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“Guai ai sacerdoti mediocri!”

© VINCENZO PINTO / AFP

Massimo Introvigne - La nuova Bussola quotidiana - pubblicato il 15/04/14

Così il Papa ai seminaristi del Pontificio Collegio Leoniano di Anagni in udienza

Papa Francesco bastona troppo spesso i sacerdoti, insistendo sui loro difetti? A credere a qualche giornalista, molti preti hanno questa sensazione. Eppure il Papa insiste sempre sulla grandezza e la bellezza del sacerdozio. Ma mostra anche una familiarità priva di illusioni con la realtà concreta e le indagini sociologiche. È il Papa della Confessione, e in pubblico e in privato ha confidato quanto sia sconcertato dai dati secondo cui molti preti passano pochissimo tempo in confessionale ed essi stessi si confessano raramente. Il gran numero di sacerdoti che chiedono ogni anno la riduzione allo stato laicale non è poi certo un indizio di buona salute.

Il 14 aprile Papa Francesco ha ripetuto le sue preoccupazioni ai seminaristi del Pontificio Collegio Leoniano di Anagni, di fronte ai quali ha affermato che purtroppo nella Chiesa ci sono «pastori che pascolano se stessi e non il gregge». Un seminario, ha detto, funziona se «consente a quanti vi si immergono di assimilare giorno per giorno i sentimenti di Gesù Cristo, il suo amore per il Padre e per la Chiesa, la sua dedizione senza riserve al Popolo di Dio», tutte cose per cui è necessario anzitutto lo spirito di preghiera.

«Voi, cari seminaristi – ha detto il Papa – non vi state preparando a fare un mestiere, a diventare funzionari di un’azienda o di un organismo burocratico. Abbiamo tanti, tanti preti a metà cammino … Un dolore, che non sono riusciti ad arrivare al cammino completo; hanno qualcosa dei funzionari, qualche dimensione burocratica e questo non fa bene alla Chiesa». Il sacerdozio è una realtà grandissima, «è una cosa troppo grande, e noi siamo tanto piccoli», eppure in tanti casi si diventa davvero buoni preti perché «non è opera nostra», «è opera dello Spirito Santo, con la nostra collaborazione». Il seminarista deve offrire la sua vita «come creta da plasmare, perché il vasaio, che è Dio, la lavori con l’acqua e il fuoco, con la Parola e lo Spirito. Si tratta di entrare in quello che dice san Paolo: "Non vivo più io, ma Cristo vive in me" (Gal 2,20). Solo così si può essere diaconi e presbiteri nella Chiesa, solo così si può pascere il popolo di Dio e guidarlo non sulle nostre vie, ma sulla via di Gesù, anzi, sulla Via che è Gesù».

Si entra sempre in seminario per una pluralità di motivi, che non devono neppure indurre agli scrupoli: «all’inizio, non sempre c’è una totale rettitudine di intenzioni», anzi «è difficile che ci sia», «ma questo col tempo si risolve con la conversione di ogni giorno. Ma pensiamo agli apostoli! Pensate a Giacomo e Giovanni, che uno voleva diventare il primo ministro e l’altro il ministro dell’economia, perché era più importante. Gli apostoli … pensavano un’altra cosa e il Signore con tanta pazienza … ha fatto la correzione dell’intenzione e alla fine era tanta la loro rettitudine dell’intenzione che hanno dato la vita nella predicazione e nel martirio».

Come sanno i nostri lettori, in ogni occasione Papa Francesco torna al suo tema prediletto, la Confessione. Così, invita anche i seminaristi a «sperimentare la misericordia di Dio nel sacramento della Riconciliazione, e questo non lasciarlo mai. Confessarsi sempre!», per prepararsi bene all’Eucarestia e diventare «uomini di preghiera».

Se voi «non siete disposti a seguire questa strada, con questi atteggiamenti e queste esperienze – ha detto il Papa – è meglio che abbiate il coraggio di cercare un’altra strada. Ci sono molti modi, nella Chiesa, di dare testimonianza cristiana e tante strade che portano alla santità, anche. Nella sequela ministeriale di Gesù non c’è posto per la mediocrità». Citando il «De pastoribus» di sant’Agostino (354-430) il Papa ha esclamato «Guai ai cattivi pastori!». «Perché il seminario – ha spiegato –  diciamo la verità non è un rifugio per tante limitazioni che possiamo avere, un rifugio di mancanze psicologiche o un rifugio perché non ho il coraggio di andare avanti nella vita e cerco lì un posto che mi difenda». No, non è quello. «Se il vostro seminario fosse quello, diventerebbe un’ipoteca per la Chiesa! No, il seminario è proprio per andare avanti, avanti in questa strada e quando sentiamo i profeti dire ‘guai!’ che questo ‘guai!’ vi faccia riflettere seriamente sul vostro futuro. Pio XI [1857-1939] una volta aveva detto che era meglio perdere una vocazione che rischiare con un candidato non sicuro. Era alpinista, conosceva queste cose».

C’è un modo, ha concluso il Pontefice, per evitare la mediocrità, mantenere e aumentare la devozione alla Madonna. «I mistici russi dicevano che nel momento delle turbolenze spirituali bisogna rifugiarsi sotto il manto della Santa Madre di Dio».

Qui l’originale

Tags:
discernimentopapa francescosacerdozioseminaristivocazione
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