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Via Crucis in metropolitana

© Public Domain

Centro Culturale "Gli Scritti" - pubblicato il 14/04/14

Meditazioni sulla passione dell’Uomo lungo alcune stazioni della Metro A di Roma e della Ferrovia FR3 (Roma-Viterbo)

Mettiamo a disposizione sul nostro sito la Via crucis scritta da don Paolo Ricciardi, parroco di Santa Silvia

Dedicato a tutti i viaggiatori,

perché si riscoprano viandanti,
affiancati da Colui che è la Via.

Da Madeleine Delbrel, Noi delle strade
Dall’alto di una grande scalinata della Metro,
missionari in abito a giacca o in impermeabile,
vediamo di gradino in gradino,
nell’ora in cui c’è più folla,
una distesa di teste…
Cappelli, baschi, berretti,
capelli di tutte le tinte.
Centinaia di teste : centinaia di anime.
Noi, lì in alto.
E più in alto, e dappertutto,
Dio.
Dio dappertutto.
E quante anime lo sanno.
Subito, saliremo nella Metro.
Vedremo volti, fronti, occhi, bocche.
Bocche di gente sola, al naturale :
alcune avare, altre impure, altre cattive,
bocche avide o sazie di tutti i nutrimenti terrestri.
Poche, tanto poche
quelle che hanno la forma del Vangelo.
E saremo arrivati.
Nel buio sbucheremo all’aria aperta,
e c’incammineremo per la via
che condurrà a casa.

Prologo

Una scala che scende da sola.
In alto vedo tante persone.
La sera è già pronta a donarci riposo,
ma prima c’è un viaggio da fare.
Per uomini e donne – una folla –
ogni giorno è lo stesso cammino.
Al mattino la fretta ci prende,
c’è il sonno,
l’odore del giorno spuntato
e il lavoro che attende.
Al mattino è negato pensare.
La sera è diverso.
C’è un cuore in sollievo.
C’è, per qualcuno, il gusto di essere atteso.
Oppure il ritorno all’angoscia
e la solita solitudine in agguato.
Tra le vie sotterranee di un treno
son tante le vite che vedi passare.

Signore, ti affido il ritorno
di tutta la gente che incontro.
Ti affido quell’ansia di Cielo,
lì dove c’è buio,
lì dove è più facile andare.
Ti affido il cammino di tante persone,
così diverso e così simile
al Tuo, asceso sul colle,
per dare la Vita per noi,
innalzato sul Legno.
E spero per loro lo stesso traguardo :
risorti con Te nella Luce del Padre

PRIMA STAZIONE

Gesù è condannato a morte
Fermata San Giovanni
Le strade di San Giovanni attraversano ignare i segni di Roma cristiana.
Penso alla Madre di tutte le Chiese, luogo d’incontro dei credenti romani;
e al Battistero, antica memoria della Grazia più bella ;
infine alla scala, che tante ginocchia e preghiere rendono ancora più santa.
Per tanti che passano qui, tutti i giorni,
San Giovanni è solo Stazione di Metro.
Io pure, disceso per prendere il treno,
aspetto il convoglio ed inizio a guardare.
Nella folla che entra e che esce mi immergo da solo.
Sto fermo e curioso in storie diverse di volti mai visti.
Che tipo di folla fu quella accanita contro il Signore?
Erano forse uomini e donne presi da tanti pensieri,
da non rendersi conto di Lui? Non posso saperlo.
Immagino allora, mentre il treno si ferma,
che Lui stia passando attraverso la gente. Ignara di tanta Presenza.
Ancora condannato, ancora non accettato.
Ad uno dei tanti crocevia dell’uomo – come è questa stazione –
l’Uomo, unico tra tanti, riprende la via della Croce.
Quando si è sotto la Metro non si sa che tempo fa fuori.
Lo si immagina solo. Inizia un percorso in cui il cielo è negato.
Come accade spesso nel cuore dell’uomo.
E mentre rifletto, cercandomi uno spazio e un appoggio,
il treno parte di nuovo.
E Ponzio Pilato si lava le mani, condannando il Signore.

SECONDA STAZIONE

Gesù è caricato della Croce
Fermata Manzoni
Il convoglio fa presto ad arrivare a Manzoni.
E già il mio vagone risulta diverso.
Qualcuno è arrivato, qualcuno entra ora. Incrocio uno sguardo in un lampo. Non lo ricorderò, né forse mai più lo vedrò.
Strana sorte accomuna i passeggeri della Metropolitana.
È più facile vedere uno sguardo pensoso che uno sereno.

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Tags:
quaresimavia crucis
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