certamente una riforma della Curia, una pulizia in campo economico e maggiori contatti tra Roma e i vescovi. Francesco sta andando oltre: ha creato il Consiglio degli otto cardinali (una sorta di ‘Consiglio della Corona’), intende affidare ai Sinodi un potere di proposta reale per sciogliere i nodi nell’ambito dell’etica familiare, sostiene che le donne devono poter raggiungere posti decisionali nella Chiesa, chiede un uso diverso dei beni economici della Chiesa…qui mi torna alla mente l’esempio dei conventi vuoti che non dovrebbero essere trasformati in alberghi come succede a Roma, ma destinati agli immigrati…
E’ però anche vero che, grazie al denaro ottenuto dalla trasformazione, non poche Congregazioni aiutano le loro ‘filiali’ impegnate nel sociale in Africa, in America latina…
E’ chiaro che queste idee di Francesco creano resistenze…
Dicevi prima dei tanti siti internet e di qualche giornale che criticano tale e tal altro aspetto dei contenuti dei programmi di Francesco…
Dietro ci sono anche pezzi di gerarchia che preferiscono – per le note ragioni e salvo eccezioni come quella ad esempio del cardinale statunitense Raymond Burke- esprimersi indirettamente sui tanti blog conservatori e su pochi quotidiani o mensili. Ricordare ciò mi interessa per mostrare al lettore che siamo nel vivo di un processo storico, che non si esaurisce con gli applausi in Piazza san Pietro. Sono stato sei anni a Mosca per ‘Repubblica’ durante la perestrojka e mi rammento che i direttori dei giornali inneggiavano a Gorbaciov vincitore… tutti noi giornalisti stranieri di cultura democratica avevamo una stima enorme di Gorbaciov e tuttavia io nelle mie corrispondenze  raccontavo che in Unione Sovietica si stava formando un’opposizione allo stesso presidente. Insomma: mi sento un osservatore che vuole informare dei movimenti in atto in un grosso organismo storico, sociale, culturale e spirituale qual è la Chiesa Cattolica con la sua comunità di un miliardo e 200 milioni di membri.

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papa francesco
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