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Abusi sessuali, l’ONU contro il Vaticano. Un’accusa miope?

Repressão sexual – it

© Nina MALYNA / SHUTTERSTOCK

Repressão sexual

Aleteia - pubblicato il 05/02/14

La relazione dell'Onu non tiene conto di ciò che la Santa Sede ha fatto in termini di severità e di trasparenza sui casi di abusi

Una nuova – e un po’ frettolosa – accusa pende sul Vaticano. Il Comitato Onu sui diritti dei bambini infatti chiede di rimuovere «immediatamente» dall’incarico chi ha commesso abusi sessuali sui bambini, e persino chi ne è sospettato. Il Comitato afferma di essere «profondamente preoccupato per il fatto che la Santa Sede non abbia riconosciuto la portata dei crimini commessi, non abbia adottato le misure necessarie per gestire i casi di abusi sessuali su minori e proteggere i bambini, e abbia adottato politiche e pratiche che hanno portato alla prosecuzione degli abusi e all'impunità dei colpevoli».

Come emerge dalle pagine del sito di Avvenire (5 febbraio) di fronte a queste accuse l’ONU pare non tener conto di quel che la Santa Sede ha fatto in termini di severità e di trasparenza sui casi di abusi da parte di membri del clero in tutto il mondo, questione ampiamente documentata già dal pontificato di Benedetto XVI.

Nella sua relazione all’Onu di Ginevra a metà gennaio il rappresentante della Santa Sede mons. Silvano Maria Tomasi, disse infatti che la Chiesa cattolica vuole «diventare un esempio» nella lotta contro gli abusi e per la protezione dell'infanzia. Presentando il rapporto sull'applicazione della Convenzione sui diritti del fanciullo, a cui la Santa Sede ha aderito fin dalla sua entrata in vigore nel 1990.

Sempre Tomasi, in un’intervista rilasciata oggi a Radio Vaticana, poco dopo la pubblicazione del documento ONU, dichiara: "la prima reazione è di sorpresa, perché l'aspetto negativo del documento che hanno prodotto è che sembra quasi che fosse già stato preparato prima dell'incontro del Comitato con la delegazione della Santa Sede, che ha dato in dettaglio risposte precise su vari punti, che non sono state poi riportate in questo documento conclusivo o almeno non sembrano essere state prese in seria considerazione". Di fatto, "il documento sembra quasi non essere aggiornato, tenendo conto di quello che in questi ultimi anni è stato fatto a livello di Santa Sede, con le misure prese direttamente dall'autorità dello Stato della Città del Vaticano e poi nei vari Paesi dalle singole Conferenze episcopali". Quindi, "manca la prospettiva corretta e aggiornata che ha visto in realtà una serie di cambiamenti per la protezione dei bambini che mi pare difficile di trovare, allo stesso livello di impegno, in altre istituzioni o addirittura in altri Stati".

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