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Il Grande Fratello: eliminare gli altri, vincere il premio e diventare famosi

© Public Domain

padre Francesco Occhetta - "L'UMANO NELLA CITTÀ" Il blog di Francesco Occhetta - pubblicato il 04/03/14

La trasmissione sfrutta anche il disagio e le paure delle giovani generazioni

Il «Grande Fratello», reality show nato nel 1999 in Olanda, è ormai giunto alla sua 14° edizione italiana che, con una media di cinque milioni di telespettatori a puntata, è seguito soprattutto da giovani. Sapete quale è lo scopo dei protagonisti? Eliminare gli altri concorrenti, vincere 500.000 euro e diventare famosi. La trasmissione sfrutta anche il disagio e le paure delle giovani generazioni.

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Il successo del programma sta proprio nella sua forma, non nei suoi contenuti. Gli organizzatori sono riusciti nel loro intento di farsi «scomunicare», senza voler comunicare nulla di preciso. Non c’è Paese in cui la trasmissione non venga criticata. Ma più lo si critica più la trasmissione cresce e vive.

In queste righe ci poniamo qualche domanda sui rischi di educare generazioni di giovani a trasmissioni di questo genere che sono una sorta di ipnosi collettiva che fa davvero dimenticare la crisi in corso e l’impegno di tutti per uscirne.


Sono sorrisi di persone felici? In fondo per la trasmissione la condizione richiesta è una sola: scegliere di essere giudicati per essere guardati.

Ma il monito viene dal regista della prima edizione Fosco Gasperi, che ai concorrenti dice: «Il mondo dello spettacolo si vendicherà di voi, vi detesterà. Quindi non sognate un futuro da discoteca. Quando uscite prendete tutto quel che potete, ma non illudetevi». La messa alla prova prevale sul saper fare o sulle conoscenze di ciascuno. Uno dei maggiori motivi di critica, secondo gli esperti, è stata l’assenza di qualità dimostrate dai partecipanti. I riflettori e l’attenzione del pubblico sono puntati non sulle capacità dei concorrenti, ma sul loro mondo interiore e su come riescono sotto pressione a gestire la qualità delle relazioni.

Il luogo dove la propria interiorità verrebbe mostrata è nel confessionale, nel quale i singoli concorrenti possono parlare senza essere ascoltati dagli altri. Qui ognuno rivela i propri sentimenti, svela il proprio essere e apparire. Questo è davvero il momento più delicato e violento per gli ospiti, costretti a entrare nello «spazio sacro» della loro vita, quello della coscienza.

Invece di dialogare, proteggere e custodire quella voce, essi sono costretti a violarla e a mostrarla a tutti a causa dalla spettacolarizzazione. In più, invece di trovare accoglienza e perdono, in quel tipo di confessionale ci si confronta con una relazione che tenta e manipola. Il fatto che ai concorrenti vengano offerte una decina di sedute terapeutiche al termine della loro prova, indica la gravità del pericolo in cui incorrono. Ma non è finita. Dai discorsi dei concorrenti mancano tre valori fondamentali: l’impegno sociale, l’amicizia e il rapporto con Dio. Al centro degli interessi dei concorrenti e del pubblico c’è soltanto la sfera privata degli individui, dove il confine fra lo spazio pubblico e privato non esiste più: contano solamente le biografie dei singoli, come, ad esempio, il bisogno di rivendicare come normalità l’essere transessuale, bisessuale ecc. Ci chiediamo: questi messaggi è bene che arrivino — e in questo modo — ai ragazzi che stanno strutturando la propria personalità?

Anche il valore dell’amicizia rischia di essere minato alla radice: io divento tuo amico se abbiamo un terzo (un nemico) da combattere ed escludere dalla gara. Non ci si riconosce persona attraverso il valore della gratuità dell’amicizia, che infonde stima e aiuta a conoscersi.


Ne consegue un’attenzione dominante per il presente, una ricerca di costante apertura delle possibilità, la brevità delle esperienze vissute prima di passare alle prossime, all’uso e consumo dell’altro. Dire male dell’altro diventa l’arma dei forti e di chi si sente sicuro.

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