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L’ascesi ha un senso?

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Enzo Bianchi - Dimensione Speranza - pubblicato il 21/03/14

Proprio per questo la tradizione spirituale cristiana ha letto l’ascesi come un «combattere secondo le regole» (cf. 2Tm 2,5), ma lo scopo è la vittoria su Satana, sul male.

Ordinata alla carità

Per diventare uomo, per umanizzarsi, l’uomo deve saper dire dei «no», deve saper operare delle rinunce, scegliere, pazientare, sacrificarsi, soffrire. Ogni grande realizzazione umana, come un’amicizia, un matrimonio, una vicenda di amore, richiede l’accettazione dell’altro e dunque anche le limitazioni, le rinunce, le obbedienze che la vita con l’altro comporta. Se la vita, umanamente, è relazione, allora l’ascesi umana è determinata dall’altro e dalla vita in relazione con lui, che è lo scopo in cui si fa consistere il senso della propria vita.

In altre parole, l’ascesi è ordinata alla carità, alla sua manifestazione e al suo esercizio verso i fratelli e verso Dio. Per esercitare l’amore verso l’altro sono richiesti – non solo, ma anche – il dominio del proprio corpo, la padronanza dei sensi: occorre cioè saper esigere da noi stessi cose non piacevoli, a volte cose faticose o addirittura dolorose; la pigrizia, l’amore delle comodità, la paura dello sforzo, il rifiuto della fatica e del lavoro impediranno sempre l’assunzione di un amore efficace, reale e quotidiano5. E poi basta un’osservazione elementare: noi di fatto, che lo sappiamo o no, abbiamo atteggiamenti verso il nostro corpo che tengono conto delle relazioni che abbiamo o vogliamo stabilire: ci vestiamo in modo particolare, ci profumiamo, ci diamo una capigliatura o un volto precisi. Così l’uomo spirituale tratta il proprio corpo in vista del rapporto di agape con gli altri e con Dio. Per questo Paolo può dire: «Tratto duramente il mio corpo e lo tengo sottomesso perché non succeda che dopo aver predicato agli altri venga io stesso squalificato» (1Cor 9,27).

In un ambito di fede cristiana, l’altro di cui tener conto non è solo il prossimo, ma anche il Dio che si è rivelato in Gesù Cristo e che ci consente di partecipare alla sua vita grazie al dono dello Spirito santo. Da li nasce e prende forma l’ascesi cristiana, che appare dunque non come iniziativa autonoma dell’uomo, ma come azione che sgorga dalla ed è finalizzata alla relazione con il Signore.

Forse la crisi attuale di questa componente, un tempo così naturalmente e immediatamente sentita come parte integrante del vissuto cristiano, è connessa all’odierna aporia antropologica. L’ascesi e le sue forme mutano al mutare della cultura antropologica del tempo: oggi siamo in una fase di incertezza antropologica, che in ambito cristiano si accompagna a una profonda crisi della fede. Risposte inadeguate a tale fase di passaggio sarebbero tanto la riproposizione, tale e quale, di forme ed esercizi ascetici del passato, quanto la reazione di ripudio e di negazione in nome di un rinnovato modo di intendere il rapporto fede-mondo, non più in termini di opposizione, ma di abbraccio e di incontro. E’ un problema, quello dall’ascesi cristiana oggi, che esige discernimento, equilibrio, maturità, rifiuto delle scorciatoie e delle risposte banalizzanti; esige grande umanità e profonda fede, ferma adesione al Signore e alle esigenze dell’evangelo eterno. Occorre sempre ricordare – lo ripeto – che l’ascesi, nell’economia complessiva della vita cristiana, è mezzo e non fine: l’unico fine della vita cristiana è la carità, ed è alla carità che l’ascesi deve essere ordinata!

Tuttavia, che di quest’ultima si senta il bisogno, lo mostra soprattutto la diffusione di tecniche ascetiche di provenienza orientale, l’assunzione da parte di molti cristiani occidentali, e spesso anche di «maestri spirituali», di metodi di meditazione psicofisici e corporei che, essendo ispirati da filosofie e dottrine spirituali che professano il rapporto organico tra spirito, mente e corpo, vengono incontro al bisogno di coinvolgere l’interezza della persona nel proprio atteggiamento spirituale. Si tratta di quei fenomeni, che spesso degenerano in vero e proprio sincretismo, che hanno indotto la Congregazione per la dottrina della fede a emanare una lettera di precisazioni e distinguo su Alcuni aspetti della meditazione cristiana, rivolta ai vescovi della chiesa cattolica6.

Si tratta dunque di determinare che cos’è l’ascesi cristiana, di vedere se è essenziale al credente di oggi, e, se sì, quali sono le s
ue forme ed espressioni fondamentali.

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