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Quale sessualità nel fidanzamento?

© Oleh Slobodeniuk / Flickr
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L'emotività e l'affettuosità che provengono dal corpo non sono indifferenti alla conoscenza dell'altro

Segnaliamo dal sito Nipoti di Maritain (21/01/13) uno scritto in cui si analizza un aspetto del periodo che precede il matrimonio. Se da una parte si prende atto che la parola  "fidanzato" (e il suo significato di promesse  e premesse per un futuro insieme) è ormai desueta fra i giovani, dall’altra si rileva che tra le coppie si stabilisce, dopo un inizio amicale, un periodo più intenso che, pur aperto a qualsiasi soluzione, anche alla sua stessa fine, dà spazio a promesse, a fedeltà, dialogo amoroso. Viene proposta con questo articolo una riflessione sul ruolo del corpo nel cammino d’amore.
 

So che la parola "fidanzamento" non è attuale. Non si usa più dire il mio fidanzato o la mia fidanzata, ma il mio ragazzo o la mia ragazza. Questo spostamento del nome include certamente anche un certo spostamento nel concepire e nel vivere il periodo che precede il matrimonio. Però mi pare di poter affermare che, pur con delle variazioni più o meno consistenti, esiste anche oggi nei giovani, dopo una prima stagione di rapporti amicali e anche allargati, la voglia e il desiderio di un rapporto intenso di esperienza d’amore a due, la quale pur essendo aperta a tutto, e quindi anche alla sua dissoluzione, tenda ad esprimersi nell’intimità, nella fedeltà, nella crescita dei due attraverso il dialogo amoroso che li interroghi e li stimoli. Quale posto può occupare il corpo in questo cammino di intimità e di crescita? E’ una realtà da estraniare in maniera totale e radicale perché inquinante il rapporto affettivo o pericolosa perché non facilmente dominabile?
E’ su questi interrogativi, più o meno chiari, che vorrebbero svilupparsi queste mie riflessioni senza alcuna pretesa né di completezza, né di assolutezza.
 
Il tema del significato del corpo nell’affettività è un tema nuovo e anche un tema delicato. E’ un tema nuovo perché discendiamo non da anni, ma da secoli di sospetto sul corpo e sulla sessualità, se non addirittura di disprezzo e di rifiuto. E’ sempre fonte di domande e di disagiata meraviglia che la Chiesa abbia "sposato" le idee platoniche sulla negatività del corpo. La filosofia ha prevalso sulla Parola di Dio. La Parola di Dio è chiarissima. Vi sono immagini splendide che annunciano la positività del corpo e la bontà del sesso. E’ Dio che con le sue mani crea il corpo di Adamo, è Dio che con le sue mani crea il corpo di Eva. E ciò che Dio crea non può essere che bene, che positività. E non solo il corpo è positivo, ma anche la sessualità. "Maschio e femmina li creò, a sua immagine li creò" In che senso la sessualità è immagine di Dio? Anche quest’interrogativo porterebbe a grandi e nuovi orizzonti.

E’ un tema delicato perché oggi assistiamo ad un abbassamento del tono della sessualità, quasi ad una sua banalizzazione. Banalizzare la sessualità vuol dire non dare, o non scoprire tutta l’importanza e il significato che risiedono in essa. Banalizzare vuol dire svuotare l’incontro sessuale della densità del suo significato. Esso, invece, è il momento più intenso e più denso dell’incontro con l’alterità dell’altro, con il suo mistero. E’ una penetrazione non solo fisica, ma anche interiore, psicologica, morale. E’ un incontro con il mistero dell’altro. Per questo non può essere sbrigativo, possessivo, invadente, presuntuoso. E’ un incontro con un altro che ha altre sensibilità, altri tempi, altre attese. Dovrebbe esprimere l’incontro di due persone più che di due corpi, il dialogo di due storie, di due persone, di due promesse, di due futuri. E’ il momento decisivo in cui due vite intendono mescolarsi senza confondersi, coniugarsi senza perdere la propria identità. E’ l’alleanza che si esprime nel "sangue e nella carne". "Attraverso la sessualità il soggetto entra in relazione con ciò che è assolutamente altro" (Levinas). Oggi c’è il rischio di abbassare il valore, la qualità di questo rapporto; è facile genitalizzarlo impedendo, così, che esso diventi il segno della comunione e della condivisione ad ampio respiro.

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