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Legge 40. Fermare il turismo procreativo

Fecondazione assistita

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Aleteia - pubblicato il 08/04/14

Fra due giorni la Corte Costituzionale si pronuncerà sulla fecondazione eterologa. Quali sono i rischi?

Dieci anni. E’ il tempo che è passato dall’entrata in vigore della legge 40 sulla procreazioneassistita. Fra i punti ancora non risolti quello che vieta la cosiddetta fecondazioneeterologa: la possibilità, quando uno dei due partner è sterile, di ricorrere a spermatozoi o a ovociti ‘esterni’ alla coppia per concepire un bambino. Fra due giorni, come scrive Repubblica.it il 6 aprile, la Corte Costituzionale si pronuncerà proprio su questo punto.

Vietare il turismo procreativo
Il divieto di fecondazione eterologa spinge molte coppie italiana a espatriare. Basti pensare che il 63% degli interventi di questo tipo effettuati in Spagna riguarda coppie italiane con costi che viaggiano fra i 5 mila e i 10 mila euro a tentativo. "In questi casi – spiega l’avvocato Maria Paola Costantini, anche referente nazionale di Cittadinanzattiva per le politiche della Pma – la richiesta è stata quindi di accedere alla donazione di gamete intesa come unica procedura medica in grado di consentire di aver un figlio e di poter perseguire un progetto genitoriale. Il risultato dell’eventuale eliminazione del divieto di fecondazione eterologa – aggiunge il legale – oltre a dare una possibilità a persone con problemi di sterilità, è quello di eliminare in Italia il mercato dei gameti e ridurre drasticamente il turismo procreativo legato ai divieti presenti nel proprio paese. Ma può bastare per approvare una simile pratica?

Attenzione ai limiti della fecondazione eterologa
Spesso si chiede di ricorrere a fecondazione eterologa in presenza di patologie. "La questione riguarda i casi che rispondono a precise condizioni sanitarie e quindi, per l’uomo, ad azoospermie determinate da procedura di radio o chemioterapia, da parotite, gravi dispermie; per la donna a scarsa o nulla capacità ovarica, malattie ereditarie, sindrome di Turner, isoimmunizzazione Rh, pre-menopausa anch’essa spesso effetto di cure di tipo radio e chemioterapiche, tumori ovarici, problemi di endometriosi, patologie autoimmuni – conclude Costantini – . E’ tempo per decidere di risolvere un vuoto normativo. Ci sarà comunque un grande lavoro da fare successivamente, per capire i limiti della fecondazione eterologa e quali istituti la potranno effettuare. Ma non è il caso di comprendere i possibili rischi prima di approvare una legge?

La cosa più importante, di cui sembra avere poca cura la stampa tradizionale è il senso di un processo per certi versi molto artificioso. Volere a tutti i costi un figlio legittima l’uso di qualsiasi mezzo? E, come già citato, quali sono i rischi reali della fecondazione eterologa? Forse in Italia si parla poco di questo argomento in termini scientifici e troppo in termini ideologici. Una cosa è certa: la sentenza creerà un precedente. Se nel bene o nel male, lo scoprirermo col tempo.

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