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Pedofilia/Vaticano: esperto in difesa dei minori risponde alle accuse dell’ONU

Father Hans Zollner SJ

© ALESSIA GIULIANI/CPP

Ary Waldir Ramos Díaz - Aleteia - pubblicato il 17/02/14

Hans Zollner: la Chiesa è contro gli abusi da sempre ma “i Vescovi locali non hanno fatto il loro dovere e hanno protetto i sacerdoti piuttosto che le vittime”

Hans Zollner S.I., 48 anni, originario di Regensburg (Germania), è direttore del Centro per la Protezione dei Minori della Pontificia Università Gregoriana di Roma. Docente di psicologia, in questa intervista ad Aleteia spiega che la Chiesa prevede per gli abusatori una punizione secondo le norme del diritto canonico e del diritto civile, sfatando così il mito della non collaborazione della Santa Sede con le autorità civili locali, come sostiene il Comitato dell’ONU.

L’esperto nella prevenzione e nel trattamento dei casi di abusi sui minori difende la posizione della Santa Sede che chiede alle Conferenze Episcopali di applicare anche misure di prevenzione, ascolto e aiuto alle vittime.

Che opinione ha sulle accuse mosse dalla commissione per i diritti del fanciullo dell’ONU nei confronti della Santa Sede?

«Il tono generale del documento è molto severo nei confronti della Santa Sede, anche se ci sono affermazioni che evidenziano che la Chiesa Cattolica si è mossa. Effettivamente per la gran parte del rapporto si vede che non prendono in considerazione tutto ciò che è stato fatto a partire dal 2001, soprattutto dal 2010 fino ad oggi. In particolare tutte le misure che la Santa Sede ha preso per difendere i diritti dei bambini e migliorare la situazione delle vittime di abusi sessuali, fornendo anche linee guida per il trattamento di vittime, abusatori e abusi. Tutto ciò che dal 2010/11 a questa parte è stato fatto dalla Chiesa».

In che modo il rapporto della Commissione dell’ONU avrebbe potuto fare più giustizia alle misure applicate della Santa Sede in materia di protezione dei fanciulli?

«Ci sono affermazioni dentro (il documento) che non corrispondono alla realtà odierna, per esempio si riferiscono ad un avvenimento del 2001 quando l’allora Prefetto per la Congregazione per il Clero si congratulava con un Vescovo che nascondeva alle autorità civili in Francia un abuso da parte di un sacerdote. Al riguardo, come lo stesso padre Lombardi – portavoce della Santa Sede – dichiarò 4 anni fa, questo atteggiamento non solo oggi non sarebbe possibile, ma sarebbe condannato dalla stessa Santa Sede. Questo significa che c’è tutto un cambio di atteggiamento che non si riscontra nel rapporto, come per esempio il fatto che si dica che tutti gli abusatori rimangono impuniti, e questo non è vero. Gli abusatori, siano sacerdoti o altri membri della Chiesa, sono puniti secondo le norme del diritto canonico e del diritto civile».

Potrebbe fare un esempio concreto dei risultati in materia di lotta alla pedofilia?

«Il papa Benedetto XVI negli ultimi due anni del suo pontificato ha ridotto allo stato laicale 400 sacerdoti a causa di abusi e questa è la punizione più grave che un sacerdote può ricevere dalla Chiesa. In seguito viene detto che la Chiesa non collabora con le autorità civili. Questo non è vero. La Santa Sede stessa ha dichiarato autorevolmente che le autorità ecclesiastiche devono collaborare con le autorità civili del rispettivo Paese. Ovviamente per l’ONU è una cosa difficile da capire: la Chiesa non può sostituirsi allo Stato. Deve seguire le leggi dello Stato».

Le Chiese particolari devono seguire le regole degli Stati…

«La misura della Santa Sede, secondo le norme ufficiali, è che la Chiesa per esempio in Colombia, Panama o in Argentina deve seguire la legislazione riguardo agli abusi in questi Paesi. Un cittadino deve attenersi alle leggi dello Stato in cui vive».

L’Osservatore Permanente della Santa Sede all’ONU, monsignore Silvano Maria Tomasi, ha avvertito che il documento era già stato preparato prima dell’incontro dal Comitato con la delegazione della Santa Sede a gennaio.

«Sappiamo come vengono prodotti molti di questi documenti, ci sono delle parti che sono già pronte da mesi. Il fatto è che molte di queste parti sembrano non toccate per niente né dall’introduzione di queste nuove norme da parte della Santa Sede, né tantomeno dall’intervento dei rappresentanti della Santa Sede presso l’ONU il 16 gennaio scorso, dato che questi elementi non emergono nel rapporto».

Il documento della Commissione dell’ONU fa riferimento a degli esempi per sostenere le sue critiche.

«Gli esempi sembrano casuali e realizzati per uno scopo preciso, senza riconoscere il contributo delle istituzioni cattoliche. Nello Zambia o nel Congo, la Chiesa cattolica è forse l’istituzione più potente nel settore della sanità e fa molto di più per la salvaguardia dei bambini di qualsiasi altra istituzione, incluso lo Stato stesso».

Parlando dei diritti dei bambini, l’ONU dichiara che la Chiesa deve rivedere la sua dottrina sull’aborto.

«Questo ovviamente – quando si parla dei diritti e della difesa dei bambini secondo la dottrina della Chiesa – è proprio uno schiaffo incredibile, perché per noi il diritto del bambino comincia al momento del concepimento, ed escludere il periodo della gravidanza da questa protezione è inconcepibile per la Chiesa. Qui si vede anche come certe ideologie intaccano quello che è il diritto fondamentale, cioè il diritto alla vita».

Quali misure stanno applicando le Chiese particolari sotto la direttiva della Santa Sede nei casi dei sacerdoti o religiosi che sono sospettati di abusi?

«Innanzitutto c’è la norma generale, poi ci sono le norme particolari. La Santa Sede, in questo caso la Congregazione per la Dottrina della Fede, nel 2011 ha promulgato una chiarificazione rispetto alle norme della Chiesa in genere, e poi ha chiesto a tutte le Conferenze episcopali del mondo di fornire le cosiddette linee guida per la situazione nello Stato particolare».

Qual è la norma generale nei casi di sospetti abusi?

«In un momento di sospetto l’Ordinario, cioè o il Provinciale o il Vescovo del posto, deve fare un’investigazione previa. Nel caso in cui si dimostra una certa probabilità che un abuso sia avvenuto, l’Ordinario deve inviare il materiale per un’ulteriore investigazione alla Congregazione per la Dottrina della Fede; questo semplicemente per il fatto che per molti decenni i Vescovi locali non hanno fatto il loro dovere, non hanno seguito le norme della Chiesa, hanno taciuto, hanno a volte cercato di nascondere e hanno protetto i sacerdoti piuttosto che le vittime. Per questa ragione Papa Benedetto quando era ancora Prefetto della Congregazione, cioè nel 2000 e 2001, ha chiesto a Papa Giovanni Paolo II di concentrare tutta la responsabilità per il trattamento giuridico di questi casi alla Congregazione per la Dottrina della Fede, proprio per evitare che non venisse applicata la legge della Chiesa».

Ci parli del Diritto Canonico e delle linee guida per le Conferenze Episcopali.

«Quando la Congregazione riceve questo materiale (denunce o sospetti di abuso) si avvia un processo secondo le norme del Diritto Canonico e conseguentemente vengono comminate delle sanzioni che possono arrivare alla dimissione dallo stato clericale.
Le linee guida delle Conferenze Episcopali non devono parlare solo del come applicare la legge generale della Chiesa rispetto agli abusatori, ma la Santa Sede chiede alle Conferenze anche di parlare delle misure di prevenzione, di come ascoltare, di come aiutare le vittime, e richiede una parte sulla formazione del clero. Purtroppo alcune Conferenze Episcopali, specialmente nell’Africa francofona, non hanno ancora risposto.

In molti Paesi dove c’è una guerra o ci sono catastrofi naturali è difficile parlare di linee guida di questo tipo. In alcune zone del mondo c’è molta resistenza a parlare di questo argomento, non solo nella Chiesa ma in tutta la società, quindi è difficile avere linee guida in queste Conferenze, ma la maggioranza – circa il 90 per cento – ha risposto; quindi ricevono indicazioni da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede, e poi devono mettere in atto le procedure».

Papa Francesco ha deciso di creare una Commissione per la protezione dei bambini vittime degli abusi. Che cosa pensa della possibilità – già presa in considerazione dal Papa – che questa Commissione sia collocata all’interno della Congregazione per la Dottrina della Fede?

«Io penso che sia il posto giusto per una Commissione del genere, perché una Commissione fuori da qualsiasi Congregazione non potrebbe avere l’appoggio necessario per il suo agire. Penso che dipenderà dal compito specifico della nuova commissione.  Io spero che, tra qualche settimana, si definiscano i nomi dei membri e l’organizzazione dei compiti».

Quali sono i nodi che la Commissione per la protezione dei bambini dovrà sciogliere?

«Io penso che dovrà aiutare la Congregazione a individuare i punti nevralgici, dove la Santa Sede e la Chiesa in generale deve migliorare. Per esempio nella famosa domanda sulla corresponsabilità da parte dei Vescovi. Qui non abbiamo chiarezza riguardo alla questione: un Vescovo che non applica né le leggi dello Stato né le leggi della Chiesa, che tipo di corresponsabilità ha se uno dei suoi sacerdoti abusa di un minore e lui lo copre o lo nasconde?

Dobbiamo avere molta più chiarezza su cosa fare, come fare e con quali procedure. Su questo punto non abbiamo molto, eccetto questo: chiedere tacitamente la dimissione di questi Vescovi o Provinciali.

Uno dei compiti di una Commissione è individuare certi punti nevralgici e aiutare le autorità. In questo caso, non solo aiutare la Congregazione per la Dottrina della Fede, ma anche la Segreteria di Stato o la Congregazione per i Vescovi per poter prendere delle misure adeguate».

Nel documento della Commissione dell’ONU si propone alla Santa Sede di rendere pubbliche le inchieste sui preti o religiosi implicati in casi di abusi.

«No, la Chiesa non lo fa e non può farlo. Nessuno Stato lo fa. Mi meraviglia molto da parte dell’ONU che richieda questo. Perché non richiede allo Stato tedesco, allo Stato italiano quanti dei suoi insegnanti siano stati abusatori? Questo non è possibile per ragioni di diritto personale e di diritto professionale.

Queste sono richieste che certamente non possono essere adempiute semplicemente perché non si può violare un diritto, il diritto della personalità, e il diritto di essere considerati innocenti fino al momento della condanna solo in nome di un’altra violazione; (in questo senso) andiamo a rischiare grosso se cerchiamo di applicare altre norme che non rispondono al diritto umano di cui gode anche un abusatore».

Quali risultati ha avuto il Centro per la protezione dei minori all’interno della Gregoriana?
«Allora, il Centro per la protezione del minore della Gregoriana opera con alcuni partner specialmente alcune diocesi nel mondo: due in Africa, tre in America Latina (in Cile in Argentina e in Ecuador) due in Asia, in Indonesia e India, dove lavoriamo con i gesuiti, e in tre Paesi in Europa (Italia, Germania e Polonia)».

E vi occupate di formazione online per aiutare le vittime e fare prevenzione.

«Noi offriamo un programma di e-learning cioè di apprendimento a distanza per moltiplicatori, persone che lavorano nelle parrocchie e nelle scuole cattoliche affinché siano in grado di riconoscere un abuso che sta capitando o è successo, cosa fare con la vittima, come confrontarsi con l’abusatore, che cosa sono le leggi nello Stato, come devo procedere; oltre a ciò poniamo anche la domanda teologica e spirituale: cosa vuole dirci Dio vuole con tutto questo?

Abbiamo in questo momento tra gli 800 e i 900 partecipanti nel mondo in questa fase pilota che si concluderà alla fine di questo anno, ma abbiamo anche un risultato indiretto cioè tramite la nostra presenza sul territorio. Siamo presenti quindi in Paesi dove molte volte non si parlava prima degli abusi né nella società né nella Chiesa. Un risultato indiretto è che noi abbiamo la possibilità di sollecitare una discussione più ampia e così di sensibilizzare tutta la società e molte delle persone all'interno della Chiesa per la necessità di lavorare per il bene dei bambini e di fare tutto ciò affinché l’abuso accada il meno possibile».

Cosa pensa Papa Francesco del lavoro che il Centro per la difesa dei minori sta portando avanti?

«Abbiamo incontrato Papa Francesco il 4 giugno scorso e gli abbiamo esposto ciò che facciamo con il Centro; lui ha ascoltato molto attentamente e poi varie volte ci ha incoraggiato dicendo “dobbiamo andare avanti con questo, coraggio”, cioè lo ha preso sul serio e anche il fatto stesso che voglia istituire una Commissione all’interno del Vaticano indica che certamente ha un grande interesse che questo tema sia trattato adeguatamente».

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