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Diamo 6 (punti) al fidanzamento

© DR
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Possiamo sperare che al Sinodo, oltre che dei temi più scottanti sul matrimonio (che viene dopo), si trovi il tempo anche per parlare del prima, quando se ne gettano le fondamenta?

di Maria Elisabetta Gandolfi 

Mentre intorno al Sinodo infuriano le discussioni sui divorziati risposati, mi scrive una coppia di amici, con una personalissima proposta di "6 punti del tempo del fidanzamento": "Così, se magari ne scrivi su Vino Nuovo, possiamo sperare che i vescovi, oltre che dei temi più scottanti sul matrimonio (che viene dopo) trovino il tempo anche per parlare del prima, quando se ne gettano le fondamenta." Così com’è ve la propongo.

Ci siamo "messi insieme" dopo la maturità e, tra lo studio universitario e la ricerca del lavoro, lo siamo stati per sette anni. Già allora l’idea di autodefinirci fidanzati e per un tempo abbastanza lungo per la media e per di più di non vivere da sposati-di-fatto era una cosa "d’altri tempi". Oggi saremmo tranquillamente bollati come dei marziani, complessati e bacchettoni.
Però noi abbiamo vissuto in tutta libertà e senza rimpianti. Riteniamo di non avere perso nulla prima e neppure dopo. Anzi.
Solo che provare a proporlo oggi ai nostri figli o ai nostri ragazzi in parrocchia sembra una vera follia. Non vogliamo giudicare chi fa e ha fatto diversamente: noi siamo stati molto felici di quella scelta perché ci ha fatto maturare.
Non sono state tutte rose e fiori ma se questo tempo senza sesso ma non senza espressioni molto concrete d’affetto è stato una buona scuola (anche per il sesso) lo è stato anche perché…

  1. C’era un metodo: non eravamo soli in un’isola deserta. Il gruppo ecclesiale in cui vivevamo – pur avendo al suo interno persone e coppie che hanno fatto scelte diverse – ci ha sostenuto e in particolare un sacerdote ci ha accompagnato e ci ha insegnato che ad amare s’impara. Nessun improbabile manuale di casuistica da applicare ma una grammatica molto scarna ed essenziale che nel discernimento ci ha fatto crescere come singoli e come coppia. Anche la nostra piccola vicenda di coppia era da mettere dentro un disegno più grande di noi.
  2. A volte con fatica, litigi e scontri, è stato un fidanzamento andato di pari passo con un servizio ecclesiale che ci ha fatto conoscere "all’opera" – a volte stanchi, provati, sudati, incavolati – in mezzo ad altri, magari più freschi e riposati: correndo anche il rischio di mandare tutto all’aria. Ma è decisamente meglio correrlo, potendo, da non sposati…
  3. Il nostro essere corporeo non è stato annientato: abbiamo sperimentato che tenerlo un po’ (un po’) "a bada" aiuta di più a sognare e progettare il futuro famigliare, anche se non sempre poi si è realizzato come ce lo aspettavamo o lo desideravamo.
  4. Abbiamo scelto anche momenti di lontananza. Che ci hanno rafforzato e spinto a sceglierci nuovamente.
  5. Litigi anche furiosi ci sono stati: e per fortuna! Perché, finché eravamo troppo acerbi per riconciliarci in fretta, era un bene di lusso poter tornare ciascuno a casa propria e rivedersi più sereni il giorno dopo.
  6. Tutto questo aveva una scadenza, una meta: lo sposarsi, che per fortuna (lavoro, casa ecc.) e per nostra scelta non ha tardato troppo.

A distanza di vent’anni pensiamo d’essere stati dei privilegiati. Perché abbiamo vissuto un tempo di libertà e di grazia speciali. Non perché siamo stati degli "stinchi di santi" ma perché abbiamo trovato un contesto che ci ha sostenuto e accompagnato.
Non vogliamo dare ricette, né tanto meno sentirci dire "bravi": vorremmo solo dire che siamo felici d’avere vissuto così. Sappiamo anche che per altri questa scelta non è stata altrettanto gioiosa… Ma, oggi, se ne può parlare?
I nostri "6 punti" possono essere condivisi dai nostri giovani? Forse se ne potrebbero aggiungere molti altri…
Ma possiamo sperare che anche questo interessi al Sinodo?

Qui l’originale

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