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Deserto, strada della salvezza

Moyan Brenn / Flickr / CC
Desert scenery situated between Hopi reservation and Tuba city (monument valley) in Arizona
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Il deserto è la prima scelta ambientale di Dio per incontrarsi con l’uomo, rivelarsi a lui, sancire con lui il patto dell'alleanza

di Anna Maria Canopi, osb

Il tema del deserto è vasto quanto la storia sacra. Non vi sono parole per esaurirlo. È una realtà che si lascia conoscere solo sperimentalmente. Chi poi la vive, sa di non avere parole per dirne il sapore e la misura.

Il deserto è la prima scelta ambientale di Dio per incontrarsi con l’uomo, rivelarsi a lui, sancire con lui il patto dell’alleanza. Ma non è tanto un luogo fisico quanto una realtà, una dimensione interiore, dello spirito. E’ la strada della salvezza. Chi cerca Dio deve passare di lì.

A questo, appunto, ci invita la liturgia del tempo quaresimale, presentandosi come un itinerario interiore di ritorno a Dio e di ricerca del suo volto, nella purità del cuore.

1. La Quaresima come itinerario nel deserto

La colletta del mercoledì delle ceneri così si esprime:

Concedi, Signore, al popolo cristiano, di iniziare con questo digiuno un cammino di vera conversione, per affrontare vittoriosamente con le armi della penitenza il combattimento contro lo spirito del male.

L’orazione per l’imposizione delle ceneri torna a chiedere la benedizione divina per poter «giungere completamente rinnovati, attraverso l’itinerario spirituale della quaresima, a celebrare la Pasqua» del Signore.

Anche nella preghiera dopo la Comunione si afferma che il sacramento del corpo e del sangue del Signore è ricevuto come viatico, come sostentamento «nel cammino quaresimale».

Così nelle messe dei giorni successivi ricorre insistente l’invocazione al Padre perché si degni di accompagnare con il suo sguardo di bontà «i primi passi del nostro cammino penitenziale», in vista di «profondo rinnovamento dello spirito» (cfr colletta del venerdì dopo le ceneri).

Ma ancor più espressamente la grande liturgia della prima domenica di Quaresima proclama quale «segno sacramentale della nostra conversione» (colletta) il segno biblico dei quaranta giorni nel deserto, «tempo favorevole per la salvezza» (sulle offerte), santificato dalla penitenza di Cristo stesso (cfr prefazio I della Quaresima: «tempo di rinnovamento spirituale»).

E poiché la condizione del deserto è la fame e la sete di Dio, ecco che cosa ci fa chiedere la preghiera dopo la Comunione:

Il pane del cielo che ci hai dato, Signore, alimenti in noi la fede, accresca la speranza, rafforzi la carità, e ci insegni ad avere Fame di Cristo, pane vivo e vero, e a nutrirci di ogni parola che esce dalla tua bocca.

Giustamente un monaco dei tempi passati scriveva: «Il deserto è per coloro che hanno sete di Dio» (Bonifacio di Fulda). Per chi ha sete di Dio unica possibilità di dissetarsi è di bere alla Roccia che è Cristo stesso – la Roccia trovata nel deserto (cfr Es17,6; Num 20,8; Sal 17,3; 1 Cor 10,4). Bere al Cristo significa attingere alla sua grazia, abbeverarsi al suo Spirito (cfr 1 Cor 10,4), conoscere più profondamente il suo mistero, crescere in tale conoscenza fino alla pienezza della comunione vitale con lui e – tramite lui – con il Padre (cfr colletta della prima domenica di quaresima).

2. Il deserto ha il volto del Cristo

Il discorso vero sul deserto quale dimensione spirituale del cristiano parte, quindi, necessariamente da questa esigenza, da questa chiamata a vivere più in profondità il mistero di Gesù Cristo, parola vivente del Padre. Se infatti il deserto è la strada scelta da Dio per la liberazione del suo popolo, sappiamo anche che Gesù Cristo si è definito strada unica per incontrare il Padre; e inoltre si è chiamato il vero pane del deserto.

Ecco allora la meraviglia: per il cristiano il deserto ha il volto del Cristo, ha il sapore del Cristo. La solitudine è piena del Cristo che in essa si è affondato.

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