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Il diritto del matrimonio non può dimenticare la misericordia

© Chaoss / SHUTTERSTOCK.com

Emanuele D'Onofrio - Aleteia - pubblicato il 20/05/14

In una giornata di studi, le sfide pastorali di oggi che toccano nascita, vita quotidiana e momenti di crisi della famiglia

Non è solo attraverso l’insegnamento delle norme del diritto canonico che i pastori accompagnano il cammino delle coppie che si sono giurate fedeltà davanti all’altare, o che stanno per farlo. Sono due, non una, le mani che le accompagnano in questo cammino, e che per questo fanno sì che la vicinanza della Chiesa alla famiglia sia in realtà un vero e proprio abbraccio. E questa seconda mano è la misericordia, la quale – lo insegnano i giuristi del diritto canonico – non può mai mancare come strumento vivo accanto al diritto nel momento in cui le coppie, prima dopo o durante il matrimonio, si rivolgono alla Chiesa. Per analizzare l’essenza di questo binomio alcuni teologi e canonisti prestigiosi si incontreranno il prossimo giovedì 22 maggio, a Roma, presso la Pontificia Università della Santa Croce per la giornata di studio “Misericordia e diritto nel matrimonio”. L’incontro intende stimolare la riflessione su questo tema in vista del prossimo Sinodo dei Vescovi. Aleteia ha incontrato padre Eduardo Baura, docente di Diritto Canonico presso l’Università di Santa Croce, per introdurci al tema del convegno.

Che rapporto c’è tra diritto del matrimonio e misericordia?

Baura: L’intenzione mia sarà quella di mostrare che anzitutto non c’è una incopatibilità tra le esigenze di giustizia e quelle della misericordia. Inoltre vorrei mostrare che in realtà la Chiesa è amministratrice della misericordia divina, al punto che i fedeli hanno diritto a ricevere i mezzi di salvezza da parte della Chiesa. Ma voglio far notate l'esistenza di questo apparente paradosso: cioè che i fedeli hanno diritto a ricevere misericordia, perché è misericordia divina. La Chiesa è soltanto l’amministratrice di quel deposito – diciamo così – di misericordia divina, il suo compito è distribuirlo ai fedeli. Questo da una parte. Dall’altra ci sono tante soluzioni di giustizia in cui è coinvolta la misericordia e viceversa.

Per chi si avvicina alle nozze quali sono gli aspetti più delicati?

Baura: Sono sempre presenti sia la giustizia che la misericordia. Mettiamo che io analizzassi le diverse fasi della vita matrimoniale per far vedere come la Chiesa dev’essere giusta e misericordiosa. Da una parte, quando i fedeli si avvicinano alle nozze, essi hanno il diritto fondamentale di sposarsi, e hanno anche il diritto di ricevere l’istruzione necessaria per sapere che cosa sia il matrimonio e l’aiuto della Chiesa per prepararsi bene a ricevere questo sacramento. Ma non basta il diritto, anche i pastori devono avere la misericordia di “darsi” generosamente per preparare per bene i fedeli al matrimonio. In questo momento storico tutto questo è particolarmente importante, perché l’istruzione catechetica sul matrimonio va impartita in maniera speciale: infatti è molto difficile sapere davvero che cosa sia il matrimonio, visto che nella nostra società l’esempio matrimoniale non è sempre quello giusto.

La Chiesa accompagna la famiglia anche nella crisi?

Baura: Sì, questo è importantissimo. La Chiesa non può occuparsi solo di amministrare la giustizia, di dare i diritti, di far sì che gli sposi ricevano il sacramento del matrimonio, e basta. Dev’esserci infatti una misericordia pastorale che consiste nel preparare molto bene coloro che voglio sposarsi, come dicevo, il ché vuol dire anche aiutarli a discernere se vogliono davvero sposarsi oppure no, quindi a compiere la scelta giusta. E soprattutto, dopo il matrimonio, accompagnarli in modo da prevenire le crisi. O meglio, da superare le crisi, perché nella vita dell’uomo, e quindi anche della vita di coppia, è naturale che ci siano momenti di crisi. Allora bisogna saperle superare con l’aiuto cristiano e con una mentalità cristiana: ricordare agli sposi che godono della grazia del sacramento del matrimonio e dell’aiuto necessario per superare quei momenti.

Misericordia e giustizia sono principi incompatibili in vista di una nullità del matrimonio?

Baura: Apparentemente può darsi che ci sia una incompatibilità tra i due, ma in realtà non è così. Io credo che giustizia voglia dire dare a ciascuno il suo diritto: nell’ambito del caso della nullità, quando i coniugi hanno un sospetto fondato per la nullità del loro matrimonio hanno diritto di chiedere alla Chiesa che esamini il caso per capire se il vincolo era davvero valido oppure no. Questo è il diritto. La misericordia è accompagnare i coniugi verso il processo canonico per aiutarli anche a vivere cristianamente quei momenti. La misericordia porta anche a fare una pastorale familiare complessiva in modo tale che in quel frangente si tenga presente anche la situazione dei figli, che soffrono moltissimo in queste situazioni. Però alle volte la misericordia è male interpretata, come se volesse dire dare a ciascuno ciò che in ogni momento egli chiede. In realtà non è così: la misericordia consiste nel rimuovere i mali degli altri. Anche etimologicamente, la misericordia vuol dire “portare nel cuore la miseria altrui come se fosse la propria”. E’ normale che uno cerchi di rimuoverla. Ma la misericordia vuol dire identificare qual è il bene altrui. E il bene di una persona non è necessariamente ciò che in ogni momento desidera. Bisogna anche discernere il bene e discernerlo alla luce della fede, quindi far capire all’altro quale sia il bene. Ad esempio, nel caso in cui si capisce che un matrimonio è valido, anche se gli sposi vorrebbero che fosse nullo, la giustizia e la misericordia implicano il dire chiaramente che è valido. Il bene dei coniugi in quel momento è capire la validità del matrimonio, per capire cristianamente la verità.

Sta cambiando qualcosa oggi nel rapporto tra Chiesa e divorziati?

Baura: Io credo che stia cambiando un po’ la mentalità dei pastori. E mi pare che papa Francesco su questo stia dando una spinta molto forte, per far vedere che anche questi fedeli sono pur sempre fedeli, battezzati nella Chiesa. Per questo occorre consentirgli al massimo il riavvicinamento alla Chiesa e pertanto a Dio. Non c’è nessuna situazione umana che sia totalmente definitiva. E’ sempre possibile ritornare a Dio, e quindi si tratta di aiutarli. Certo si trovano in una situazione difficile, una situazione che oggettivamente è in contrasto con la dottrina della Chiesa. Eppure, nonostante questa situazione, si tratta di aiutarli con giustizia, perché hanno un diritto reale a ricevere la dottrina della Chiesa come sostegno. E anche farlo con misericordia, perché bisogna prodigarsi per aiutare le persone che si trovano in questa situazione oggettivamente difficile, ma non impossibile da riparare.

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