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Il metodo Roetzer: regolare la fertilità è un fatto naturale

© DR
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Si sta facendo strada anche in Italia un’educazione alla sessualità e all’affettività basata sulla conoscenza del proprio corpo

Affidare la gestione del nostro corpo tutta alla chimica vuol dire dimenticarsi di se stessi, perdere di vista la propria identità. Questo è evidente quando si parla di sessualità e di metodi contraccettivi. Allora, riuscire a conoscere la “voce” del proprio corpo, il suo linguaggio e i suoi ritmi vuol dire per una donna ritrovare una consapevolezza di se stessa ed un’armonia interiore di cui molto spesso, per pigrizia o per fretta, nemmeno si cura.

Il metodo di fecondazione Roetzer, così come gli altri metodi naturali, si distingue dai mezzi anticoncezionali per tante ragioni, ma tra queste ne spicca una: non serve solo per evitare una gravidanza, ma anche e soprattutto per cercarla. Per questo, restituisce alla coppia e soprattutto alla donna, una vera libertà. In Italia esiste una Confederazione dei metodi naturali (www.confederazionemetodinaturali.it), voluta dalla CEI venti anni fa, che riunisce i 22 centri, e circa 900 volontari, che utilizzano principalmente tre scuole di mezzi naturali: il metodo Billings, che usa dei sintomi legati al periodo della fertilità, e due metodi sintotermici, il Camen e il Roetzer. Noi di Aleteia abbiamo sentito Giancarla Stevanella, responsabile nazionale dell’Istituto per l’educazione dell’affettività e della fertilità (INER), che riunisce i dieci centri italiani che praticano il metodo inventato dal medico austriaco Joeseph Roetzer. Giancarla Stavanella attualmente è anche presidente della Confederazione dei metodi naturali

Il metodo Roetzer: di che cosa si tratta?

Stevanella: Bisogna partire dalla base scientifica, perché ancora oggi è incredibile, soprattutto in Italia come la diffusione dei metodi naturali sia compromessa da una serie di pregiudizi. Tant’è vero che quando soprattutto i giornalisti di carta stampata si occupano di mezzi naturali vanno ancora, con estrema ignoranza, a citare Gino Knaus. Quello era un metodo nato negli anni ’50, che è stato nettamente sostituito dai metodi naturali odierni, che sono stati messi a fuoco da Billings e da Roetzer. Quest’ultimo si fonda – questa è la sua base scientifica, per un approccio che non è solo di tipo cattolico, ma vuole essere soprattutto benefico per tutti – sull’osservazione di un insieme di effetti fisiologici derivati dall’azione degli ormoni ovarici (l’estrogeno e il progesterone) durante il ciclo mestruale. Questi effetti fisiologici, che rispondono all’andamento ormonale, sono tre: il muco cervicale, la temperatura basale e le modificazioni della cervice uterina. Questi effetti fisiologici sono come un nuovo alfabeto disponibile per tutte le donne, appartiene al corpo, è un’alfabetizzazione legata a un processo di apprendimento. La donna deve conoscerlo, deve essere adeguatamente informata su queste espressioni che il corpo trasmette a livello ormonale.

Come funziona, dal punto di vista pratico, sulla donna?

Stavanella: Diventa facile per tutte le donne in età fertile, se adeguatamente informate osservare questi segni, questi sintomi, registrarli e poi interpretarli secondo regole precise che derivano dal metodo. Attenzione, però: se è molto educativo, pedagogico, per l’età dall’adolescenza fino alla maturità, diventa invece uno strumento bellissimo per la coppia, per vivere davvero in serenità l’aspetto della sessualità. Chiaro che il punto di partenza in questo senso è la coppia, non solo la donna. I metodi naturali moderni come il Roetzer insegnano a comprendere segni e sintomi che appartengono al periodo della fertilità, a fare diagnosi quotidiane di fertilità. Osservando l’espressione di questi segni io posso dire, in un determinato giorno del ciclo, se sono fertile oppure no. E non mi baso su calcoli statistici o di probabilità come faceva il nostro vecchio Gino Knaus, che è stato un grande, però il suo metodo non ha fatto strada, perché era basato su dei calcoli di probabilità. Il nostro insegnamento è un regalo bellissimo che stiamo facendo a tutte le adolescenti, perché si parte da molto giovani, quando abbiamo la possibilità di entrare a fare i nostri corsi di educazione alla sessualità e alla fertilità nelle parrocchie, o addirittura nelle scuole. Qui abbiamo avuto moltissime richieste di interventi e progetti per un’educazione all’affettività e alla sessualità, non finalizzata a spiegare la prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse, ma per aiutare queste ragazze a prendere consapevolezza del sé, di chi sono, della relazione, così da suscitare in loro un po’ di criticità verso ciò che la società prova ad inculcare.

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