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I bitcoin, il denaro senza volto della finanza virtuale

Antana
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Decentralizzazione ed anonimato sono i caratteri principali di questa valuta “digitale”

Viene da chiederci, quale può essere la prospettiva della Dottrina Sociale della Chiesa nei confronti di questa economia virtuale? Se larghi strati dell’economia mondiale stanno via via riconoscendo l’imprescindibilità, oltre all’utilità, di alcuni suoi principi, la finanza sembra ancorata ancora a schemi ormai obsoleti, incoscientemente connotati da una volatilità che si è ormai svelata da tempo come (auto)distruttiva. Ne abbiamo parlato con un esperto di economia finanziaria e di Dottrina Sociale della Chiesa, Oreste Bazzichi, docente di Filosofia Sociale alla Pontificia Università Teologica S.Bonaventura, Seraphicum.

Che visione ha la Dottrina Sociale dell’economia virtuale ormai sempre più diffusa, di cui i bitcoin sono solo una delle ultime espressioni?

Bazzichi: Nella Dottrina Sociale della Chiesa c’è stata un’evoluzione nel concetto dell’uso del denaro. Lo sappiamo tutti che, sia a partire dalla Sacra Scrittura, ma già nella filosofia greca, il denaro e il suo utilizzo erano visti negativamente. Anche nella Dottrina della Chiesa c’è stata un’evoluzione, un percorso, che oggi è giunto ad una concezione positiva: ovverosia, la funzione del denaro è positiva se è ordinata all’economia, quindi se si considera il denaro come collegato all’economia reale. Dall’altra parte, c’è una valutazione negativa per quanto riguarda l’uso finanziario del denaro, destinato al solo interesse finanziario, senza avere alcun radicamento nell’economia reale. Quindi la Dottrina Sociale della Chiesa ha trovato una sua voce su questo proprio nel suo ultimo documento emesso dal Pontificio Consiglio Giustizia e Pace nell’ottobre 2011, a tre anni dallo scoppio della crisi economico-finanziaria, che affrontava alcune questioni relative all’economia finanziaria e quindi all’uso del denaro. In pratica in questo documento si dice che la funzione del denaro deve essere legata ed ordinata all’economia. E’ proprio in questo senso che si auspica la presenza di una specie di organismo internazionale, una sorta di banca mondiale, dove ci sia questa autorità che è indispensabile e che governi il valore della moneta. Questo valore dev’essere concepito come già dicevano i francescani del 1300, cioè non come qualcosa di intrinseco alla moneta, ma in quanto inserito nel contesto socio-economico. Quindi in questo senso non deve essere moneta in sé, né una finanza per la finanza. E il secondo punto che si metteva in luce, all’interno del documento, era quello di una tassazione della rendita finanziaria. Si parla di questo anche nelle proposte economiche che si fanno oggi, che limiterebbero i mercati finanziari con delle regolamentazioni, soprattutto tenendo conto del fatto che la finanza viaggia quasi per la metà attraverso internet, e che il denaro ormai viaggia in pochi secondi da una parte all’altra del globo.

L’idea di una “banca centrale globale” è del tutto contraria alla decentralizzazione che l’economia virtuale persegue, non è così?

Bazzichi: Sì, questa è una mancanza di controllo che la Dottrina della Chiesa esclude, dove di fatto si usano “le fredde logiche del computer”, le chiama così il documento del Pontificio Consiglio. Quando si parla di “fredde logiche del computer” si intendono attività dove si compra e si vende secondo la convenienza, seguendo la logica della finanza per la finanza, che poi è la causa della crisi da cui stentiamo ad uscire. Quindi, si ammette che ci sia la moneta, necessaria per gli scambi, però essa deve tornare ad essere al servizio dell’economia reale, della società, e non far prevalere l’interesse finanziario, nel quale la moneta diventi solo profitto. Devo dire che nel Compendio della Dottrina Sociale, che però risale al 2004 cioè ad un tempo antecedente la crisi, si parla poco di moneta, si parla più di “trasparenza”, di fluttuazione dei cambi, si parla molto di speculazione sui Paesi poveri, e su come risolvere il problema internazionale. Invece nel documento del 2011 si prendono posizioni più chiare sulla finanza, ed emergono da lì queste due proposte: ritornare ad una regolamentazione come era quella di Bretton Woods, dei mercati finanziari, attraverso appunto una banca mondiale, un organismo tipo ONU, ma che funzioni meglio, e poi che ci sia una limitazione dei mercati finanziari che si muovono attraverso internet. E’ importante che anche su questo ci sia la presenza di una banca, in grado di intervenire.
 

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