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Ucraina: le proteste del Maidan hanno fatto nascere una “nuova società”

Ivan Bandrua
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“La fede ci permette di guardare a ciò che è accaduto attraverso il prisma della Provvidenza divina”

I tre mesi di proteste in piazza Maidan a Kiev sono stati una dimostrazione dell’azione degli ucraini superando la paura per raggiungere la libertà e fondare una nuova società, ha osservato un filosofo dell’est del Paese.

“La libertà è necessaria per difendere la dignità umana”, ha dichiarato Aleksandr Filonenko, professore associato di Filosofia della Scienza presso l’Università di Kharkiv, alla CNA l’8 aprile.

“Non stiamo parlando semplicemente della libertà di scelta o della libertà di prendere una qualsiasi decisione. Parliamo soprattutto della libertà dalla paura”.

A suo avviso, “le Chiese hanno avuto un ruolo importante nel fenomeno di Maidan, perché la gente ha trovato il coraggio di superare la paura e ha trovato la propria libertà, grazie all’esperienza di una protesta pacifica e della preghiera comune”.

“Maidan ha favorito una riscoperta del valore della nostra identità”, ha continuato Filonenko. “È iniziata come una protesta contro la distruzione della dignità del popolo ucraino ad opera di un potere che ha cercato di risolvere il problema della sicurezza con la forza”. In seguito, “la gente ha scoperto che aveva bisogno di trovare la propria identità per difendere la dignità, e dopo tre mesi di dimostrazioni pacifiche ha capito che era fondamentale non solo per protestare, ma anche per comprendere per quali valori si stava battendo. E ha capito che erano i valori europei”.

“Maidan ha mostrato in modo evidente una società civile, assente per molti anni nei Paesi post-sovietici”; “ha dato vita a una nuova società, e ora ci vorranno molti anni perché questa società venga educata, si sviluppi e si rafforzi”.

Con il tempo, ha affermato, l’Ucraina deve essere “aperta al mondo”, e questo non vuol dire semplicemente la volontà di unirsi all’Europa. “Abbiamo bisogno di un nuovo Paese. È interessante che l’Ucraina si unisca all’Europa, sulla base dei valori europei”.

L’arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk, dell’arcieparchia ucraina di Kiev-Halyc, ha spiegato in una conferenza stampa tenuta presso la Radio Vaticana il 4 marzo che “la questione centrale di tutta la discussione e le proteste in Ucraina riguarda l’identità europea del popolo ucraino”.

“Dovremmo capire dove si collocherà la Russia nell’ordine mondiale”, ha proseguito Filonenko. “La Russia è in conflitto con tutto il mondo, ed è necessario comprendere e ridefinire gli accordi economici e sociali con lei. Non è solo un problema di rapporti tra Russia e Ucraina: tutto il mondo deve confrontarsi con la questione”.

La città natale di Filonenko, Kharkiv, nel 1989 aveva una popolazione composta dal 50% di ucraini e dal 44% di russi. Situata a 40 chilometri dal confine russo, negli ultimi giorni è stata teatro di tensioni.

Secondo la BBC, il 6 aprile gli attivisti filorussi hanno assediato gli edifici governativi della città, come hanno fatto in altre città dell’Ucraina orientale come Luhansk e Donetsk. Il palazzo governativo di Kharkiv è stato riconquistato dalle autorità ucraine due giorni dopo.

La Russia ha annesso la Crimea, una penisola ucraina a maggioranza etnica russa, il 18 marzo, dopo settimane di dimostrazioni filorusse nel territorio.

Il 21 febbraio, il Presidente filorusso dell’Ucraina, Viktor Yanukovych, se n’è andato, venendo sostituito due giorni dopo da Oleksandr Turcinov.

Dall’annessione della regione da parte della Russia, la Chiesa in Crimea sta sperimentando la persecuzione. “Siamo tagliati fuori dal resto del Paese”, ha riferito il vescovo Jacek Pyl, ausiliare della diocesi di Odessa-Simferopoli, ad Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) il 9 aprile. “Comunichiamo solo attraverso il telefono e l’e-mail; perfino gli aiuti sono bloccati al confine”.

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