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I tweet in latino di Franciscus: il successo di una lingua “morta”

Papal Tweets Twitter – it

Mazur/UK Catholic

Chiara Santomiero - Aleteia - pubblicato il 07/02/14

La sinteticità del latino supera anche quella dell'inglese e piace ai giovani

Un'intera pagina del famoso quotidiano inglese Times è stata dedicata alla “nuova vita” del latino determinata tra l'altro dal profilo Twitter in latino dell'account @Pontifex che ha raccolto più di 200 mila follower, il doppio degli utenti che seguono la versione in arabo e più di quanti si sono iscritti a quelle in tedesco e polacco. A cosa si deve questo successo? Aleteia ne ha parlato con Ivano Dionigi, presidente della Pontificia Academia Latinitatis e rettore dell'Alma Mater Studiorum, l'Università di Bologna.

Il Times afferma che con Papa Francesco “rinasce una lingua morta”: è così?

Dionigi: Io sto con Eliot: il latino è una lingua morta, fortunatamente morta così che possiamo spartircene l'eredità. Dobbiamo recuperare la cultura latina anche se non necessariamente dobbiamo parlare latino. Sebbene Giovanna Chirri, la giornalista dell'Ansa che ha dato per prima la notizia delle dimissioni di Benedetto XVI quando quasi un anno fa il pontefice diede l'annuncio proprio in latino, può sicuramente dire quanto questa lingua morta le sia stata utile per la professione…

Da dove nasce la popolarità tra i follower di pontifex@?

Dionigi: Il successo di follower dei tweet del Papa si deve in parte a un fenomeno di costume, legato al carisma mondiale e alla capacità comunicativa di Bergoglio. D'altra parte è vero che i follower in latino superano quelli di altre lingue. Qui entra in gioco la caratteristica della nostra epoca nella quale la comunicazione ha un ruolo preponderante. Per i “signori del linguaggio” la battuta, lo slogan diventa uno strumento vincente e la caratteristica brevitas del latino, la sinteticità, si presta perfettamente allo scopo. Per il latino i 140 caratteri del tweet sono anche troppi. Ci sono aforismidi Seneca da 12-15 caratteri di una espressività fulminante.

Per esempio?

Dionigi: “Suus nemo est”, cioè “nessuno appartiene a se stesso” oppure “vindica te tibi”, “riprendi il possesso di te stesso”. Ci sono espressioni di poche lettere che per essere tradotte in italiano necessitano di tante parole; per esempio l'iscrizione funeraria “morituri resurrecturis” significa “coloro che sono destinati a morire a coloro che sono destinati a risorgere”. La brevitas del latino è vincente: “Protinus vive” afferma Seneca che significa “vivi senza indugio, senza perdere tempo”. L'equivalente stoico dell'oraziano “carpe diem”, cogli l'attimo. Anche questo quasi intraducibile perchè il verbo “carpo” non è “capio”, prendere, ma il verbo che indica lo strappare l'acino dal grappolo d'uva o il petalo dalla rosa e contiene un movimento di violenza…

Ci sono altre ragioni oltre quelle di costume?

Dionigi: De Maistre affermava che il latino è il segno dell'Europa. In effetti l'Europa ha parlato ininterrottamente latino fino al XII secolo. Il latino era la lingua delle sue istituzioni dello studium, la scuola, dell'imperium, la politica e dell'ecclesia, la Chiesa. Soprattutto il latino è la lingua della Chiesa, tanto che si può dire che sia stato il latino a scegliere la Chiesa e non viceversa. E' la lingua della Chiesa perché racchiude in sé tre delle caratteristiche che le corrispondono: eredità, il latino è la lingua della Vulgata, dei Padri della Chiesa, delle origini; è stata universale e cioè cattolica nell'accezione della Chiesa; in quanto lingua morta, infine, è fedele, non si può cambiare. E ha in sé il pathos della distanza e della nostalgia.

Però sembra che piaccia anche ai giovani…

Dionigi: Mi è capitato di recente di parlare ad un incontro di studenti per quasi due ore e mi hanno seguito con grande attenzione, non è mai squillato un cellulare. Il che induce a pensare che c'è speranza per questo Paese… Il classico piace ai giovani perché va oltre la sbornia di presente nel quale sono immersi, è alternativo al nostro mondo. Un quotidiano non dura neppure un giorno, mentre i classici resistono alle mode. Abbiamo nostalgia di ciò che rimane: Platone, la Bibbia, Shakespeare. Il tweet in latino è un po' il “miele” che attira, poi c'è da spiegare il pensiero di un autore della classicità latina, ciò che pensava della vita o della morte. E poi il latino si annida dovunque. Quanti sono a sapere che l'inglese at, la chiocciola dei messaggi di posta elettronica che inviamo ogni giorno viene dall'accusativo latino ad? Seneca ha scritto le Epistulae ad Lucilium, le lettere a Lucilio, e noi scriviamo messaggi con @. Non ci libereremo mai di questa lingua “morta”…

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