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La Rosa Bianca, quei ragazzi che sapevano che “nessuno è innocente”

Sophie D Photography

Emanuele D'Onofrio - Aleteia - pubblicato il 09/04/14

Quanto è durata la loro attività?

Perrini: La loro attività è stata in realtà molto breve. La loro è una storia di amici – inizialmente sono quattro perché Sophie si aggiunge dopo – che si incontrano la sera. Ci sono racconti molto belli in cui stanno insieme e cantano, e poi cosa succede? Che iniziano a cantare canzoni vietate dal regime, che i libri che più amano sono vietati dal regime. Pensiamo che alcuni di loro avevano fatto parte della Gioventù Hitleriana, e anche questo è curioso. Hans e Sophie ne erano stati i capi, eppure i primi germi della loro opposizione al nazismo iniziano quando si accorgono che le opere d’arte che amano e le loro grandi passioni sono vietate dal regime. Sophie Scholl lascia la Gioventù Hitleriana in quanto non può leggere i libri di Haine, scrittore ebreo. Quindi fin da giovanissimi, all’università, durante serate conviviali in cui discutono di arte, letteratura e politica, si chiedono: “cosa possiamo fare?”. Non avevano il becco di un quattrino: anche il titolo del nostro libro pone molta enfasi sul fatto che a spingerli è il senso di responsabilità. In uno dei volantini scrivono “non basta sapere le cose, bisogna agire”, e “il singolo porta l’intera responsabilità”, sono frasi di Willi Graf. Avvertono questa responsabilità, per ciò che il Nazionalsocialismo sta facendo: e nei loro volantini parlano della battaglia di Stalingrado, portano i primi dati dei morti della campagna di Russia, parlano dell’eccidio degli ebrei, anche se non hanno dati precisi. Prefigurano anche dei valori morali: parlano di solidarietà, di un’Europa federale, che a quei tempi era più di un’utopia. Però la loro attività di produzione di volantini, iniziata in uno scantinato trovato tramite un amico tipografo, e la loro distribuzione vanno da giugno del ’42 al settembre del ’43.

Sono l’unico esempio di opposizione cristiana nella Germania di HItler?

Perrini: Anche se bisogna stare attenti a non bollarli solo in questo modo, avevano dato una chiara matrice religiosa alla loro opposizione: in un volantino c’è scritto espressamente “chiedo a te che sei cristiano, come potrai un giorno rendere conto dell’eccidio degli ebrei? E di non aver fatto nulla?”. Si tratta senza dubbio di una resistenza cristiana, anche se non è la sola; in realtà c’è molta ignoranza sulla resistenza tedesca. E’ stata molto più ampia di quanto noi non crediamo, basti pensare che nel ’45, quando gli alleati entrarono a Berlino, trovarono più di 3.000 ebrei nascosti in case di berlinesi. Ci sono tanti altri esempi: ricordiamo anche che qualcuno dei congiurati del luglio del ’44 era cristiano. Oppure pensiamo a Franz Jägerstätter, un contadino austriaco, membro dell’Azione Cattolica, che decise di disertare, non si arruolò, e per questo fu ucciso.

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Tags:
adolf hitlernazismo
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