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Famiglie fedeli alla chiamata di Dio

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Dimensione Speranza - pubblicato il 14/05/14


In altri termini: Ruth sa "vedere" nel rapporto con Noemi un progetto di Dio che la riguarda e, attraverso l’amore nei suoi confronti, vive un’esperienza di "riscatto" diventando una delle donne protagoniste della storia della salvezza.

2.4 Zaccaria ed Elisabetta: "giusti davanti a Dio"

Concludiamo questa breve carrellata con una coppia che costituisce una sorta di cerniera fra Antico e Nuovo Testamento: Zaccaria ed Elisabetta, i genitori di Giovanni Battista.

Tutta la loro vicenda narrata nel Vangelo di Luca (cfr. Lc 1ss.) può essere considerata un esempio di fedeltà a Dio e alla tradizione in un contesto difficile, segnato dalla corruzione, e nell’ambito di una storia di coppia segnata dal dramma della sterilità.

Zaccaria, il cui nome in ebraico significa "Dio ha ricordato", è della classe di Abia (cfr. Lc 1,5), quindi di discendenza sacerdotale certa in un momento in cui imperversa la polemica sui sacerdoti di discendenza dubbia; Elisabetta, il cui nome in ebraico significa "il mio Dio è patto", è discendente di Aronne (cfr. Lc 1,5), anch’essa quindi di stirpe sacerdotale, elemento fondamentale affinché il matrimonio di un sacerdote possa conservare la sua integrità16.

Questa coppia, che secondo la tradizione "è giusta davanti a Dio", vive il dolore della sterilità continuando a confidare nel Dio di Israele che è fedele alle sue promesse (cfr. Lc 1,6-7)17.

È dunque la fiducia nel Signore che ha liberato dall’Egitto a dare senso a una tragedia umana come quella di questi coniugi, che probabilmente pesa più sulla moglie, in quanto è lei la donna sterile che prova vergogna in prima persona di fronte alla cultura del tempo. Il testo lucano non ci dice molto circa i suoi sentimenti, soprattutto riguardo quelli dolorosi. C’è un fatto però che dallo stesso emerge chiaramente: la capacità di riconoscere i segni di Dio nonostante la loro imprevedibilità e, se Luca si sofferma maggiormente sulla descrizione della teofania per Zaccaria (cfr. Lc 1,11-20), è in Elisabetta che ne possiamo cogliere la concreta realizzazione: è in lei che avviene il concepimento umanamente impossibile (cfr. Lc 1,24), ed è il suo cantico di lode a svelare il miracolo che imprime un nuovo corso alla sua vita (cfr. Lc 1,25).          

Ciò che in questa creatura avviene è molto di più del superamento della sterilità fisica: il bambino che porta in grembo non solo sarà grande davanti al Signore, ma è pieno di Spirito Santo "fin dal seno di sua madre" (cfr. Lc 1,15).

Questo particolare, che sottolinea quanto lo Spirito di Dio non conosca limiti, colloca Elisabetta in un preciso orizzonte profetico: la sua capacità di accogliere il dono divino in una storia umanamente perdente rovescia le sorti e, come Sara, Anna e altre note donne bibliche, diventa luogo di profezia per Israele: è guardando a lei che vicini e parenti comprendono la grandezza di ciò che, per opera divina, in lei si è compiuto (cfr. Lc 1,57-58), lo stesso sì di Maria al progetto di Dio è preceduto dalle parole dell’angelo che la indicano come segno dell’onnipotenza divina (cfr. Lc 1,36-38).

La fedeltà a Dio di questa coppia, pur nella fragilità che caratterizza i dubbi di Zaccaria (cfr. Lc 1,18), è determinante nella prospettiva del realizzarsi della salvezza nella storia che, anche in questo caso, "passa" attraverso un’esperienza famigliare che deve misurarsi con le inevitabili difficoltà della vita.

3. Riflessioni conclusive

Alla fine di questo breve percorso, che ha cercato di mostrare come la fedeltà al progetto divino in ambito famigliare sia determinante nel contesto dell’alleanza fra Dio e il suo popolo, vorrei concludere con due riflessioni della tradizione rabbinica che elogiano l’esperienza matrimoniale in quanto, se autentica, è segno della presenza di Dio nella storia che santifica i coniugi, la loro famiglia e tutta la comunità di appartenenza.

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Tags:
famiglia
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