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The Voice of Italy, la creatività cede il posto allo show business?

Facundo Gaisler
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Sempre più talent show anche in Italia, patria della grande musica lirica e d’autore. Ma dov’è finita l’originalità della canzone italiana?

E’ ufficialmente cominciata la seconda edizione di The Voice uno degli ultimi talent show promossi dal featuring tra TV e case discografiche. A dare spettacolo, come accade spesso in questi programmi, sono i coach, protagonisti assoluti della trasmissione, piuttosto che i "poveri" concorrenti.

Infatti, come emerge da onstageweb.com Raffaella Carrà è il solito irresistibile ciclone, ma J-Ax è la vera sorpresa: tra battute e frecciate ai colleghi allenatori, trova il tempo di commuoversi e di caricare l’ambiente con un’inimitabile attitudine. Piero Pelù è invece autore della pressione del pulsante "I Want You" più veloce di ogni tempo: bastano i primi colpi di rullante di Rock N’ Roll dei Led Zeppelin a convincere il frontman dei Litfiba che il cantante in gara merita di entrare nella sua squadra solo per il fatto di aver scelto uno degli inni rock più belli di ogni tempo. Noemi è travolta dalla personalità degli altri tre, tuttavia è quella che, al termine della prima puntata, ha già quattro talenti in squadra. A fine serata scopriamo quella che, idealmente, è la migliore interprete dei concorrenti in scaletta: Daria Biancardi ottiene una standing ovation da parte dei coach stessi, sceglie di entrare nel Team Pelù e fin da ora si candida come seria pretendente al trionfo finale.

Domanda: ma è da questi programmi che verranno i nuovi Mina e Battisti? Talenti come Emma Marrone o la stessa Noemi effettivamente spuntano da Amici. Ma l’originalità della canzone italiana non nasceva "dal basso"? Sì, nasceva da un mix di approvazione popolare e giudizio discografico che però non proveniva da uno strumento discutibilmente democratico come la TV. E soprattutto la creatività era individuale, personale, fatta di sentimenti e di vissuti personali, liberi. Ora invece ci sono i coach che impongono dei canoni ben precisi dettati dai mass media. E se esci dalle "regole del gioco" sei praticamente fuori.

Senza essere troppo nostalgici e anacronistici ma per diventare un artista vero non ci vuole forse una vera gavetta fatta di "palco e realtà"?

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