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La vita in monastero non contraddice il comando di Gesù di evangelizzare?

© Philippe LISSAC / GODONG

Monks praying Liturgy of the Hours

padre Angelo Bellon, o.p. - Amici Domenicani - pubblicato il 15/05/14

I monaci non sono lì per se stessi, ma per beneficare tutta la Chiesa e il mondo

Quesito

Caro padre Angelo,
l’altro giorno mi è capitata sotto mano questa frase del vangelo di Matteo: ”Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli”. Mi chiedevo se la vita dei monasteri di clausura, dediti solo alla preghiera e rifugiati dal mondo non contraddica questo passo del Vangelo. 
Gesù non ha mandato i suoi discepoli nel mondo ad annunciare la buona novella ed essere suoi testimoni? Se i dodici si fossero rinchiusi in un monastero a pregare oggi il cristianesimo non esisterebbe più. La ringrazio per il tempo che mi dedicherà nel chiarire questo dubbio.
Iddio la benedica.
Maria


Risposta del sacerdote

Cara Maria,
1. è vero che il Signore ha chiamato gli apostoli e li ha mandati nel mondo ad evangelizzare.
Ma è anche vero che ha approvato il gesto di Maria, sorella di Marta, che da questa veniva rimproverata perché stava ad ascoltare la parola di Gesù, seduta ai suoi piedi, mentre lei era tutta intenta alle faccende di casa. “Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta»” (Lc 10,38-42).

2. Giovanni Paolo II, nell’esortazione apostolica Vita consecrata ha più di una menzione speciale per gli istituti di vita contemplativa. Al n. 8 dice: “Gli Istituti completamente ordinati alla contemplazione, composti da donne o da uomini, sono per la Chiesa un motivo di gloria e una sorgente di grazie celesti”. Come vedi, il papa dice che la loro presenza e la loro vita è una sorgente di grazie celesti.

3. Come non ricordare il passo biblico in cui si legge che finché Mosè pregava Israele vinceva, e quando Mosè tralasciava la preghiera il nemico aveva il sopravvento! Coloro che sono nella vita contemplativa e di clausura svolgono per tutta la Chiesa la parte di Mosè, parte insostituibile e, come dice il Papa, sorgente di grazie celesti  per tutti. Infatti sono lì non per se stessi, ma per beneficare da questo tipo di postazione tutta la Chiesa, tutto il mondo.

4. Continua il Papa: “Nella solitudine e nel silenzio, mediante l’ascolto della Parola di Dio, l’esercizio del culto divino, l’ascesi personale, la preghiera, la mortificazionee la comunione dell’amore fraterno, orientano tutta la loro vita ed attività alla contemplazione di Dio. Offrono così alla comunità ecclesiale una singolare testimonianza dell’amore della Chiesa per il suo Signore e contribuiscono, con una misteriosa fecondità apostolica, alla crescita del Popolo di Dio” (VC 8).

5. Per questo Giovanni Paolo II parlando delle monache di clausura dice: “Esse si offrono con Gesù per la salvezza del mondo” (VC 59).E poco dopo ricorda il valore della loro offerta che certamente anche un aspetto  “di sacrificio e di espiazione” (VC 59). Indubbiamente è anche una vita di sacrificio: l’osservanza della regola, l’obbedienza, la rinuncia a possedere, il non poter correre qua e là per soddisfare anche legittime curiosità, nutrirsi di quello che passa il convento… è una vita di rinuncia. Ma che unita al sacrifico del Signore ha una grande efficacia apostolica per tutto il mondo.

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