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La banalità del male cinquant’anni dopo

Hannah Arendt

© Public Domain

Chiara Santomiero - Aleteia - pubblicato il 13/02/14

Il film “Hannah Arendt” di Margarethe Von Trotta riscostruisce il dibattito suscitato dal libro negli anni sessanta e appassiona gli spettatori

Nel 1961 si svolse a Gerusalemme il processo ad Adolf Eichmann, il gerarca nazista accusato e condannato a morte per crimini contro l'umanità. Tra i numerosi corrispondenti che seguirono le 120 udienze vi era Hannah Arendt, inviata del New Yorker che dai suoi resoconti trasse il famoso libro “La banalità del male”, nel quale l'autrice evidenziò come i crimini perpetrati da Eichmann non fossero il frutto di una particolare indole malvagia, quanto piuttosto di una completa inconsapevolezza di cosa significassero le proprie azioni e di una acritica adesione all'ordine affermato da Hitler nella società tedesca. Lo stesso, per la Arendt, era avvenuto per la maggior parte dei tedeschi corresponsabili della Shoah. Il film della regista tedesca Margarethe Von Trotta “Hannah Arendt” ricostruisce il dibattito che accompagnò la pubblicazione del libro negli anni 'sessanta, riscuotendo un interesse non scontato da parte del pubblico.

In Italia il film, interpretato dall'attrice Barbara Sukowa, è stato presentato da Ripley’s e Nexo Digital come “evento speciale” in occasione della Giornata della Memoria. In due sole date, il 27 e il 28 gennaio, il film è stato visto da oltre 30mila persone. Al cinema Palestrina di Milano, una delle sale coinvolte nell'iniziativa, è stato deciso di prolungare la possibilità di visione a tutti i lunedì di febbraio. “Hannah Arendt ha subito suscitato un’attenzione da cui siamo rimasti molto colpiti – ha spiegato Camillo Fornasieri, direttore del Centro Culturale di Milano che insieme con l’associazione Sentieri del Cinema collabora alla programmazione del Palestrina -.Parliamo di quasi un migliaio di spettatori nell’arco di 48 ore. Diverse scolaresche, specie negli spettacoli del mattino, ma anche personalità della cultura come i filosofi Francesco Botturi e Gianfranco Dalmasso. E molti, moltissimi giovani. Non eravamo riusciti a soddisfare tutte le richieste, parecchi erano rimasti fuori dal cinema e, giustamente, si erano lamentati. Da qui l’idea di riproporre il film ancora per qualche giorno” (Avvenire 12 febbraio).

Lo stesso sta avvenendo anche in altre città come Mantova, Roma, Padova e Perugia (le sale sono una ventina, per l’elenco completo: www.nexodigital.it). Un interesse per un film impegnativo per i contenuti, ancora più sorprendente se si considera che, girato in inglese, tedesco ed ebraico, viene distribuito in versione sottotitolata. Una delle chiavi di successo può trovarsi nella distribuzione interamente per via digitale, con modalità più flessibili di quelle tradizionali. “Un titolo come questo – ha affermato il fondatore di Nexo Digital, Franco di Sarro – difficilmente sarebbe arrivato in così tante sale se fosse uscito in programmazione ordinaria” mentre per Lionello Cerri, presidente dell’Anec (Associazione nazionale esercenti cinema): “Il digitale permette una progettazione più articolata, capace di venire incontro alle richieste di una parte del pubblico e, nello stesso tempo, di stimolare la curiosità degli altri” (Avvenire 12 febbraio).

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