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Commissione tortura: la Santa Sede presenta il suo Rapporto

AFP PHOTO TIMOTHY A. CLARY

La sede de la ONU en nueva york

Emanuele D'Onofrio - Aleteia - pubblicato il 02/05/14


Particolarmente a cuore della Chiesa, poi, è la difesa dalla strumentalizzazione insita nell’accusa di non aver fatto nulla per istituire un sistema di “pesi e contrappesi” contro gli abusi sui minori. Qui la Santa Sede ricorda il rapporto ONU del 2006 sulla violenza sui minori, nel quale si stimava che la cifra di bambini e adolescenti che subiscono forme di violenza è compresa tra 500 milioni e un miliardo e mezzo, e che ciò avviene in larga parte soprattutto negli ambienti familiari e domestici (in 21 paesi tra i più sviluppati la percentuale varia nel 7-36% delle donne, e nel 3-29% degli uomini). Se poi si tiene presente che dal terzo Congresso mondiale sullo sfruttamento sessuale dei minori svoltosi a Rio de Janeiro nel 2008 è emerso che 150 milioni le bambine e 75 milioni i minorenni sotto i 18 anni sono stati costretti ad avere rapporti sessuali forzati, con o senza sfruttamento commerciale, e che ciò è avvenuto nell’ambito di tutti i ceti sociali, di molte categorie professionali e di diverse religioni, si capisce  che “il tentativo di attaccare la Santa Sede, assumendo che la struttura gerarchica della Chiesa crea un certo tipo di "incubatore" per il clero abusivo, è assurdamente illogico e intellettualmente disonesto. Tra le professioni, il clero cattolico ha la più bassa percentuale dei soggetti che perpetrano abusi sessuali su minorenni” . Inoltre, la Santa Sede sottolinea anche che è intervenuta attivamente per rimuovere i sacerdoti colpevoli di abusi, e che ha istituito una Commissione speciale per la protezione dei bambini.

La quarta accusa, quella che riguarda la politica vaticana in fatto di contraccezione e di aborto che costituirebbero la premessa a “torture fisiche e psicologiche”, svela addirittura quello che per la Chiesa è un punto di forza. Rivendicando il diritto alla propria libertà di opinione, infatti, la Santa Sede dichiara che le sue politiche sono dirette ad “evitare, come richiede la Convenzione, che i bambini vengano torturati e uccisi prima di nascere”. A supporto di questa tesi l’European Centre for Law and Justice ha pubblicato un documento che dimostra come in Canada, “622 bambini nati vivi dopo un aborto tra il 2000 e il 2011, e 66 nel Regno Unito nel 2005 sono stati lasciati morire”. (eclj.org)

Circa gli ultimi punti sollevati, oltre ad affermare di aver sempre messo in campo “trasparenza e piena collaborazione con le attività locali”, la Santa Sede puntualizza che contrariamente a quanto avveniva in passato, “attualmente, una persona impiegata dalla Chiesa, credibilmente sospettata di abusi su minori, è immediatamente sospesa dal suo ufficio e dal contatto con questi”. Inoltre, sul tema della remunerazione alle vittime, vale l’esempio degli Stati Uniti: in quel Paese le autorità hanno rilevato 10.667 presunti abusi sui minorenni tra il 1950 e il 2002, e la Chiesa locale ha pagato 572 milioni e mezzo di dollari per spese legali e di trattamento, e più di un miliardo e trecento milioni a compensazione delle vittime.

Nella giornata di oggi, a pochi giorni dall’audizione e al fine di voler rassicurare sulle ottime intenzioni con cui la Santa Sede si prepara all’incontro, Padre lombardi ha rilasciato una nota in cui, oltre a rievocare i passi compiuti dal Vaticano dal momento della sua libera adesione alla Convenzione contro la tortura, rinnova l’augurio “di poter svolgere un dialogo sereno e obiettivo, pertinente al testo delle Convenzioni e alle loro finalità. Altrimenti le Convenzioni vengono snaturate e i Comitati rischiano di perdere autorevolezza e scadere a strumenti di pressione ideologica invece di essere il necessario stimolo verso l’auspicato progresso nella promozione del rispetto dei diritti delle persone umane (Radio Vaticana).

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abusipedofilia
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