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Se nella Chiesa ci sono peccatori, come può essere santa?

A Sunrise Eucharistic Procession – it

HOLMDEL,NJ- The Eucharist in Monstrance in a early morning procession to the main altar at the 1st Annual Eucharistic Congress in the Diocese of Trenton.

Juan Ávila Estrada - Aleteia - pubblicato il 18/04/14

La sopravvivenza nel tempo è solo opera di Dio, perché se la nostra fosse una Chiesa fatta con il potere umano sarebbe stata destinata a soccombere

HOLMDEL (New Jersey, Stati Uniti) – Ostensione dell’Eucaristia in una processione al mattino presto verso l’altar maggiore al I Congresso Eucaristico Annuale nella diocesi di Trenton.

La storia, quando ben raccontata, con l’obiettività di chi sa studiarla e di chi la sa esporre, non mente; ma non mente neanche la Sacra Scrittura. Anni di sangue, sudore, lacrime ed evangelizzazione hanno sigillato le pagine scritte dalla Chiesa, con lo Spirito di Dio che non l’ha mai abbandonata alla propria sorte. Morte e dolore, testimonianza e persecuzione, carità e odio verso di lei l’hanno accompagnata dal giorno in cui lo Spirito di Dio è sceso a Pentecoste per dare forma a qualcosa che era andato forgiando a poco a poco e che in modo straordinario ha voluto perpetuare nel tempo fino al suo ritorno attraverso il sacerdozio ministeriale.

Nell’incessante e onesta ricerca della verità, della sua missione, ha commesso degli errori. Tormentata dalle persecuzioni iniziali, si è vista costretta a piegarsi alla protezione del potere politico tentando di sopravvivere e di riuscire a portare il Vangelo a tutte le Nazioni.

Essendo composta da uomini, peccatori come tutti quelli che abitano la terra, ma anche da grandi santi che hanno dato la propria vita per lei, ha resistito ai colpi del tempo, della persecuzione e degli scandali. La storia lo racconta, ci siamo sbagliati e ci sono enormi macchie che spiccano sulla bellezza del suo candore, che opacizzano quelle vesti bianche portate dagli eletti e segnati dal sangue dell’Agnello.

Guardando il suo presente, però, non possiamo negare che le promesse fatte da Gesù nella Sacra Scrittura si siano realizzate: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20) e “le porte degli inferi non prevarranno contro di essa” (Mt 16,18). Questo ci assicura la sua presenza, il suo carattere perpetuo finché saranno necessarie la predicazione e la santificazione delle genti mediante i sacramenti, fino a che il sale della terra smetterà di essere necessario perché tutto sarà preservato dal male e sarà giunto definitivamente il Regno del nostro Salvatore.

Ci guardiamo con vergogna per tutto ciò che ha provocato un danno a causa di alcuni dei suoi membri, ma anche con speranza perché sappiamo in chi abbiamo riposto la nostra fiducia e che non ci deluderà. Perché è stato fedele all’alleanza con il suo popolo, quell’Alleanza nuova ed eterna sigillata con il Sangue di Gesù nell’Ultima Cena e attualizzata nel tempo per mano dei suoi ministri.

Ma questa Chiesa, amata da Gesù, fondata da Lui per fare di tutti un unico gregge sotto un solo pastore, è divinamente umana e umanamente divina. In essa spicca la miseria di noi che la formiamo, ma anche la grazia di chi la santifica. Le mani che alzano il pane consacrato nell’Eucaristia per ripetere “questo è il mio corpo… questo è il mio sangue” ed esserlo davvero perché possiamo nutrirci del nostro Dio e perseverare nella lotta contro il male che vuole divorarci come un “leone ruggente” davanti al quale bisogna resistere “saldi nella fede” (1 Pt 5,8-10).

Oggi scrivo a tutti coloro che non solo sono Chiesa perché un giorno sono stati “iscritti” in essa, come affermano molte volte, ma si sentono pietre vive dentro il Corpo vivente di Cristo; a tutti coloro che la amano e insieme a lei amano i suoi ministri, uomini peccatori che hanno bisogno della preghiera dei loro fedeli come questi ultimi chiedono la loro. Il fatto, non possiamo dimenticarlo, è che quando l’inferno ha voluto prevalere contro di lei, ha attaccato innanzitutto i suoi pastori per poter disperdere il gregge di Dio, ha sottolineato le miserie delle quali ciascuno è rivestito per ingannare e pretendere con questo di snaturare ciò che Dio può e sa fare attraverso coloro che ha scelto. “Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per confondere i forti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono” (1 Co 1,27).

Perdono, allora, a nome di tutti i ministri della Chiesa per quelli che hanno macchiato il loro ministero, per quelli che hanno provocato scandalo, per quelli che hanno causato danni, per la pederastia e l’ambizione, per la frode e l’ira. Abbiamo bisogno di loro, perché Satana conosce perfettamente il dono del quale siamo stati rivestiti e non resiste a che un uomo, inferiore a lui in natura, possa sottometterlo con il suo ministero. Per questo lo attacca, per questo rafforza le sue miserie, le fa brillare perché non restino mai nascoste e tutti se ne scandalizzino.

Non dimentichiamo, però, quelli che muoiono lentamente come una fiamma accesa nelle tenebre del mondo, quelli che educano all’amore, quelli che santificano mediante i sacramenti, quelli che sono invecchiati facendo il bene e mostrando il volto amorevole di Dio nel mondo, lì dove nessun potere politico osa entrare, dove le autorità hanno paura. A questi uomini coraggiosi e a tutti va la nostra preghiera per il dono del sacerdozio.

Riconosciamo che la sopravvivenza nel tempo è solo opera di Dio, perché se la nostra fosse una Chiesa fatta con il potere umano sarebbe stata destinata a soccombere. È lo Spirito Santo che la anima, e lì dove è sorto un peccatore ha tratto un santo che la porta avanti. Dio non si lascerà mai vincere dal peccato umano. Saprà sempre cosa fare di fronte alle circostanze avverse, perché quel popolo, il suo popolo, è stato comprato non con oro o argento, ma a prezzo del Sangue, del Sangue dell’Agnello, senza difetto, macchia o ruga: Gesù Cristo, il Signore.

Dio benedica tutti noi e ci conservi nel suo amore.

[Traduzione a cura di Roberta Sciamplicotti]

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